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BULZ per il Redone di Ottobre

Con un po’ di ritardo sui miei standard, ma ci sono anche questo mese per il Redone dello Starbooks, con una ricetta abbastanza calzante con l’autunno e con la prima voglia di tepore. Dite la verità! Avete aggiunto la copertina pesante alle vostre lenzuola? Ma bando alle ciance e andiamo subito in cucina, con queste “polpette” di polenta al formaggio e yogurt. La ricetta è tratta da Carpathia di Irina Georgescu, un libro davvero accattivante e che potrebbe finire tra i regali di questo Natale 2021.

BULZ

(traduzione a cura di Stefania Orlando)


per 6 persone

500ml di acqua
250 g di farina di mais
25 g di burro
un cucchiaino di sale
100 g di formaggio tipo Cheddar grattugiato
250 g di yogurt bianco naturale
150 g di formaggio stagionato di pecora o di capra grattugiato
250 g di pomodorini ciliegia
olio di oliva, per la cottura dei pomodorini
100 g di altro yogurt bianco naturale per servire

  • Portare l’acqua a bollore su fuoco alto quindi aggiungere la farina di mais, il burro ed il sale girando vigorosamente in modo che non si formano grumi.Abbassare il fuoco fino ad una fiamma media e continuare a cuocere, sempre mescolando, per circa 5 minuti in modo che la polenta risulti ben soda.
  • Spegnere il fuoco ed aggiungere immediatamente lo yogurt ed il Cheddar, mescolando bene, quindi versare la polenta su un vassoio coperto con carta forno livellandola con il mestolo.Farla raffreddare per 20 minuti.
  • Intanto foderare una teglia con carta forno ed accendere il forno a 200 gradi. Con le mani inumidite prelevare piccole porzioni di polenta da 50 g, appiattirle tra i palmi ed aggiungere un po’ di formaggio grattugiato al centro. Arrotolare quindi il tutto in una pallina.
  • Continuare fino ad esaurimento degli ingredienti e posizionare tutte le palline sulla teglia preparata.
    Infornare per 25-30 minuti o finchè colorite, croccanti e dorate.
  • Nel frattempo arrostire i pomodorini dopo averli conditi con sale e olio, usando una teglia separata, per 15-20 minuti.
    Servire i bulz ben caldi, appena usciti dal forno, accompagnandoli con i pomodorini ed una cucchiaiata di yogurt.

NOTE

La semplicità disarmante di questa ricetta è superata solo dalla sua bontà, ma la vera scoperta forse è data da quell’insalatina di pomodorini arrostiti che non deve assolutamente mancare per arricchire di gusto queste grosse polpette!

La ricetta è PROMOSSA


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Il mio “kabuli palaw” per il Club del 27

Settembre sta già per finire, ancora qualche bella giornata di sole per affrontare meglio l’autunno, che nel mio Salento tarda ad arrivare. Oggi vi propongo un piatto di riso pilaf con carote e uvetta, una ricetta speziata della cucina afghana.

Come ogni mese, per il Club del 27 ci è stato proposto un elenco di ricette da cui scegliere;questa volta sono tratte da “Parwana” di Durkhanai Ayubi, una giovane profuga che dopo aver lasciato il suo paese a causa della guerra del 1985, ha aperto il suo ristorante in Australia. Il libro è del 2019, gode di una buona critica e ha riscosso alcuni premi. A giudicare da questo piatto, mi sento di consigliarvelo, perché le ricette sono ben descritte e provengono dalla cucina della madre dell’autrice, Farida, perciò sono le ricette di casa, quelle che si tramandano ai propri figli e nipoti.

La scelta su questo libro non è stata casuale, visto il periodo storico che stiamo vivendo, in cui un’altra guerra vessa il popolo afghano, privandolo di ogni forma di libertà. Parwana vuol dire “farfalla”, un titolo ben augurante e oggi più che mai simbolico. Sono davvero contenta per la proposta del Club e soddisfatta della mia scelta.

Kabuli palaw – Pilaf di riso con carote e uvetta

Ingredienti

125 ml di olio di girasole

2 cipolle tritate

500 g di carne di agnello disossata grossolanamente (a molti non piace e consiglio una variante più delicata con tacchino)

600 g di riso basmati in ammollo (questa quantità potrebbe essere eccessiva)

cumino in polvere

cardamomo in polvere

Per il topping

500 ml di olio di girasole

2 carote grattugiate

170 g di uvetta sultanina

una manciata di mandorle tritate

una manciata di granella di pistacchi

2 cucchiai di zucchero

1 cucchiaino di cardamomo

  • Per preparare il riso, in una pentola a pressione versa l’olio e aggiungi la cipolla tritata, lasciando andare 5 minuti a fiamma alta. Aggiungi la carne, lasciandola rosolare altri 5 minuti, mescolando di tanto in tanto. Aggiungi 1 litro di acqua bollente e del sale, chiudi col coperchio e aumenta la pressione. Cuoci per circa 15 minuti, poi togli il coperchio lentamente, togli la carne dal tegame e mettila da parte. Usa il brodo successivamente per insaporire il riso.
  • Metti a bollire 2,5 litri d’acqua; nel frattempo cola il riso dall’ammollo e versalo nell’acqua che bolle, insieme a del sale. Fai cuocere per 6-8 minuti (o fino al raddoppio del volume del riso). A cottura ultimata, cola il riso e rimettilo in padella col brodo. Aggiungi il cumino, il cardamomo e del sale.
  • Usando il mestolo afgano (kafgeer) o un altro cucchiaio, mescola con delicatezza. Aggiungi la carne, rimetti il coperchio e continua la cottura a pressione fino al fischio; abbassa, poi, la temperatura e continua a cuocere per altri 20 minuti.
Topping
  • Scalda l’olio in una padella. Aggiungi le carote e friggi 4-5 minuti, poi toglile e mettile da parte; nello stesso olio aggiungi l’uvetta e friggi per circa 3 minuti. Togli l’uvetta e aggiungila nella ciotola delle carote, insieme alla frutta secca tritata, lo zucchero ed il cardamomo, mescolando con delicatezza.
  • Usando un piatto da portata, unisci il riso con il topping e servi subito.


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Saffron breakfast kheer per il Redone di Settembre

L’estate appena trascorsa già mi manca, saudade… ma riprendere la routine settembrina non mi spiace poi tanto, e forse è la prima volta che non sono particolarmente atterrita. Eppure non posso dire di aver staccato completamente la spina; gli impegni professionali non sono mancati, magari ve ne parlerò nei prossimi post. Oggi non voglio appesantire questo ritorno sul blog, anche perché c’è un motivo ben preciso se sono qui ed è la ripresa del Redone. Torno con la ricetta di un risolatte indiano molto speziato, pensato per la colazione, se non fosse che l’ho servito come dessert dopo cena (ad una nuova cavia) e poi l’ho gustato scaldato il giorno successivo come spuntino pomeridiano (consigliatissimo). A colazione preferisco ancora il mio caffè nero e fumante, ma questo risolatte non sottovalutatelo!

Saffron breakfast kheer da Anna Jones, The Modern cook’s year

traduzione di Biagio D’Angelo.

Ingredienti
-150 g di riso integrale, a chicchi lunghi –

-100 g di anacardi

-50 g di mandorle spellate

-1 litro di latte di mandorla (senza zucchero)

-6 bacche di cardamomo

-100 g di uva passa chiara

-1/4 di cucchiaino di zenzero in polvere

-un pizzico di pistilli di zafferano, immerso in 50 ml di acqua bollente (ho usato 1 cucchiaino di zafferano in polvere)

-1 bastoncino di cannella

-2 cucchiai di miele 

PER SERVIRE
la scorza di 1 lime non trattato

una piccola manciata di chips di cocco tostate

Metodo

  • Immergere il riso in una ciotola, e le mandorle e gli anacardi in un’altra, in acqua fredda per almeno 30 minuti, meglio se una notte intera.
  • Il giorno dopo, scolare il riso e metterlo in una pentola con il latte di mandorla e 500 ml di acqua e portare a ebollizione.
  • Cuocere per 20 minuti, finché il riso non si sia gonfiato e il liquido non si sia ispessito un po’.
    Nel frattempo, scolare le noci e tritarle finemente. Pestare le bacche di cardamomo in un mortaio e con un pestello separare  i semi profumati, dai  baccelli e macinare i semi fino a quando non si ottenga una polvere.
  • Dopo 20 minuti aggiungere al riso gli anacardi, l’uvetta, le spezie e il miele, e cuocere per altri 15 minuti fino a che non si abbia un riso denso e cremoso, a metà tra il budino di riso e il porridge. Il kheer deve essere morbido, cremoso e non troppo spesso. Se sembra che si stia ispessendo troppo in fretta, abbassare il fuoco e versare un po’ d’acqua bollente da un bollitore.
  • Servire in ciotoline con del lime grattugiato e delle scaglie di cocco tostato. 
  • Se amate le cose dolci, aggiungete del miele in più o dello sciroppo d’acero. 

NOTE MIE

Questo risolatte probabilmente diventerà il mio comfort food autunnale, soprattutto dopo aver scoperto che nella tradizione ayurvedica è considerato un acceleratore del metabolismo, a cui va aggiunto il fatto che lo zafferano è apportatore di buon umore, ma questo ve l’ho raccontato un sacco di volte.

Sul metodo di preparazione nulla da eccepire, giusti i tempi e le quantità. Oltretutto, questo l’ho preparato con un ammollo di appena un’ora, perché volevo servirlo dopo cena come dessert, ed è andata benissimo. In effetti, l’unica riserva che ho è quella di proporlo a colazione, ma temo sia una questione di gusti ed abitudini.

Il consiglio è quello di prepararlo e gustarlo in compagnia. Evviva il Redone.

La ricetta è PROMOSSA


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Cacao nibs cookies per il club del 27

THE NEW COOKIE – NO BAKE RECIPES di MOLLY MILLS è dedicato al cibo raw, senza cottura. Lo abbiamo sfogliato questo mese insieme al Club del 27, alla ricerca di ricette sfiziose che non impegnassero nella cottura, di nessun tipo. Gli ingredienti si assemblano a crudo, legandosi attraverso olii vegetali e senza intervento di uova o latte animale.

Un regime molto peculiare, quello crudista, ma non per questo motivo poco percorribile.

Ho scelto questi biscottini a base di scaglie di cacao crudo, nibs per gli addicted, legate insieme dai datteri e la farina di mandorle e adatti sia a vegani che a non-vegani, celiaci ed intolleranti il lattosio. Inoltre hanno un buon apporto in proteine, fibre e sali minerali.

Al di là degli aspetti nutrizionali, il risultato è stato irresistibile, per grandi e piccini.

Se siete curiosi e volete provare il gusto raw, non dovete che seguire queste semplici operazioni.

Ingredienti

115 g di farina di mandorle

40 g di pasta di sesamo

115 g di datteri denocciolati

30 g di nibs di cacao crudo

1 pizzico di sale

  1. Frullate le mandorle finemente
  2. Aggiungete i datteri e continuate a frullare fino ad amalgamarli, poi aggiungete il sale e la pasta di sesamo, continuando a frullare fino ad ottenere un composto omogeneo.
  3. Trasferite il composto in una ciotola e versateci dentro le nibs di cacao. Foderate una teglia per biscotti con carta da forno.
  4. Formate 16 palline e pressatele ( io ne ho ottenute il doppio).
  5. Servite subito o tenete un po’ in fresco



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Honey cake (gluten free version) per il Redone di Giugno

Lo so.

“Sglutinare” è ormai un’operazione che eseguo di default, con risultati sempre migliori. Quando poi la ricetta di partenza è di per sé candidata all’effetto scarpa, perché rischia di essere immangiabile a prescindere, un buon risultato come questo regala ancora più soddisfazioni. Non solo “l’effetto scarpa” è stato superato, ma lo è anche a lungo termine, ossia il giorno dopo, quando tutti i dolci gluten free si trasformano naturalmente in una suola, tutti tranne questo.

Per questo motivo vi propongo, per il Redone di Giugno, la versione ben riuscita e senza glutine di un Lekach, ovvero un dolce tradizionale ebraico, nella fattispecie un Honey cake, da una ricetta di Niki Segnit tratta dal libro Lateral cooking.

HONEY CAKE, Lateral Cooking

(Traduzione di Biagio D’Angelo)

INGREDIENTI 
200 g di farina (Per me senza glutine)

½ cucchiaino di bicarbonato di sodio

2 cucchiaini di cannella in polvere

2 cucchiaini di mix di spezie (per me cardamomo, pepe, zenzero e chiodi di garofano)

½ cucchiaino di noce moscata grattugiata al momento

qualche pizzico di sale

100 ml di olio vegetale

100 ml di miele

100 ml di caffè freddo

100 g di zucchero semolato

100 g di soft brown sugar (zucchero semolato con aggiunta di melassa)*

1 uovo

Setacciare tutti gli ingredienti secchi (cioè farina, bicarbonato, cannella, il mix di spezie, la noce moscata e il sale) e mescolare il tutto.

Creare una fontana al centro degli ingredienti secchi e aggiungere gli ingredienti umidi (olio, miele, caffè, zucchero, soft brown sugar, uovo). 

Mescolare bene. Versare l’impasto in uno stampo da plum-cake da 900 grammi (le misure variano ma potrebbero essere 23 x 13 x 7 cm) e infornare in forno preriscaldato a 160 gradi per circa 45-55 minuti. 

Controllare dopo mezz’ora perché, nel caso la parte superiore sia troppo scura, sarà necessario porre un foglio di alluminio perché non bruci.

Far raffreddare per 15 minuti e poi sformare. 

NOTE

-Come ho scritto nell’introduzione, la versione gluten free di questo Lekach si mantiene umida al pari dell’originale, contrariamente a quanto succede per altri Lekach che invece sortiscono solitamente l’effetto “scarpa”, tanto da risultare secchi e a rischio soffocamento. E’ quanto ci racconta l’autrice a proposito di molti suoi amici ebrei che non amano questa tipologia di dolce per paura di soffocare. Invece no, non con questa ricetta, neppure nella mia umile versione gluten free.

-Unico problema, reperire il soft brown sugar, cioè quello con aggiunta di melassa. Come ho risolto? La melassa l’ho aggiunta io (un cucchiaio). Forse, così facendo ho ottenuto un retrogusto più marcato, ma gradevole. La sorpresa, tra le spezie utilizzate, è la funzione del pepe, che esalta soprattutto la noce moscata. Anche per questo motivo, non ho aggiunto zenzero. L’ingrediente che mi ha convinta a prepararlo è però il caffè, di cui vado matta e infatti non capisco perchè non si chiami coffee cake, ma è un dettaglio di cui facciamo volentieri a meno.

-Temperature e tempi, formidabili.

La ricetta è PROMOSSA


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Smoked salmon cucumber bites per il club del 27

“The outdoor table” offre una ricca raccolta di ricette pensate per momenti all’aria aperta, con la primavera che avanza e l’estate alle porte. Insieme al Club del 27, le abbiamo scelte e provate per voi. Passate da tutti i tesserati e troverete tantissime idee per i vostri pic-nic. Io ho scelto questi “bocconcini” di cetriolo guarniti con una spuma al salmone affumicato e bacon croccante. Gustosi e veloci, di sicuro effetto per le vostre scampagnate.

Smoked salmon cucumber bites

da “The outdoor table” di April Mckinney

Ingredienti

225 g di formaggio spalmabile

2 cucchiai di panna

2 cucchiai di succo di limone

115 g di ritagli di salmone affumicato

2 cucchiai di aneto (per me semi di finocchio)

2 cetrioli di media pezzatura

4 o 5 fette di bacon croccante

Unite il formaggio, la panna ed il succo di limone in una ciotola abbastanza capiente, aiutandovi con un frullino elettrico, fino a rendere il composto soffice. Aggiungete il salmone e l’aneto, continuando fino ad ottenere una colorazione rosea omogenea.

Affettate i cetrioli con uno spessore di circa un centimetro, anche meno. Guarnite ciascuna fetta con una cucchiaiata di spuma al salmone.

Aggiungete come finitura il bacon che avrete ripassato in padella, per ottenere la tipica croccantezza.

Tenete in fresco prima di servire.

Ph. credit Mai ESTEVE


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Ricotta, honey and thyme ice cream per il Redone di Maggio

Amo le case con giardino,

amo le rose di maggio,

amo chiacchierare,

amo il caffè,

amo le storie,

amo vedere come nasce una trama sull’ordito

e amo questa vita.

E dopo una breve parentesi,

in cui tutte le cose che amo,

non c’erano più,

sono tornata.

A vivere,

a chiacchierare,

alle rose,

a tessere e

ad ascoltare le storie

di chi vuol raccontarmele.

Sono tornata anche a fare il gelato,

non più quello degli scrittori,

ma il sia sempre lodato no-churn

di Georgina Hyden e del suo bel libro

“Taverna”.

La combinazione classica di ricotta e miele viene decisamente rinfrescata dalle note aromatiche e frizzanti del timo unito al limone. Venite a vedere come è andata a finire.

RICOTTA, HONEY AND THYME ICE CREAM

da Taverna di Georgina Hyden (traduzione di Stefania Orlando)

per 8 persone


500 g di ricotta

100 g di zucchero semolato tipo Zefiro

3 rametti di timo

400 ml di doppia panna da montare

mezzo limone

100 ml di miele


-Mettere nel robot da cucina la ricotta, lo zucchero e le foglie di timo e azionare a scatti fino a rendere il composto omogeneo.
-Montare a parte la panna fino a che sarà gonfia ma non secca ed unirla al composto di ricotta.
-Grattugiare finemente la buccia di limone ed incorporarla insieme al miele.
-Versare in un contenitore con coperchio e mettere in freezer per almeno sei ore prima di servirlo.

Note mie

Un gelato senza gelatiera, senza sbattimenti, fresco e accattivante, da servire anche come dessert per chiudere una cena in terrazzo: eccolo qua. Però alcune precisazioni voglio farle: la panna da montare che io ho utilizzato non era zuccherata, perciò la dolcezza è data dai 100 g di zucchero e dai 100 g di miele e direi che possa bastare così. Invece, sul timo, indubbiamente l’autrice si riferisce a quello fresco che tutti avete in vaso, tutti tranne me. Ma io ho avuto una piccola erboristeria per cinque anni e ho tanti di quelli infusi per casa che non avete idea. Il mio timo (serpillo) è quello da infuso, ne ho usato un cucchiaio circa e sono assolutamente soddisfatta del risultato. La buccia di limone è insostituibile, perché rende il gusto ancora più frizzante. Credo che questo gelato accontenterà tutti, per non parlare dell’aspetto tollerante, infatti non ha uova, non ha alcool o glutine, lo preparate velocemente e voilà, il gioco è fatto. Redone sia! La ricetta è

P R O M O S S A


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Roasted aubergines with mozzarella, chilli, lemon & flat-leaf parsley

The roasting tin” di Rukmini Yver è il libro scelto questo mese al Club del 27 in previsione della bella stagione, anche se il sole tarda ad arrivare. Noi intanto ci portiamo avanti col lavoro e vi daremo tantissimi spunti, anche molto pratici da realizzare e per i quali sporcherete una sola teglia da forno. Promesso.

Personalmente ho scelto questa teglia di melanzane, da condire dopo la cottura in forno con una buonissima mozzarella marinata al limone. La versione originale prevede anche del peperoncino, ma io non lo amo particolarmente, e ve dovete proporla anche ai bambini, meglio ometterlo.

Roasted aubergines with mozzarella, chilli, lemon & flat-leaf parsley

Ingredienti per 4

tempo 10-15 minuti

cottura 40 minuti

2 melanzane grandi

sale marino

3-4 cucchiai d’olio d’oliva

6 cucchiai di olio extravergine d’oliva

2 limoni (succo e buccia)

1 mazzolino di prezzemolo sminuzzato

1 peperoncino rosso senza semi e finemente sminuzzato (io l’ho omesso)

250 g di mozzarella di bufala a pezzi

  1. Preriscaldate il forno a 180°C. Tagliate via le estremità delle melanzane e affettatele per la lunghezza, prima a metà e poi in quattro. Posizionate le fette in un solo strato dentro una teglia da forno, salate abbondantemente e condite con olio d’oliva. Mescolate a mano in modo da ungere le melanzane del tutto, poi infornate per 40 minuti.
  2. Nel frattempo, unite l’olio extravergine d’oliva, la buccia di limone ed il succo, il prezzemolo ed il peperoncino. Regolate di sale, poi usate qualche cucchiaio per condimento della mozzarella mentre le melanzane sono in forno.
  3. Non appena le melanzane saranno cotte, versateci su il condimento rimanente e rimescolate bene per ricoprirle del tutto. Fatele riposare 5 minuti, poi ricopritele con la mozzarella marinata e servite caldo.


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Chicken with anchovies, lemon and rosemary di Diana Henry per il Redone di Aprile vol.II

Alcune ricette ti si fissano in testa come le canzoni d’estate, che canti e ascolti all’infinito senza stancarti.

E’ successo più o meno così con questo pollo alle acciughe di Diana Henry, un nome una garanzia. Il libro in questione è A bird in the hand, recensito nello Starbooks di qualche anno fa. Al di là di questo titolo, per me la signora Henry sta alla cucina come Fellini al Cinema Italiano, cioè non ne sbaglia una! Per questo motivo ho testato questa ricetta, già convinta del risultato. Venite a vedere come è andata. Intanto io partecipo con questa seconda ricetta nuovamente al Redone di Aprile.

Pollo con acciughe, limone e rosmarino (trad. di Stefania Orlando)

da A bird in the hand di Diane Henry

Ingredienti per 4 persone


8 cosce di pollo o altri pezzi (io ho usato le sovracosce)
8 scalogni
1 cucchiaio di olio di oliva
4 spicchi di aglio
peperoncino
5 acciughe
3 rametti di rosmarino
75ml di vino bianco secco o vermouth
scorza di limone
il succo di mezzo limone

Procedimento

  • Accendere il forno a 180°C.
  • Rimuovere il grasso dai pezzi di pollo
  • Pulire gli scalogni e tagliarli in quattro parti.
  • Tritare finemente gli spicchi di aglio.
  • Prendere una pirofila/un tegame che possa andare sia sul fuoco sia in forno,mettere un cucchiaio di olio (se usate sovracosce senza pelle mettetene due di cucchiai di olio) e fate dorare a fiamma decisa i pezzi di pollo, da entrambe le parti.Non devono cuocere,solo dorare. Rimuovete i pezzi di pollo e metteteli in un piatto.
  • Togliete dalla pirofila il grasso a parte un cucchiaio,aggiungete gli scalogni e fateli cuocere per tre minuti,poi aggiungete tre quarti dell’aglio,il peperoncino e le acciughe scolate del loro olio e fatte in pezzi grossolani. Abbassate la fiamma e fate cuocere per altri quattro minuti pressando con un cucchiaio le acciughe in modo che si disfino completamente.
  • Aggiungete i rametti di rosmarino,il vino ed il succo di limone e portate a bollore. Togliete la pirofila dal fuoco e disponete i pezzi di pollo sopra l’intingolo di scalogni. Se avete pezzi con la pelle quest’ultima deve essere rivolta verso l’alto. Unite anche il liquido che è rimasto nel piatto dove era il pollo.
  • Mettete la pirofila in forno e cuocete per 35-40 minuti senza coperchio. Trascorso tale tempo, controllate la cottura: forate un pezzo di pollo, ne deve uscire un liquido chiaro e non rosa.
  • Guarnite con la scorza di limone e l’aglio rimanente.La ricetta non prevede l’utilizzo di sale, le acciughe danno sapidità, ma controllate che sia di vostro effettivo gradimento.

NOTE

La ricetta è esattamente descritta, difficile sbagliare qualcosa. Ho solo acceso il forno con ritardo, perciò probabilmente non era a temperatura, quando ho infornato, eppure coi tempi ci siamo perfettamente.

Non avevo vino bianco, ho usato un rosato locale di buona qualità, il resto degli ingredienti è davvero alla portata. Ultimamente anche le acciughe le uso spesso, perciò le avevo già in frigo, da consumare.

E’ il tipo di preparazione che invade la casa già in cottura, con un profumo intenso ma non insistente. Sarà che io amo lo scalogno, ma non mi ha dato alcun tipo di fastidio.

Per quanto riguarda la sapidità, non è scontato che si trasferisca del tutto dalle acciughe alla carne.Nel mio caso, infatti, le acciughe non si erano sfaldate a sufficienza, perciò è probabile che dovrete regolare di sale. Io ho preferito non farlo, per gusto personale.

LA RICETTA E’ PROMOSSA


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Pralines per il Redone di Aprile

La cucina afro americana è tante cose.

Conoscerla e promuoverla non solo è un arricchimento personale, ma è uno stile di rapportarsi.

A chi? A cosa?

Ad un passato che per molto tempo la volontà di pochi ha voluto che fosse cancellato. Ad una cultura che invece, a dispetto di tutto e tutti, ha avuto la capacità di ricomporsi, dopo un’eradicazione coatta e cruenta, e sappiamo tutti di cosa si sta parlando. Queste “caramelle dei tempi di magra” sono un dolce emblematico, la ricetta è stata raccolta dopo uno studio appassionato di due secoli di eredità, dall’autrice Toni Tipton-Martin, probabilmente perché, senza queste candies sarebbe mancata la voce di qualcuno di prezioso, che oggi invece risuona per le strade di New Orleans come le note di una musica gioiosa, allegra, ricca di vita. Per tutti questi motivi partecipo al Redone di Aprile con questa chicca!

Di chiaro gusto francese, queste piccole pralines di noci pecan saranno la vostra rovina e la vostra salvezza, come lo sono state per me, che ho voluto e dovuto prepararle due volte, perché le prime non sono arrivate alla foto (e infatti queste in foto sono fatte con le più comuni noci, perché non avevo più pecan!)

Non è il primo appuntamento con questa cucina. Se volete approfondire il discorso, qui trovate un piatto tipico di un altro rivolo afro americano, ma oggi propongo praline per tutti!

PRALINES (traduzione di Stefania Orlando)

ricetta tratta da Jubilee di Toni Tipton-Martin

Ingredienti per circa due dozzine

300 g di brown sugar
300 g di zucchero semolato
3 cucchiai di melassa (o dark corn syrup)
250 ml di panna fresca da montare o latte intero
80 g di burro
250 g di noci pecan tostate e spezzettate grossolanamente
un cucchiaino di estratto di vaniglia
un pizzico di sale

  • Foderare una teglia con carta forno e lasciare da parte.
  • In un pentolino a fondo spesso mettere i due tipi di zucchero, la melassa e la panna (per me latte) e porre su fuoco medio/alto, mescolando finché lo zucchero si scioglie.
  • Portare a bollore e far cuocere per circa 5 minuti finché il composto addensa un po’ ed una goccia fatta cadere da un cucchiaio in una ciotola di acqua fredda si addensa subito in una pallina morbida (io ho usato un termometro da cucina, il composto deve arrivare a 116 gradi Celsius).
  • Fare molta attenzione in questa fase perché lo zucchero a queste temperature può provocare ustioni molto serie.
  • Togliere da fuoco e immediatamente unire le noci pecan, il burro, il sale e la vaniglia.
  • Mescolare vigorosamente con un cucchiaio di legno per almeno due o tre minuti, finché il composto prende consistenza.
  • Lavorando con una certa velocità versare cucchiaiate colme di composto sulla teglia preparata.
  • Far riposare finché le praline saranno completamente fredde.
  • Conservare in un contenitore ermetico.

NOTE MIE

La ricetta è perfetta, ma bisogna aver manovrato lo zucchero almeno una volta nella vita, prima di accingersi a sperimentare. Occorre più del tempo indicato, in effetti e se non avessi avuto il termometro da cucina, forse avrei rischiato di bruciare la melassa, fondamentale secondo me.

Per motivi tecnici (la foto) ho rifatto due volte la ricetta, usando le comuni noci, ma non danno quello stesso aroma delle pecan tostate! La differenza c’è e qualcuno doveva pure verificarlo, o no?

Voi potreste comprare il doppio di noci pecan, così, volendo ripetere, sarete in vantaggio, mentre il resto degli ingredienti è più reperibile, anche se la melassa (venduta in vasetti da almeno 300 g) l’ho trovata in un negozio ad hoc e non al super.

Non ultimo, queste praline sono gluten free. Vi occorre sapere altro per scatenarvi?

LA RICETTA E’ PROMOSSA