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Avventure di una mamma blogger


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Chicken with anchovies, lemon and rosemary di Diana Henry per il Redone di Aprile vol.II

Alcune ricette ti si fissano in testa come le canzoni d’estate, che canti e ascolti all’infinito senza stancarti.

E’ successo più o meno così con questo pollo alle acciughe di Diana Henry, un nome una garanzia. Il libro in questione è A bird in the hand, recensito nello Starbooks di qualche anno fa. Al di là di questo titolo, per me la signora Henry sta alla cucina come Fellini al Cinema Italiano, cioè non ne sbaglia una! Per questo motivo ho testato questa ricetta, già convinta del risultato. Venite a vedere come è andata. Intanto io partecipo con questa seconda ricetta nuovamente al Redone di Aprile.

Pollo con acciughe, limone e rosmarino (trad. di Stefania Orlando)

da A bird in the hand di Diane Henry

Ingredienti per 4 persone


8 cosce di pollo o altri pezzi (io ho usato le sovracosce)
8 scalogni
1 cucchiaio di olio di oliva
4 spicchi di aglio
peperoncino
5 acciughe
3 rametti di rosmarino
75ml di vino bianco secco o vermouth
scorza di limone
il succo di mezzo limone

Procedimento

  • Accendere il forno a 180°C.
  • Rimuovere il grasso dai pezzi di pollo
  • Pulire gli scalogni e tagliarli in quattro parti.
  • Tritare finemente gli spicchi di aglio.
  • Prendere una pirofila/un tegame che possa andare sia sul fuoco sia in forno,mettere un cucchiaio di olio (se usate sovracosce senza pelle mettetene due di cucchiai di olio) e fate dorare a fiamma decisa i pezzi di pollo, da entrambe le parti.Non devono cuocere,solo dorare. Rimuovete i pezzi di pollo e metteteli in un piatto.
  • Togliete dalla pirofila il grasso a parte un cucchiaio,aggiungete gli scalogni e fateli cuocere per tre minuti,poi aggiungete tre quarti dell’aglio,il peperoncino e le acciughe scolate del loro olio e fatte in pezzi grossolani. Abbassate la fiamma e fate cuocere per altri quattro minuti pressando con un cucchiaio le acciughe in modo che si disfino completamente.
  • Aggiungete i rametti di rosmarino,il vino ed il succo di limone e portate a bollore. Togliete la pirofila dal fuoco e disponete i pezzi di pollo sopra l’intingolo di scalogni. Se avete pezzi con la pelle quest’ultima deve essere rivolta verso l’alto. Unite anche il liquido che è rimasto nel piatto dove era il pollo.
  • Mettete la pirofila in forno e cuocete per 35-40 minuti senza coperchio. Trascorso tale tempo, controllate la cottura: forate un pezzo di pollo, ne deve uscire un liquido chiaro e non rosa.
  • Guarnite con la scorza di limone e l’aglio rimanente.La ricetta non prevede l’utilizzo di sale, le acciughe danno sapidità, ma controllate che sia di vostro effettivo gradimento.

NOTE

La ricetta è esattamente descritta, difficile sbagliare qualcosa. Ho solo acceso il forno con ritardo, perciò probabilmente non era a temperatura, quando ho infornato, eppure coi tempi ci siamo perfettamente.

Non avevo vino bianco, ho usato un rosato locale di buona qualità, il resto degli ingredienti è davvero alla portata. Ultimamente anche le acciughe le uso spesso, perciò le avevo già in frigo, da consumare.

E’ il tipo di preparazione che invade la casa già in cottura, con un profumo intenso ma non insistente. Sarà che io amo lo scalogno, ma non mi ha dato alcun tipo di fastidio.

Per quanto riguarda la sapidità, non è scontato che si trasferisca del tutto dalle acciughe alla carne.Nel mio caso, infatti, le acciughe non si erano sfaldate a sufficienza, perciò è probabile che dovrete regolare di sale. Io ho preferito non farlo, per gusto personale.

LA RICETTA E’ PROMOSSA


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Pralines per il Redone di Aprile

La cucina afro americana è tante cose.

Conoscerla e promuoverla non solo è un arricchimento personale, ma è uno stile di rapportarsi.

A chi? A cosa?

Ad un passato che per molto tempo la volontà di pochi ha voluto che fosse cancellato. Ad una cultura che invece, a dispetto di tutto e tutti, ha avuto la capacità di ricomporsi, dopo un’eradicazione coatta e cruenta, e sappiamo tutti di cosa si sta parlando. Queste “caramelle dei tempi di magra” sono un dolce emblematico, la ricetta è stata raccolta dopo uno studio appassionato di due secoli di eredità, dall’autrice Toni Tipton-Martin, probabilmente perché, senza queste candies sarebbe mancata la voce di qualcuno di prezioso, che oggi invece risuona per le strade di New Orleans come le note di una musica gioiosa, allegra, ricca di vita. Per tutti questi motivi partecipo al Redone di Aprile con questa chicca!

Di chiaro gusto francese, queste piccole pralines di noci pecan saranno la vostra rovina e la vostra salvezza, come lo sono state per me, che ho voluto e dovuto prepararle due volte, perché le prime non sono arrivate alla foto (e infatti queste in foto sono fatte con le più comuni noci, perché non avevo più pecan!)

Non è il primo appuntamento con questa cucina. Se volete approfondire il discorso, qui trovate un piatto tipico di un altro rivolo afro americano, ma oggi propongo praline per tutti!

PRALINES (traduzione di Stefania Orlando)

ricetta tratta da Jubilee di Toni Tipton-Martin

Ingredienti per circa due dozzine

300 g di brown sugar
300 g di zucchero semolato
3 cucchiai di melassa (o dark corn syrup)
250 ml di panna fresca da montare o latte intero
80 g di burro
250 g di noci pecan tostate e spezzettate grossolanamente
un cucchiaino di estratto di vaniglia
un pizzico di sale

  • Foderare una teglia con carta forno e lasciare da parte.
  • In un pentolino a fondo spesso mettere i due tipi di zucchero, la melassa e la panna (per me latte) e porre su fuoco medio/alto, mescolando finché lo zucchero si scioglie.
  • Portare a bollore e far cuocere per circa 5 minuti finché il composto addensa un po’ ed una goccia fatta cadere da un cucchiaio in una ciotola di acqua fredda si addensa subito in una pallina morbida (io ho usato un termometro da cucina, il composto deve arrivare a 116 gradi Celsius).
  • Fare molta attenzione in questa fase perché lo zucchero a queste temperature può provocare ustioni molto serie.
  • Togliere da fuoco e immediatamente unire le noci pecan, il burro, il sale e la vaniglia.
  • Mescolare vigorosamente con un cucchiaio di legno per almeno due o tre minuti, finché il composto prende consistenza.
  • Lavorando con una certa velocità versare cucchiaiate colme di composto sulla teglia preparata.
  • Far riposare finché le praline saranno completamente fredde.
  • Conservare in un contenitore ermetico.

NOTE MIE

La ricetta è perfetta, ma bisogna aver manovrato lo zucchero almeno una volta nella vita, prima di accingersi a sperimentare. Occorre più del tempo indicato, in effetti e se non avessi avuto il termometro da cucina, forse avrei rischiato di bruciare la melassa, fondamentale secondo me.

Per motivi tecnici (la foto) ho rifatto due volte la ricetta, usando le comuni noci, ma non danno quello stesso aroma delle pecan tostate! La differenza c’è e qualcuno doveva pure verificarlo, o no?

Voi potreste comprare il doppio di noci pecan, così, volendo ripetere, sarete in vantaggio, mentre il resto degli ingredienti è più reperibile, anche se la melassa (venduta in vasetti da almeno 300 g) l’ho trovata in un negozio ad hoc e non al super.

Non ultimo, queste praline sono gluten free. Vi occorre sapere altro per scatenarvi?

LA RICETTA E’ PROMOSSA


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Hopper eggs per il club del 27 giunto al suo quarto anno

Come tutte le cose che vengono a mancare quando le circostanze sono sfavorevoli, così viaggiare è senza dubbio una delle cose che, in questo periodo di forzata reclusione domestica, ci manca di più. E chissà quando questa piacevole esperienza sarà nuovamente possibile. Al momento sono giustificati solo alcuni rari spostamenti, nell’ottica di salvaguardare la salute di ciascuno, soprattutto dei più fragili tra noi. Allora, come possiamo, in qualche modo, sopperire a questa “mancanza”? Un modo c’è, e ci aiuta, in questo, la proposta del Club del 27, giunto oggi al suo 4° compleanno.

Ciascuno di noi vi porterà idealmente in un luogo molto lontano da casa, a gustare una tipica ricetta a base di uova, l’alimento che oggi vogliamo celebrare.

Io ho scelto per voi le Hopper Eggs, una caratteristica pietanza preparata nello Sri Lanka.

Spero di aver scelto una destinazione di vostro gradimento, ma se questo non dovesse bastare, oggi potete fare il giro del mondo con noi, mangiando uova preparate davvero in tutti i modi e in tutti i luoghi.

Qualcuno potrebbe obiettare che quello in foto sembrerebbe un semplice pancake, ma si sbaglia. Innanzi tutto, è preparato con una pastella a base di farina di riso e latte di cocco e richiede un briciolo di impegno in più.

In secondo luogo, bisognerebbe cuocerlo dentro un hopper, appunto, cioè il tipico pentolino a spondine alte che regala a questo dischetto di pane di riso una concavità, rendendolo un vero e proprio cestello dentro cui cuocere l’uovo.

Se, come me, ne siete sprovvisti, non demoralizzatevi, andrà bene la nostra classica padella.

C’è un motivo ulteriore che mi ha guidata nella scelta, questa colazione è gluten free, perciò ha il suo lasciapassare per la mia cucina. Se vi ho convinti a sufficienza, non vi resta che indossare il grembiule e mettervi all’opera.

Le indicazioni di viaggio, pardon di esecuzione, le trovate a seguire.

HOPPER EGGS tratto da “All about eggs” di R. Khong

Ingredienti

1/2 cucchiaino di lievito di birra secco

118 g di acqua calda e altri due cucchiai in aggiunta

136 g di farina di riso

2 g di sale

2 g di zucchero

(dopo circa tre ore di riposo)

57 g di latte di cocco

un pizzico di bicarbonato di sodio

1 cucchiaio d’olio di semi

6 uova

Salsa piccante per servire.

Procedimento
  1. Sciogliete il lievito in acqua calda, lasciando che si attivi per qualche minuto.
  2. Mescolate farina, sale e zucchero insieme. Aggiungete la soluzione di lievito e formate una pastella morbida.
  3. Coprite e lasciate riposare l’impasto per almeno 2-3 ore al caldo (pensate alle temperature ambiente nello Sri Lanka).
  4. Aggiungete il latte di cocco, coprite nuovamente e mettete ancora a riposo per un’altra oretta. Trascorso questo tempo, aggiungete il bicarbonato.
  5. Scaldate su fuoco medio un pentolino Hopper, oppure un piccolo wok, o, in mancanza di altro, una padella da omelette. In quest’ultimo caso, roteando il tegame sul fuoco, assicuratevi che si scaldi bene dappertutto, lati e fondo. Oleate pochissimo il suo interno, con l’aiuto di un pennello da cucina, per un risultato che non sappia troppo di unto.
  6. Dosate circa 30 g per volta, roteando la padella in modo che l’impasto ne ricopra i lati e tutto il fondo; continuate finche non avrete esaurito tutto l’impasto. Rompete un nuovo in ciascun cestino di riso e cuocete qualche minuto, con il coperchio chiuso.
  7. Sollevando il coperchio, dovreste osservare i bordi ben cotti e croccanti, che si staccano dai lati del pentolino, sollevandosi e l’albume visivamente cotto. In quel caso, con una spatola provate a toglierlo dalla pentola. Se risulta appiccicoso, necessiterà di un altro po’ di cottura.
  8. Ripetete l’operazione fino a consumare l’impasto.


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Molotov pudding per il Redone di Marzo e dintorni

E’ domenica mattina, si parla del Festival di San Remo appena concluso. Un’edizione storica, senza il pubblico in sala, che probabilmente ha restituito alla musica il ruolo di Protagonista che merita. Lungi dal voler fare di questo post una replica delle repliche del Festival, vi dico subito che anche oggi, su questi “schermi”, si parla di ricette, in particolare quelle già testate negli scorsi Starbooks, e più precisamente quella che vi propongo oggi per il REDONE di Marzo, il MOLOTOV PUDDING tratto da Lisbon di Rebecca Seal.

Domani sarà la Festa della Donna, una ricorrenza irrinunciabile per ciò che storicamente rappresenta, ma di cui personalmente farei volentieri a meno, convinta del fatto che non abbiamo bisogno, in quanto donne, di una festa che lo ricordi.

Questo pudding, nato per ricordare una battaglia (Malakoff) durante la Guerra di Crimea, cambiò nome durante un’altra guerra, in Molotov, probabilmente dal nome di un politico. A me questo nome,invece, ricorda l’ordigno incendiario usato nelle guerriglie di piazza…

Ma in realtà l’unica nota esplosiva in questo pudding è la dolcezza, quella che dovrebbe straripare da tutte le donne, insieme ad una buona dose di determinazione e ironia. Retrogusto vaniglia e caramello completano la bontà e la consistenza, resa anche croccante dalle mandorle in lamelle, tostate.

Così è la donna che vorrei essere, o che sono già, leggera al punto giusto, ma anche determinata, auto ironica e dolce.

Il resto è …contorno.

MOLOTOV PUDDING

per 6 porzioni

(traduzione di Stefania Orlando)

  • olio neutro, per ungere gli stampini
  • 4 uova fresche a temperatura ambiente
  • un pizzico di sale
  • 4 cucchiai di zucchero superfino (tipo Zefiro)
  • mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 3 cucchiai di mandorle a lamelle per servire
  • 100 g di zucchero superfino per il caramello

Usando l’olio scelto ed un pezzo di carta da cucina ungere sei stampini da circa 150 ml di capacità.
Preriscaldare il forno a 180 gradi e mettere dell’acqua a bollire.
Montare gli albumi con il sale fino allo stadio soft peaks, ovvero formeranno delle onde morbide. Unire quindi i 4 cucchiai di zucchero a poco a poco, sempre montando, ed infine la vaniglia.
Gli albumi dovranno risultare lucidi e ben montati.
Usando un cucchiaino dividere la meringa tra gli stampini preparati, usandolo per pressare il composto con delicatezza in modo che raggiunga ogni angolo.
Livellare la superficie e battere gentilmente gli stampini sul piano da cucina per eliminare eventuali bolle d’aria.
Mettere gli stampini in una teglia e versare nella teglia dell’acqua bollente in modo che raggiunga circa metà altezza degli stampini stessi.
Infornare e cuocere 12 minuti, tempo durante il quale i dolci si gonfieranno e coloriranno un poco ma si sgonfieranno appena li toglierete dal forno.
Togliere gli stampini dal bagnomaria e far raffreddare i dolci completamente prima di sformarli invertendoli sui piatti da portata.
Tostare le mandorle su fuoco basso e lasciare da parte.
Per il caramello, mettere i 100 g di zucchero in un pentolino con 100 ml di acqua e farli bollire a  fuoco alto. Dopo un po’ lo sciroppo comincerà a cambiare colore, e qui va guardato a vista (watch it like a hawk, come un falco!) e tolto dal fuoco quando ancora dorato e non troppo scuro, altrimenti risulterà amaro.
Dopo un paio di minuti controllare la consistenza, se sarà troppo sodo per poter essere versato sui dolci basta aggiungere dell’acqua, un cucchiaio alla volta, fino alla giusta consistenza.
Fare attenzione perchè il caramello schizzerà un poco all’aggiunta dell’acqua.

P R O M O S S A CON L O D E

NOTE MIE

Mi sono innamorata di questi pudding, di una semplicità imbarazzante, ma di sicuro effetto!

La cosa più difficile è sicuramente il caramello. L’ho rifatto due volte. Il segreto è non perdere la pazienza!

Il sale nella meringa in effetti chi lo usa più? Però, però, però…fate come fa Rebecca, mettetelo pure voi.

Se la vostra unica preoccupazione è come tirarli fuori dagli stampini, state calmi: vengono fuori da soli.

Io ne ho ottenuto uno in meno, cinque. Eppure ho usato esattamente le quantità indicate, riempendo gli stampini fino all’orlo.

Consigliati a fine cena, serviti freddi e accompagnati anche, semplicemente, con una mousse al cioccolato.


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Zaalouk ovvero melanzane in vacanza

Ho rinnovato la mia adesione nell’Associazione Italiana Food Blogger! E per festeggiare, partecipo al #viaggiodeisapori con un’insalata che avete sottovalutato, e invece ora è il momento di un bel ripasso: melanzane e cumino, e poco altro, per scoprire Marrakech e i suoi profumi, racchiusi in questa zaalouk.

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In principio non serviva a molto

La melanzana non godeva di una buona reputazione, lo dice la parola stessa. Ma anche per questo ortaggio può valere la teoria dell’anguria, teoria che, peraltro andrebbe applicata in molti campi, non solo quelli verdi.

Superato il test, la melanzana è entrata a buon diritto nelle cucine europee, anche nella mia, più locale. Oggi l’ho usata per questa “insalata”, lo Zaalouk di spezie, quasi una crema di melanzane insaporita da erbette e polveri che regalano un tocco orientale, che sembra di stare a Marrakech. Per caso ho detto vacanza? Non mi pare, ho scritto Marrakech, però, ora che ci penso, per una vacanza sempre a portata di mano si potrebbe applicare tutto l’anno la “Pomodoro Technique“, no tranquilli, non c’entra l’ortaggio, c’entra il genio italico con cui la tecnica è stata messa a punto ed il pomodoro è solo la forma del timer

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La mia Pomegranate Molasses Cherry Cake in versione gluten free per il Club del 27

Le ricette di questo mese, proposte dal Club del 27 con un giorno di anticipo sulla solita data, sono tratte dal libro Fruit Cake di Jason Schreiber, uno dei più noti e influenti food stylist di New York. Ho scelto quella alla melassa di melagrana e ciliegie disidratate perché è stato un colpo di fulmine.

Ahahah…

La melagrana è un frutto che ha sempre attirato il mio interesse, sin da piccola, sia per il colore, sia per l’eleganza dei suoi fiori e la sua mediterraneità, sia per il fatto di offrirsi in tanti chicchi. In realtà pare che qualcuno li abbia contati e risultino essere 615, almeno nella tradizione ebraica, che li equipara al numero delle perle di saggezza raccolte nella Torah.

Frutto sacro presso gli antichi Greci, la melagrana offre molti benefici anche da un punto di vista nutrizionale con un discreto apporto di polifenoli e vitamine.
In particolare, la ricetta di oggi ci permette di gustarla fuori stagione, in quanto è presente come melassa, che potete preparare da voi in autunno oppure acquistare già pronta e a cui si aggiungono le ciliegie disidratate in pezzi, per variare la consistenza e la nota acidula. Adatta certamente ad una colazione energetica e salutare, ma a mio avviso anche per festeggiare un compleanno in pochi intimi, come ho pensato di fare io!!!
N.B. La mia versione è senza glutine per esigenze di salute.

Pomegranate Molasses Cherry Cake
tratto da Fruit Cakes di Jason Schreiber

Ingredienti

100 g di ciliegie disidratate
242 g di melassa di melagrana
125 ml di succo di melagrana
15 g di zenzero fresco grattugiato
187 ml di olio di semi di girasole
284 g di farina (per me senza glutine)
8,4 g di zenzero in polvere
5 g di cannella in polvere
2 g di mix di spezie all spice
1,2 g di pepe nero in polvere
3 g di bicarbonato di sodio
1,5 di sale
2 uova
159 g di zucchero grezzo

Cocktail*
30 ml di succo di melagrana
30 ml di rum bianco
30 ml di liquore all’arancia

*mantenendo la proporzione, meglio prepararne un po’ di più secondo me.

Per servire
Gelato alla vaniglia (potreste provare il mio gelato dello scrittore alla vaniglia e rum).

  1. Tagliuzzate grossolanamente le ciliegie disidratate.
  2. In un pentolino, unite le ciliegie, la melassa, il succo e lo zenzero grattugiato al momento. Scaldate fino a che non si formeranno bollicine ai bordi, mescolando per far disciogliere la melassa. Mettete da parte a raffreddare.
  3. Preriscaldate il forno alla temperatura di 170°C. Ungete con un po’ d’olio di semi una teglia da forno 20x10x5 cm (in vetro o ceramica).
  4. In una ciotola della giusta capienza, unite la farina, lo zenzero in polvere, la cannella, il mix di spezie, il pepe, il bicarbonato ed il sale.
  5. In una ciotola più grande, lavorate insieme olio, uova e zucchero fino ad ottenere un composto cremoso. Aggiungete lo sciroppo di melagrana fatto raffreddare, e successivamente gli ingredienti secchi con una spatola.
  6. Versate il composto nella teglia unta precedentemente e infornate per 1 ora, o comunque fino a cottura ultimata, verificandola con un tester.
  7. Nel frattempo, preparate il cocktail mescolando il succo di melagrana, il rum ed il liquore all’arancia.
  8. Dopo averla sfornata, bucherellate la sua superficie a spazi regolari di almeno 2,5 cm. Versateci poi sopra lentamente il cocktail.
  9. Lasciate che la torta raffreddi del tutto. Se lo preferite, servitela accompagnando con del gelato come vi suggerivo sopra.

Come si conserva
Potete tenere a temperatura ambiente la torta, fino a tre giorni, se ben coperta.


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Chocolate, olive oil and rosemary cookies with almonds per il Redone di Febbraio

Ve lo ricordate “Criminali da strapazzo”? Quel film di Woody Allen in cui il protagonista, Ray, uscito dalla galera, ebbe l’idea del colpo della sua vita?

Bene.

Non è di lui che ci interessa parlare, ma della simpaticissima Frenchy, la moglie estetista che, coinvolta nella realizzazione del colpo, si rende utile facendo ciò che le riusciva meglio: sfornare biscotti. Aprire un negozio di biscotti casalinghi fu, infatti, l’attività di copertura che avrebbe dovuto permettere a Ray e ai suoi soci di costruire un tunnel sotterraneo per raggiungere il caveau della Banca adiacente al locale (vi ricorda qualcosa?)…ma furono i biscotti a spopolare e far diventare ricca la simpatica coppia.

Sembrerebbe quasi voler dire: quando tutto nella vita andrà storto, fate come Frenchy, mettetevi a sfornare biscotti!

L’avrò presa troppo alla lettera? Però oggi ne è valsa la pena visto l’appuntamento imperdibile con il Redone!!Perciò la scelta è caduta su dei cookies piuttosto originali, senza burro e green..ma non troppo.

Ecco a voi la ricetta che ho voluto replicare. Che li abbia preparati anche Frenchy nel suo negozio??!Non lo sapremo mai!

Post dedicato al mio amico alleniano.

Che siano questi di Sue Quinn oppure no, provate la ricetta: non ve ne pentirete.

Chocolate, olive oil and rosemary cookies with almonds (in versione gluten free).

da “Cocoa”, di Sue Quinn

Tradotto da Alessandra Corona

Ingredienti

per circa 16 biscotti senza glutine.

  • 140 g di farina 00 (per me farina di riso + mix pane Schar)
  • 20 g di cacao in polvere
  • 1 cucchiaino di rosmarino tritato molto finemente (quasi polvere per me)
  • 1/4 di cucchiaino di bicarbonato
  • 1/4 di cucchiaino di sale
  • 60 ml di olio extravergine di oliva
  • 120 g di zucchero di canna chiaro
  • 1 uovo grande
  • 120 g di cioccolato fondente (al 60-70%) tritato grossolanamente
  • 20 g di mandorle pelate e tritate grossolanamente  

Preriscaldate il forno a 180 gradi e rivestite di carta forno una o due teglie.

Mescolate in una ciotola la farina, il cacao, il rosmarino, il bicarbonato e il sale.

Montate le uova con l’olio e lo zucchero utilizzando le fruste .

Cercate di incorporare più aria possibile lavorando l’impasto per almeno cinque minuti.

Incorporate anche la farina e metà del cioccolato.

Mettete l’impasto in frigo e fate riposare per un’ora.

Prelevate dei pezzi di impasto della grandezza di una grossa noce e formate delle palline lavorando con le mani umide, poiché l’impasto sarà leggermente appiccicoso (io ho dosato con un cucchiaio).

Disponetele sulle teglie distanziandole circa 5 cm l’una dall’altra, quindi appiattitele fino a ottenere dei dischetti di circa 6 cm di diametro.

Completate aggiungendo sulla superficie dei biscotti il cioccolato rimasto e le mandorle.

Cuocete i biscotti in forno caldo per 12 minuti.

Sfornate i biscotti e fateli raffreddare in teglia prima di trasferirli su una gratella per dolci.

Note:

-Consiglio di utilizzare un cucchiaio per modellare le palline, perché è davvero un impasto ingestibile, specialmente nella versione senza glutine qui sopra.

-Tempistica eccellente, ma non accenderete sul serio il forno come prima operazione, eh?! Non c’è fretta!!

-Il mio rosmarino era polvere e consiglio vivamente questa forma, in quanto ritrovarsi rametti tra i denti non è una cosa simpatica.

-Avevo meno cioccolata fondente di quanta richiesta e, di domenica, non mi andava di uscire a comprarla, viste anche le limitazioni da DPCM in zona arancione, per questo motivo ne ho impiegato di meno e ho ottenuto un cookie senza dubbio un po’ più asciutto, ma non meno buono, ve lo garantisco.

La ricetta per me è semplicemente

P R O M O S S A!


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Za’atar bread, una versione gluten free per il primo Redone dell’anno.

Credo che il 2021 sia stato l’anno nuovo più atteso di sempre per scoprire che, probabilmente, le cose non cambiano con l’inizio di un nuovo decennio, ma lo faranno solo a partire dalle nostre scelte, i nostri comportamenti e le nostre stesse esistenze.

Poi ci sono le certezze e, per quanto mi riguarda, una fra queste è la ripresa del REDONE!!!

Perciò eccomi qui con questa ricetta davvero gustosa, in versione necessariamente gluten free.

ZA’ATAR BREAD da FALASTIN di Sami Tamimi

(trad. a cura di Stefania Orlando)

per 12 pezzi

un cucchiaino e mezzo di levito di birra disidratato
un cucchiaino di zucchero semolato
170ml di acqua tiepida
320 g di farina, più dell’altra per spolverizzare (per me gluten free)
un cucchiaio di latte in polvere
un cucchiaino e una punta di curcuma in polvere
un cucchiaino e 1/4 di sale
3 cucchiai di olio di semi di girasole
3 cucchiai di olio d’oliva, più un altro per ungere
2 cucchiai di semi di sesamo più un cucchiaino e mezzo per la superficie
un cucchiaio di semi di nigella, più mezzo cucchiaino per la superficie
15 g di foglie di origano
120 g di feta sbriciolata
2 cucchiai di yogurt greco
un cucchiaio di za’atar (per me Zest&Zing)

  1. Mettete lievito, zucchero e acqua in una ciotola e mescolate brevemente. Lasciate da parte per 5 minuti finché la superficie si coprirà di bolle.
  2. Versate la farina, il latte in polvere, la curcuma ed il sale nella ciotola della planetaria a cui sarà stato montato il gancio da impasti e fate girare un poco solo per amalgamare.
  3. Aggiungete quindi il composto di lievito, l’olio di semi di girasole e quello di oliva.
  4. Lavorate per circa due minuti a bassa velocità quindi appena il tutto sta insieme aumentatela un po’ e lavorare per altri 3 minuti.
  5. Unite i semi di sesamo, quelli di nigella (cumino) e l’origano e fate andare la macchina per altri 4 minuti.
    L’impasto dovrà risultare molto morbido.
  6. Rovesciate l’impasto sul piano di lavoro e formate una palla, quindi ungete la ciotola della planetaria con l’ulteriore cucchiaio di olio, ungete anche tutto l’impasto e mettetelo a riposare, coperto con un telo, per circa un’ora in un luogo tiepido (o comunque fino al raddoppio).
  7. Riprendete l’impasto, lavoratelo dandogli la forma di un salsicciotto lungo 30 cm e tagliarlo in 12 pezzi uguali da circa 50 g ciascuno.
  8. Lavorate ogni pezzo in modo da formare delle palline quindi mettetele su un piatto, copritele con un telo pulito e lasciatele riposare per 20 minuti.
  9. Preriscaldate il forno a 200 gradi.
  10. Ora schiacciate ogni pallina sul piano di lavoro fino a formare un disco da circa 10 cm di diametro e 2-3 mm di spessore.
  11. Mettete al centro circa 10g di feta sbriciolata e piegate i lati verso l’interno in modo da richiudere il ripieno e formare una pallina.
  12. Mettete i panini sulla teglia con il lato della chiusura rivolto verso il basso e distanziateli bene.
  13. Spennellateli con lo yogurt, spolverizzateli con za’atar, semi di sesamo e semi di nigella.
  14. Fate riposare 5 minuti e fate cuocere per circa 20 minuti, finché saranno coloriti e la base dorata.
  15. Serviteli subito caldi oppure a temperatura ambiente.

NOTE

Le tempistiche sono perfette anche per la mia versione “Intollerante”, perciò ritengo la ricetta davvero rigorosa. Avevo paura di eccedere in sapidità, ma ho ottenuto un gusto bilanciato senza dover apportare modifiche di pesi. Per questi motivi e per le impressioni degli assaggiatori ufficiali, la ricetta è:

PROMOSSA!!!


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Orata al cocco per il viaggio dei sapori

Mangerei pesce tutti i giorni, ma sicuramente durante le festività di questo periodo è più presente sulle nostre tavole. Lasciando ai documenti ecclesiali il ‘perché’ ed il ‘per come’ si sia pervenuti ad identificare questo alimento come “magro”, e quindi una valida alternativa alla carne, per me non è certo una penitenza consumarlo, anzi, semmai, il contrario …

Oggi per Il viaggio dei Sapori di Aifb ho provato un abbinamento che non credevo possibile, e invece? E invece mi sbagliavo. Il cocco e l’orata vanno d’accordo, e come! Provare per credere. Procuratevi delle orate (fatele pulire al pescivendolo per risparmiare sui tempi) e preparate un chutney con del cocco (non necessariamente quello fresco, va benissimo quello essiccato in scaglie che avrete fatto rinvenire un po’ in acqua. Vi lascio gli ingredienti e il procedimento, ma voi fatemi sapere come è andata.

Per 6 persone

Chutney

1 cucchiaio di olio di semi

1/2 cipolla

3 g di semi di cumino

3 spicchi d’aglio

qualche foglia di prezzemolo

peperoncino (facoltativo)

succo di limone

1 cucchiaino di zucchero

100 g di cocco fresco o a scaglie essiccato (metà dose)

sale

Pesce

6 orate già pulite (ca 300 g ciascuna)

limone a fette per servire

Preriscaldate il forno a 200°C.

In un pentolino, iniziate a preparare il chutney dorando la cipolla, tagliata grossolanamente. Nel frullatore, versate la cipolla e tostate nel pentolino i semi di cumino., poi uniteli nel frullatore con tutti gli altri ingredienti del chutney. Dovrete ottenere una pasta grossolana e verificare la sapidità. Condite il pesce sui due lati spalmando il sale, riempitelo di chutney, sia dentro che fuori. Infornate almeno 20 minuti o almeno fino ad ottenere una carne bianca.

Servitelo intero con delle fette di limone e delle scaglie di cocco, insieme a del prezzemolo. Potreste decidere di accompagnarlo con del riso.


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I miei cavallucci Senesi per il Club del 27

Siamo a due giorni dall’inizio dell’Avvento, ormai il Natale è nell’aria, nonostante tutto. Probabilmente riscopriremo il lato più umano di questa Festa, un lato fatto di intimo raccoglimento e silenzio, davanti al mistero che si contempla.

E, anche se virtualmente, saremo accanto a tante persone che vorremmo abbracciare, conoscere …noi del Club del 27 -devo dire- ci siamo anche riusciti! Ilaria ha saputo inventare un’occasione più unica che rara e così i miei biscotti e quelli degli altri soci viaggeranno per l’Italia e per il mondo, fisicamente o virtualmente, appunto, in segno di amicizia e solidarietà, in questo frangente.

I miei cavallucci senesi sono stati realizzati e fotografati per Daniela del blog Mani in pasta quanto basta, una di quelle persone che subito ti mette a tuo agio, ti accoglie, anche senza esserci mai conosciute.

Cara Daniela, come ho scritto in foto “Nella vita l’amicizia è solo grazia” o la “sola grazia” . E’ questo idealmente il mio biglietto di accompagnamento per questi biscotti che, sono certa, replicherai, perché ti conosco. Non ho voluto spedirli fisicamente per tanti motivi che, di questi tempi, ci legano un po’ le mani, ma accettali come fossero davvero alla tua porta.

Un abbraccio,

Sonia.

Cavallucci Senesi

ricetta di Tamara Giorgetti per il Calendario del Cibo Italiano.

  • 300 grammi di farina O (io ho utilizzato un mix senza glutine)
  • 1 cucchiaio colmo di cannella in polvere
  • 5 g di coriandolo
  • 1 cucchiaino di anice pestato (io ho frullato anice stellato)
  • 220 g di zucchero
  • 200 ml di acqua, sono troppi mettetene la metà
  • un pizzico di ammoniaca per dolci
  • 20 g di miele
  • buccia grattata di arancia bio
  • 50 g di arancia candita
  • zucchero a velo per lo spolvero

Mettete la farina in una pirofila e aggiungete tutti gli ingredienti secchi, intanto ponete sul fuoco un tegame con  acqua e zucchero, e portatelo fino alla cottura dello zucchero, a filo, deve rimane bianco, quando, prendendone un po’ tra il pollice e l’indice fa il filo è pronto, io mi sono bruciata fate voi.A questo punto versate nel composto di farina e spezie e amalgamate con le mani cercando creare un impasto, spostatelo sulla spianatoia, sopra a uno spolvero di farina, aggiungeteci l’ammoniaca, il miele e lavoratelo velocemente perché lo zucchero tende ad indurirsi, copritelo e fatelo raffreddare. Riprendetelo, stendetelo ad un’altezza di 2 cm, tagliate  dei pezzi di 4×4, insomma decidete voi, devono avere una forma rotondeggiante ma non perfetta e un po’ schiacciata, poggiateli su carta forno spolverata di farina, infornateli a 180°C per 15 minuti, altrimenti induriscono, il cavalluccio deve rimanere bianco. Sentirete l’odore delle spezie in giro per casa, sono buonissimi.