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Avventure di una mamma blogger


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White Russian Cake senza glutine per il Viaggio dei Sapori ovvero il caffè come non l’hai visto mai

«Il caffè arriva che sembra evaporare in una nuvola scura. Non ci aggiungo lo zucchero, per paura di alterarlo o forse perché, per abitudine, ormai lo preferisco così. Il sapore è lo stesso, perfetto: sembra quasi essersi conservato negli anni come per una formula algebrica che esplica una funzione. Con un gusto deciso, lievemente amaro ma senza nauseare. Mia madre non ha perso la mano e continua a non svelare il suo trucco. Se le chiedi il segreto, si limita a rispondere che «c’ha solo fatto la mano». E sulle quantità, «non troppo, non poco, ma il giusto» come se esistesse in natura un metro unanime per stabilirlo.Provo a chiederle come vanno le cose. Sorride ancora.«Le cose son cose. Come vuoi che vadano?».Non c’è possibilità di spuntarla col suo fatalismo casalingo».

(da I Sinistri. Cinque monologhi dalla parte del cuore di Mauro Bortone)

Questa torta è stata una delle più belle scoperte ai tempi della collaborazione con il Keep calm di MTChallenge e l’ho fatta mia, rielaborandola per le esigenze di casa. E’ stato un attimo riportarla in cima alla lista in occasione del Viaggio dei sapori di questo mese e non potevo non scegliere il caffè!!! Anzi, in apertura ho scelto proprio un brano da un libro che è stato una scoperta estiva, ma di quelle che porti con te nel cuore, nel lato sinistro. Leggetelo e magari accompagnate la lettura con una fetta di questa torta! Mi ringrazierete.

Torta white Russian – una versione gluten free.

9/12 porzioni

Tempo di preparazione circa 45 minuti. Cottura in forno 30/35 minuti

Una classica preparazione dell’America Centro –settentrionale unita al gusto del cocktail white russian; una meravigliosa ricetta da aggiungere al vostro repertorio serale, ma in versione gluten free.

Ingredienti

Olio di semi di girasole o burro per ungere la teglia

4 uova medie

125 g di zucchero scuro di canna

100 g di burro non salato, fuso

100 g di farina di riso

Chicchi di caffé per decorare

Cacao in polvere per guarnire

Per lo sciroppo

170 g di latte deidratato (una lattina)*

150 ml di latte condensato

180 ml di latte intero

30 ml di vodka

70 ml di Kahlùa o altro liquore al caffé

200 ml di panna fresca liquida non zuccherata

Scaldate il forno a 180°C. Imburrate oppure ungete con olio di semi uno stampo per torte quadrato da 20 cm e ricoprite il fondo con carta da forno. Prendete le uova e separate albumi e tuorli. Tenete da parte i tuorli e lavorate gli albumi con lo zucchero per almeno 4-5 minuti. Successivamente, aggiungete i tuorli e poi il burro fuso. Alla fine aggiungete la farina, con un pizzico di sale, facendo attenzione a non sgonfiare l’impasto. Versate il composto nello stampo e infornate per almeno mezz’ora. Verificate la cottura e togliete dal forno.

Unite tutti gli ingredienti per lo sciroppo, tranne la panna, che terrete da parte. Mentre la torta è ancora tiepida, senza toglierla dallo stampo, bucherellatela con uno stuzzicadenti sull’inera superficie. Spalmate metà dello sciroppo lentamente al di sopra,lasciandolo infondere prima di ripetere l’operazione (conservate lo sciroppo rimanente in frigo). Fate raffreddare del tutto la torta nello stampo, poi coprite con della carta pellicola e fate riposare almeno per un’ora oppure tutta la notte. Al momento di servire, mescolate nuovamente lo sciroppo raffreddato con la panna e suddividetelo in piatti fondi o ciotole. Togliete la torta dallo stampo e tagliatela a quadri, posizionate le fette sullo sciroppo cremoso. Cospargete di chicchi di caffé e spolverate con polvere di cacao. Servite velocemente.

*per preparare in casa il latte deidratato, partite da 100 g di latte in polvere e ricostituitelo con un bicchiere d’acqua (250 ml), mescolando bene per qualche minuto in un frullatore elettrico fino a quando non si sarà disciolto del tutto.


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Heartbreak Potato Soup per il Redone di Novembre

Questa ricetta è tratta dal libro “Strudel, Noodles & Dumpling” di Anja Dunk e si chiama La zuppa di patate del Cuore Spezzato, ma non lasciatevi prendere dalla tristezza, anche perché se avrete cura nel raccogliere tutti i cocci, questo cuore possiamo ricomporlo, pian piano, pezzo dopo pezzo, ma non subito.

Prima occorre lasciar passare un po’ di tempo, il tempo di preparare questa zuppa e, dopo, mi ringrazierete!!! Io, invece, ringrazio le ragazze dello Starbooks e con questa ricetta partecipo nuovamente al Redone di Novembre.

Ingredienti per 4 persone (Trad. a cura di Patrizia Malomo)


1 cucchiaio di olio d’oliva
200 g di speck (pancetta di maiale affumicata o lardo affumicato)
2 porri grandi affettati finemente
1 carota pelata e tagliata a dadini
1 litro 1/2 di brodo vegetale o acqua, freddi
1 foglia di alloro (2 se seccato)
1 cucchiaino di maggiorana secca
 80 g di prugne denocciolate tritate
500 g di patate farinose, pelate e tagliate a dadini
1 cucchiaio di burro non salato
2 scalogni affettati finemente
sale fino e pepe nero qb
2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato

1.Scalda l’olio in una larga casseruola e fai soffriggere lo speck,  il porro, la cipolla per 5 minuti o fino a quando il porro non sarà traslucido.

2. Aggiungi il brodo o l’acqua, l’alloro, la maggiorana, le prugne e le patate nella casseruola e copri per portare a ebollizione.


3.Raggiunto il bollore, togli il coperchio e fai sobbollire per 15 /20 minuti fino a che le patate non saranno perfettamente cotte.

4.Mentre la zuppa sobbolle, fai sciogliere il burro in un padellino e soffriggete a fiamma dolce per c.ca 5/8 minuti, lo scalogno, fino a completa doratura.

5.Assaggia la zuppa e aggiusta di sale e pepe se necessario, quindi cospargi con il prezzemolo, rifinisci con gli scalogni fritti e servi immediatamente.
Si può surgelare e riscaldare a fiamma dolce.

NOTE MIE

Questo è il genere di ricetta che, una volta scoperta, non mollerete più (altro che cuori spezzati!!!)!

Diventa quasi quotidiana, soprattutto se amate gli ingredienti che la compongono, uno fra tutti non sostituitelo, le PRUGNE, la vera scoperta di questo piatto, che regala note acidule e, al contempo, zuccherine che bilanciano la sapidità dello speck.

Per la facilità di preparazione, non penserete mai di ottenere tanta soddisfazione, provate per credere e poi fatemi sapere.

Ovviamente, la ricetta è

PROMOSSA


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Vellutata di zucca e mandorle per il club del 27 di Ottobre

Martedì 27 ottobre 2020, un anno da dimenticare! Ma, c’è sempre un “ma”.

Il Club del 27 torna puntuale a farvi sognare con tante ricette…what else?

Non vi resta che l’imbarazzo della scelta.

Eccovi la ricetta scelta tra quelle di Ottobre proposte nel Club del 27 ed è di Arianna Mazzetta.

Vellutata di zucca e mandorle

Per 4 persone:
1 kg di polpa di zucca a cubetti 500 ml di brodo vegetale
300 ml di acqua
200 g di yogurt greco
1 spicchi d’aglio
1 cipollotto rosso, tagliato molto sottilmente
2 cipolle dorate (300 g circa), tagliate finemente
30 g di zenzero fresco, grattugiato
40 g circa di mandorle, sminuzzate a coltello
1 cucchiaino di cumino in polvere
1 cucchiaino di coriandolo in polvere
1 stecca di cannella
olio extravergine di oliva


In una pentola, riscaldate l’olio a fuoco medio, aggiungete le cipolle dorate e fatele cuocere per circa 8 minuti o fino a quando non risulteranno morbide.

Aggiungete lo zenzero, il cumino, il coriandolo ed la stecca di cannella, mescolate e fate insaporire per qualche secondo. Aggiungete la polpa di zucca, il brodo e l’acqua e portate a bollore, abbassate il fuoco e fate cuocere per almeno 20 minuti. Rimuovete la stecca di cannella e lasciate riposare per 10 minuti.

Nel frattempo, mescolate lo yogurt con lo spicchio d’aglio grattugiato.
Frullate la zucca fino a quando non sarà vellutata e liscia. Rimettete su fuoco e scaldate.
Servite in 4 ciotole con lo yogurt all’aglio, il cipollotto rosso e le mandorle.


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Cuor di formaggio per il viaggio dei sapori di Ottobre

Parliamo di maledizioni?

Ovviamente quelle benevole…

Ad esempio, quella così curiosa, e per certi versi difficile da capire, che Gogol attribuisce ad un protagonista di uno dei suoi romanzi, ed è questa: “Che ti possa mancare la vodka quando ti svegli al mattino!” Se, per un russo non è maledizione questa, cioè l’impossibilità di riprendersi dall’ultima sbornia, con un meccanismo chiodo-scaccia-chiodo…

Ma lasciando da parte la letteratura russa ed il consumo di alcolici, visto che sono astemia e ve l’ho detto un sacco di volte, direi che una maledizione un po’ più alla mia portata sarebbe quella di rimanere senza marmellata di fichi durante l’inverno. E per voi quale sarebbe la sciagura gastronomica più dura da sopportare?

La ricetta di oggi è perciò scaramantica -e buonissima- e l’ho realizzata per il Viaggio dei Sapori di Ottobre per AIFB, scegliendo di abbinare ad un ripieno a base di provolone, delle noci, che, poi, si sa, stanno anche bene coi fichi. In particolare, marmellata di fichi salentini, fatta in casa per l’inverno.

Il tutto è avvolto in un sottile “guscio” di pane fritto, senza lievito e senza glutine.

Cuor di formaggio, noci e marmellata di fichi

150 ml di kefir bianco

200 g di mix di farina senza glutine per pane

8-10 cucchiaini di marmellata di fichi

100 g di provolone dolce

8-10 gherigli di noci

olio di semi per friggere

zucchero a velo

1.Versate il kefir e la farina in una planetaria e azionate per qualche minuto, fino ad ottenere un impasto omogeneo che deve riposare un quarto d’ora. Nel frattempo, pulite le noci, affettate il formaggio a cubetti.

2.Su un piano di lavoro stendete l’impasto di pane il più sottile possibile, aiutandovi con della carta pellicola o carta forno, perché, essendo senza glutine, tenderà ad appiccicarsi o spezzarsi.

3.Formate dieci pezzi e riempiteli con un cucchiaino di marmellata, un gheriglio di noce e qualche cubetto di provolone. Richiudetelo su se stesso e con un taglia biscotti, ottenete la forma circolare, ripassando con le dita le estremità per sigillarle ed evitare che si aprano in cottura.

4.Friggete per pochi minuti da un lato e dall’altro. Servire caldi e spolverare con dello zucchero a velo.


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Foglietti di pane ripieni al formaggio per il Redone di Ottobre

Vabbè.

Cosa ve lo dico a fare?

Se, come dicono a Roma,

non volete arzare ‘na paglia,

qui trovate la ricetta che fa al caso vostro,

velocissima,

ma soprattutto di sicuro effetto!

Colpevole OLIA HERCULES

con il suo ultimo lavoro SUMMER KITCHENS,

che, diciamolo subito,

non è un ricettario estivo,

ma un concetto  di cucina

che trovate solo in pochi angoli del mondo,

uno di questi è l’Ucraina.

Provare per credere.

 Il resto è nelle note.

Il REDONE di Ottobre è arrivato!

FRIED FLATBREADS WITH CHEESE

Da Summer Kitchens

(Traduzione a cura di Stefania Orlando)

per 8 persone

150 ml di kefir, o buttermilk 

220 g di farina (per me senza glutine)

100 g di halloumi grattugiato grossolanamente

150 g di feta sbriciolata

un cucchiaio di aneto tritato, facoltativo

strutto per friggere o olio di semi di girasole per la frittura

Versare il kefir in una ciotola e aggiungere a poco a poco la farina, mescolando fino ad ottenere un composto sodo che va poi impastato finché risulterà liscio ed omogeneo (anche appiccicoso, se senza glutine).

Far riposare l’impasto almeno un quarto d’ora.

Nel frattempo preparare il ripieno mescolando la feta sbriciolata con l’halloumi e l’aneto se lo si usa.

Ora usando il mattarello stendere l’impasto più fine possibile.

Coprirne metà con il ripieno preparato e chiudere coprendo con la metà di impasto ancora libero, lasciando un bordo di circa 2cm ad ogni lato pressandoli bene per chiudere.

Tagliare dei rettangoli con un coltello affilato o una rotella da pasticceria di circa 10×15 cm, assicurandosi che i bordi siano ben chiusi e che non ci sia aria all’interno.

Scaldare un cm di strutto o olio in una padella su fuoco medio/basso. Cuocere i rettangoli pochi alla volta due minuti da un lato ed un minuto dall’altro o comunque finché dorati e croccanti.

Scolarli su carta di cucina e servirli caldi.

NOTE MIE

-Ho voluto realizzare la versione senza glutine di questi “foglietti” di pane ripieni al formaggio perché mi hanno sedotta! Sono stati una rivelazione! Il fatto che non debbano lievitare, ma solo riposare brevemente, li rendono congeniali con una cucina veloce ma anche gluten free, insomma senza sbattimenti (a cui solitamente devo far fronte).

– L’aneto secondo me da una marcia in più, io ho dovuto ricorrere al più nostrano origano, ma qualcosa bisognava mettercela per aromatizzare e smorzare la sapidità della feta.

– Quanto più sottili riuscirete a stenderli, tanto più gradevolmente croccanti saranno al palato; per l’halloumi è battaglia persa, io ho seguito il consiglio delle starbookers e ho sostituito col provolone, ma farei una puntata in Grecia solo per accaparrarmi anche una piccola forma di questo formaggio, un misto di latte di capra e pecora che vorrebbe diventare un prodotto DOP, ma, al momento, qualche intoppo ancora c’è. Riusciranno i nostri eroi??

La ricetta è assolutamente:

PROMOSSA


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Cuor di sorbetto alle more e ibisco, tra mito e parole

Anche le more stanno per finire, un po’ per gli incendii un po’ perché non sempre mi ricordo di andare a raccoglierle e c’è chi ci pensa al posto mio…queste di oggi me le ha regalate un’amica, Barbara, un tipo deciso, coi capelli scuri come il carbone, anzi, proprio come queste more.

Cosa sarebbe la vita senza gli amici? O senza le more? Poi c’è anche il detto secondo cui “agli uomini piacciono le bionde, ma sposano le more” ma questo è ancora tutto da dimostrare, esattamente come la ricetta di oggi: un sorbetto che toglie il fiato, un “cuor” di sorbetto, appunto.

Vi piace la parola “cuore”? Quante volte al giorno la pronunciate? E per quali motivi? Come ha scritto qualcuno, nella vita ordinaria alcune parole ci passano davanti come se fossero avvolte in un involucro*. Tranne, forse -secondo me- la parola “cuore”, proprio perché esso è l’involucro, è l’imballaggio di tutto noi stessi. La parola cuore, più che pronunciarla, bisogna viverla, bisogna ricordarsi ogni tanto di essere vivi, di sentir pulsare il nostro cuore e ascoltarne i battiti, o ascoltare i battiti del cuore di chi ci sta accanto.

Questo cuor di sorbetto alle more di rovo e ibisco ricorda davvero un cuore, me ne sono accorta stamattina, quando ancora un po’ addormentata, l’ho tirato fuori dal freezer per fotografarlo. Dopo aver organizzato un piccolo set con una ciotolina che soddisfaceva le mie poche pretese in fatto di palette di colori, il suo colore così vivo e la sua forma così tonda, con la sua consistenza così densa, mi hanno ricordato proprio un cuore…da lì, pensare al mito di Dioniso è stato un attimo, reduce qual ero da una lezione di scrittura creativa sugli specchi e sui miti greci.

Si narra da qualche parte che quando i Titani trovarono il piccolo Dioniso ancora in fasce, prima di smembrarlo, gli regalarono dei giochi, tra cui uno specchio (convesso), che catalizzò l’attenzione del bambino, ancora ignaro del destino cui era stato consegnato. Ecco, ho un compito da svolgere per la prossima lezione: guardare in quello specchio e, in qualche modo, descrivere cosa ci ha visto Dioniso.

Sinceramente, non so da dove iniziare, ma intanto ho fatto questo sorbetto, a pranzo lo mangerò.

Qui lo vedete fotografato davanti uno specchio, e ora capirete il perché di un “cuore” allo specchio…narra il mito che i Titani smembrarono il corpicino di Dioniso e ne fecero uno spezzatino, ma il cuore fu dimenticato..restò integro. Qualcuno lo colse, e da lì rinacque Dioniso, per la seconda volta.

Eccovi spiegato il cuore e lo specchio.

Con questa ricetta partecipo al simpatico contest di Aifb #ilviaggiodeisapori e vi ricordo che le more non ingrassano, hanno un elevato contenuto in Potassio e tanto fosforo.

Cuor di sorbetto alle more di rovo e ibisco

Ingredienti per 2

1 cucchiaio di infuso di ibisco e frutti rossi

125 ml di acqua

175 g di more di rovo

100 g di zucchero semolato

un colino

un frullino

Preparate un infuso di ibisco e frutti rossi, filtrate e lasciate raffreddare. Versate nuovamente nel pentolino l’infuso, dopo averlo filtrato e aggiungete lo zucchero. Mentre lo zucchero si dissolve sul fuoco, frullate le vostre more, dopo averle ben lavate.

Versate la purea di more nello sciroppo di ibisco e fate sobbollire per altri tre o quattro minuti. Togliete dal fuoco e filtrate di nuovo, per togliere tutti i semini. Potete usare il colino, o al limite una garza di nylon.

Prima di mettere in freezer, il composto deve esser lasciato raffreddare a temperatura ambiente.

Tenete in congelatore tutta la notte. Sporzionate e servite.

*Paolo Nori, I russi sono matti, pagg.40-41.


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Fig and granadine cocktail

La stagione dei fichi sta per finire e per le melegrane è ancora presto, però questo cocktail riuscite a prepararlo con facilità, basta volerlo. Come per tutte le cose, volere è potere.

Prima di lasciarvi la ricetta, vorrei raccontarvi un sacco di cose, ma mi rendo conto che rischierei di annoiarvi e nessuno vuol annoiare i propri lettori, anzi. Il web pullula di corsi su come diventare lo storyteller migliore di sempre o l’influencer della porta accanto, per dire.

Ecco, io per voi ho rubato i fichi. Da un albero. Eran gli ultimi. L’ho fatto perché questo cocktail, senza i fichi, è come un quadro senza cornice.

Come mi ha detto qualcuno, bisogna valorizzare ciò che è bello (e buono, in questo caso). E’ lo stesso principio per cui, da oggi, non uscirò da casa senza un filo di rossetto.

Fig and granadine cocktail

Ingredienti

20 ml di gin

succo di un limone

30 g di albume

25 ml di sciroppo di melagrana

ghiaccio qb

1/2 fico

Con l’aiuto di uno shaker, agitate insieme tutti gli ingredienti con vigore e servite con un fico tagliato a metà sul bicchiere.

Prosit!


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Grissini senza glutine ai semi di sesamo e tahini per un’estate stuzzicante.

GiocaSorridiMangia

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La tahini è magica.

O comunque ha a che fare con i legami, nel bene e nel male.

Tempo fa, cioè lo scorso inverno, ne ho preparata un po’ in casa con dei buoni semi di sesamo. Oggi torna di nuovo sulla mia tavola estiva, per festeggiare i legami di famiglia, quelli che le distanze non separeranno mai. Non solo. Evidentemente la tahini è anche contagiosa, perché mentre realizzavo questi grissini senza glutine, ieri sera in terrazzo, avevo un pezzo della famiglia con gli occhi puntati addosso, incuriositi e piacevolmente coinvolti, tanto che hanno avuto la pazienza di aspettare le due infornate, non solo per poterli gustare, ma anche gioire con me del bel risultato e fotografarli in maniera eccellente!

Ringrazio Giusy – la mia cugina “sorella”- per l’entusiasmo come sempre coinvolgente e per la sua presenza immancabile ogni estate in mezzo a noi.

Grissini senza glutine home made

INGREDIENTI

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Jansson’s temptation per la nuova edizione dello Starbook Redone e qualche consiglio di lettura

A detta dell’autore di Salt is essential, questo piatto, dal nome svedese, ne ricorda uno francese, il gratin del Delfinato, con la differenza che qui trovate le acciughe! (beh….i “delfini” non si mangiano). L’ingrediente prevalente è comunque rappresentato dalle patate.

E’ un piatto ideale per le prime serate autunnali che si preannunciano in questi giorni e lo scelgo per la ripresa del Redone 2020 .

Invece sull’identità del nome Jansson la ricerca è aperta. Volete partecipare anche voi? Sembra quasi di sentire don Abbondio chiedersi innocentemente “Carneade, chi è costui?” -è vero, si tratta solo di un nome dato ad una ricetta a base di patate, ma ricordo che anni fa, io stessa suscitai scalpore chiamando una torta al vino (e miele) la “torta di Dalila“, e meno male che ne avevo suggerito le motivazioni…

Il nome, dicevo, è importante. Lo è anche nei romanzi. In alcune interviste, raccolte nel volume “Per scrivere bene imparate a nuotare“, Giuseppe Pontiggia parla spesso dei nomi attribuiti dagli scrittori ai personaggi dei loro romanzi e di alcune scelte ben riuscite e di altre che si sono rivelate più fallimentari. Un esempio per tutti lo prende in prestito dall’Ulisse di Joyce: si tratta di Buck Mulligan, un nome ed un cognome che <<ha una sua forza elementare -sostiene Pontiggia- una sua semplicità potente, che non solo accettiamo senza resistenza, ma che si imprime nella memoria.>>

E il vostro nome è mai comparso in un romanzo? Il mio in più di uno, a cominciare da Delitto e Castigo, che avrete letto tutti. Ma la sorpresa è stata ritrovarlo in uno dei cinque monologhi inseriti nel recente racconto di un giovane autore salentino, Mauro Bortone, dal titolo I Sinistri, edizioni Augh!consigliatissimo. Potreste trovarci anche il vostro di nome, insieme al vostro lato sinistro, ma questa è un’altra storia.

Jansson’s Temptation

da Salt is Essential

di Shaun Hill

1,2 kg di patate pulite e tagliate a fiammifero

1 cipolla

12 filetti di acciughe

400 ml di latte ( o brodo) caldo

1 litro di double cream (panna molto grassa)

  1. Preriscaldate il forno a 180°C
  2. Condite le patate, poi mescolatele in una ciotola con la cipolla e le acciughe. Versatele dentro una pirofila da forno e ricopritele con il latte (o del brodo) caldo, insieme alla panna.
  3. Ricoprite con un foglio di alluminio e fate cuocere circa 1 ora e 1/2
  4. Rimuovete il foglio, infornate nuovamente e continuate a cuocere fino ad ottenere la croccantezza
  5. Lasciate riposare 10 minuti prima di servire.

Note mie

C’è ben poco da eccepire quando la firma è di Shaun Hill. Voi sapete che questo libro lo amo, ho vinto anche uno Starbook Redone con una sua ricetta, e questo dimostra solo che quando Shaun entra in cucina con te, sarà un successo.

Nello specifico, non avevo mai preparato nulla del genere, per quanto, alla fine, semplice ma di sostanza, come le cose che piacciono a me.

Le acciughe qui sono l’elemento salino da calibrare bene. Nell’introduzione alla ricetta originale vengono suggerite le silvery, o meglio ancora le spagnole. Forse più che indicarne il numero ne avrei indicato il peso, ma penso che si riferisca ad un packaging particolare diffuso nei paesi anglosassoni, tipo confezione da dodici. Le patate sono quelle belle grandi, che si conservano a lungo. Io ho utilizzato varietà Nicola, pasta gialla.

La ricetta è ovviamente

P R O M O S S A


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Triglie allo zafferano per il viaggio dei Sapori

In assoluto il pesce è l’alimento che amo di più, ma lo preparo di rado per quella cattiva abitudine di accontentare solo i gusti altrui.

Da oggi ho deciso di concedermi il lusso del pensare un po’ di più a me stessa e inizio da queste triglie allo zafferano.

L’occasione mi si è presentata con l’iniziativa lanciata ai Soci Aifb e che propone la preparazione di un piatto a base di pesce, che contenga almeno uno degli ingredienti elencati di seguito: zafferano, anice, cetriolo, aneto, prezzemolo, foglie di coriandolo, avocado, piselli, peperoni o peperoncino piccante.

Ho scelto lo zafferano, la spezia del buonumore, per profumare questo brodo che bagna ed insaporisce le triglie, marinate e fritte velocemente.

La triglia, a sua volta, l’ho scelta perché è stato il primo pesce che mi è venuto in mente, forse per colpa del detto “far l’occhio di triglia“, che è uno sguardo sognante, da innamorati …un po’ come gli occhi indimenticabili di Betty Devis…la ricordate? E la canzone che l’ha resa immortale, cantata da Kim Carnes? Io amo quella canzone, mi mette di buonumore, come lo zafferano, come le triglie.

Triglie allo zafferano

250 g di filetti di triglie

1 scalogno

1 patata

500 ml di brodo vegetale

pisstilli di zafferano

succo di limone

olio d’oliva

pepe

Peperoncino (facoltativo)

  1. Con il succo di limone, l’olio ed il pepe preparate una marinatura e immergete i filetti di triglia. Coprite con della carta pellicola e lasciate riposare anche fino a tre ore (almeno una). Intanto preparate un brodo vegetale arricchito di patate, scalogno e qualche pistillo di zafferano.
  2. Trascorso il tempo della marinatura, scaldate una padella per friggere con un cucchiaio d’olio di semi e adagiate i filetti dal lato della pelle per appena un minuto. Rigirateli e fate cuocere il tempo necessario (due o tre minuti saranno sufficienti).
  3. Servite i filetti sopra le patate e lo scalogno, bagnati nel brodo.