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Avventure di una mamma blogger


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Sambocade, il cheesecake.

2016-05-18

“Sambocade dalla parola latina Sambucus” …questa ricetta si è impigliata tra i cunicoli della mia testa come un pesciolino nella rete. Non ne conoscevo l’esistenza fino a qualche settimana fa, quando l’ho trovata citata nella presentazione di un libro di pasticceria inglese su un blog che amo molto. Si tratta di una ricetta vecchia di secoli e secoli, visto che la sua prima comparsa è in un trattato di cucina inglese,The forme of the cury e risale al 1390, pieno Medio Evo…

“Take and make a crust in a trap & take cruddes and wryng out þe wheyze and drawe hem þurgh a straynour and put hit in þe crust. Do þerto sugar the þridde part, & somdel whyte of ayren, & shake þerin blomes of elren; & bake it vp with eurose, & messe it forth.”

 

…perciò ho pensato che si trattasse del “nonno” di tutti i chessecakes.

Anzi, dalle ultime ricerche è saltata fuori l’esistenza di ricette di cheesecakes nell’Antica Grecia, datate 200 AD.

Nella versione originale è previsto l’impiego di formaggi tipicamente inglesi come il “cottage cheese” e il “double cream”, introvabili qui dalle mie parti. La ricotta, invece, ce l’ho! Allora ho pensato di prendere questa ricetta e di fargli un bel lifting per svecchiarla e alleggerirla un po’…

Ho dovuto ricorrere ad un tool 2.0 come FoodPairing per avere un’idea sugli abbinamenti ed eventuali sostituzioni, così ho appurato che esiste un ottimo match aromatico tra il cottage cheese e lo yogurt…allora l’ho sostituito con quest’ultimo. Per il double cream ho giocato un po’ di fantasia e ho optato per il più italiano mascarpone,anche se sicuramente più “soft” come consistenza, per la verità ho chiesto consiglio ad Alessandra Van Pelt Gennaro!! Tutto vero 😉

I fiori di Sambuco, non pervenuti, li ho sostituiti con un ottimo succo di bacche selvatiche amaro una ciocca di Sambuco 100%.

L’umorismo Inglese, a sentire mio marito, ce l’ho…

ErboristicaMente. Tra le proprietà della pianta di Sambuco, c’è quella di favorire la sudorazione, favorire i processi digestivi nelle mamma che allattano, la proprietà vaso tonica, emolliente e antinfiammatoria. Inoltre è utile nelle affezioni delle vie respiratorie e nel trattamento delle allergie.

Ora non mi resta che ringraziare gli amici di Assaggi di Viaggio per la bellissima proposta; il cheesecake è stato in assoluto la prima cosa che ho imparato la prima volta che ho messo piede in cucina (molto tardi, per la verità) e, come si sa, il primo amore non si scorda mai!

NB= MI SCUSO PER LE FOTO OTTENUTE CON LO SMARTPHONE …caro Babbo Natale, regalami una REFLEX!!!

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Impasto gf del guscio (teglia diametro 24 cm)

150 g di fariba di riso bio

50 g fecola di patata

90 g di burro freddo non salato

una presa di sale fino

50 ml di acqua ghiacciata

50 g di zucchero semolato

Ripieno

250 g di ricotta artigianale di pecora

250 g di mascarpone

125 g di yogurt magro

50 ml di succo di bacche selvatiche di sambuco (è un succo molto scuro e amarognolo)

3 tuorli

3 albumi

75 g di zucchero semolato

1 cucchiaino di chiodi di garofano in polvere

acqua di rose qb

Procedimento

Preparare l’impasto per la frolla velocemente e mettere a riposo in frigo per almeno un’ora. Successivamente, stendere la frolla con l’aiuto di fogli di carta da forno e rivestire una teglia. Ricoprire lo strato di frolla con un altro foglio di carta da forno e versare almeno due etti di ceci o fagioli, per la cottura in bianco del guscio. Saranno utili per non far gonfiare troppo la pasta frolla. La cottura in bianco si ottiene per almeno 15 minuti a 180-200°C.

Nel frattempo preparare il ripieno, separando dapprima i tuorli dagli albumi. Lavorare i tuorli con lo zucchero, fino a che non cambiano colore, e montare gli albumi a neve con un pizzico di sale. (ho eseguito tutta la preparazione con una semplice frusta di metallo, senza ausilio di planetaria o frullini elettrici). Aggiungere poco alla volta ai tuorli, la ricotta, lo yogurt e il mascarpone. Successivamente aggiungere i chiodi di garofano e il succo di mirtillo. Aggiungere l’acqua di rose e poi unire gli albumi, mescolando dal basso verso l’alto, fino ad ottenere un composto omogeneo.

Nel frattempo, togliere dal forno il guscio e terminare la cottura in bianco. Togliere dal guscio i legumi e la carta da forno, versare il composto nel guscio e rimettere in forno per la cottura definitiva a 175 °C per 45-50 minuti.

Ultimata la cottura, far raffreddare nella teglia e tenere in frigo tutta la notte, poi sformare e servire con dei frutti di bosco freschi.

Con questo cheesecake

partecipo al MTC n. 57

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Banana Bread al cioccolato.

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Per festeggiare i primi tre anni di questo Blog strampalato, eccovi una ricetta che avevo in mente da un bel po’…non sarà la Raindrop Cake che sta facendo impazzire New York, ma vi assicuro che è molto buono, e,per una colazione abbondante, è quello che ci vuole. Questa versione è senza glutine e senza uova. Inoltre, se sostituirete il latte con una bevanda vegetale, sarà anche un’ottima soluzione vegan. A voi la scelta 😉

Ingredienti

(per una teglia da plumcake da 20 cm)

  • 250 g di farina autolievitante gf
  • 2 banane mature
  • 80 g di malto di riso
  • 50 g di latte ps
  • 13o g di cioccolato fondente a scaglie
  • 35 g di olio di semi
  • un pizzico di sale

 

a. Mescolare in una ciotola farina e sale.

b. Aggiungere l’olio, il latte e il malto di riso.

c. A parte, schiacciare le banane senza buccia, ottenendo una purea omogenea.

d. Aggiungere la purea all’impasto. Mescolare bene.

e. Aggiungere, infine, il cioccolato in scaglie.

f. Preriscaldare il forno a 180 °C in modalità statica, versare l’impasto nello stampo, dopo averlo foderato con carta da forno, e infornare per almeno 45 minuti.

g. Fare intiepidire prima di affettare.

 

 

 

 

 

 


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Brodetto Mediterraneo

Pesce fresco

Kolev Letz entrò in una taverna. Gli dettero del pesce. Kolev

guardò il pesce e vi si chinò sopra, come se volesse comunicargli

un segreto. Gli si avvicinò l’oste, chiedendogli:

“Reb Kolev, cosa state borbottando al pesce?”

“Ci sto conversando. Gli ho chiesto da dove venisse.Ha detto:

“dalla Dvina.” Ho chiesto: che notizie dalla Dvina? Dice che non lo

sa perché manca già da un mese.” 

(Tratto da RACCONTI E STORIELLE DEGLI EBREI, Testi inediti della tradizione yiddish raccolti da E.S. Rajze, Ed Bompiani) 

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Appurato che la Dvina è un fiume russo, resta il fatto che della freschezza o bontà del pescato non è facile esser certi, a meno che non siate degli intenditori.

Guida Slow Fish alla mano, ecco qualche suggerimento su come far la spesa di pesce per preparare un brodetto mediterraneo.

  • La FAO ha stabilito dei codici numerici per indicare la provenienza del pesce sui banchi delle pescherie, 37 è il codice che identifica il Mare Mediterraneo.

Diventare consumatori consapevoli può contribuire alla sostenibilità dell’ambiente mare.

  • Per mantenere un equilibrio nella catena riproduttiva dei pesci, è preferibile acquistare, ad esempio, quelli della giusta taglia, cioè non troppo piccoli, per non ostacolarne lo sviluppo. Capasanta e scampo, ad esempio, non al di sotto degli 11 cm, sogliola e nasello almeno 20 cm, e così via.
  • Alcuni pesci sono in grave rischio di estinzione, come pesce spada, tonno rosso, salmone, bianchetti e gamberetti tropicali allevati. A rischio anche cernia bruna e merluzzo.

La cernia bruna del Mediterraneo, ad esempio, è un pesce ermafrodita: nasce femmina, successivamente si trasforma in maschio, andando a vivere più in profondità, fuori dalla portata dei subacquei, che pescheranno, così, più femmine, creando uno squilibrio tra i sessi e una conseguente scarsa sopravvivenza della specie.

  • Cambiare abitudini negli acquisti è difficile, ma ne gioverà l’ambiente e anche le nostre tasche.

Le specie neglette, cioè i pesci meno conosciuti, sono anche meno costosi e altrettanto saporiti, con un basso impatto ambientale. Uno dei pesci più salutari, come lo sgombro, costa poco più di sei euro al kg, pesce che per queste ragioni ho scelto per il mio brodetto mediterraneo.

  • Scegliere pesce di stagione,cioè quel pesce che è di passaggio nel nostro mare in quel particolare periodo dell’anno. Acquistare pesce di stagione, vuol dire acquistare pesce che non ha subito lungo trasporto su ruote, non ha dunque contribuito all’inquinamento atmosferico. Piccole scelte quotidiane alla nostra portata modificano in un senso oppure in quello opposto anche la salute dell’aria che respiriamo.

La ricetta di oggi prende spunto dalla sfida lanciata da Anna Maria  per l’MTC 55 in qualità di vincitrice dello scorso MTC.  Per chi non lo sapesse, Anna Maria Pellegrino è Presidente dell’Associazione Italiana Food Blogger, ecco spiegata l’emozione e la paura di sbagliare qualcosa proprio con colei che il cibo lo attraversa in lungo e in largo, con i suoi racconti che aprono la mente e il cuore. Preziosissimi i suoi consigli, non solo per la tecnica della ricetta di oggi. Preparare un brodetto di pesce, però, non è stato affatto semplice… Se finora ero bravissima a mangiarlo…l’esperienza multisensoriale di prepararlo è stata del tutto stravolgente… pulire il pesce è stato quasi terrificante, prima di tutto per via dell’odore molto forte, poi perché la pelle era attaccatissima alla carne sottostante e non avevo delle forbici ad hoc. Ma si può sempre far pulire il pesce al proprio pescivendolo, tranne che in questo caso: la gara ha le sue regole!

Fumetto

Avevo paura che il fumetto non venisse bene per la mancanza di crostacei…in realtà prepararlo  non era un passaggio obbligatorio, ma morivo dalla voglia di imparare che, dopo aver pulito bene gli scarti dai residui di sangue, ho usato solo quelli ed ho ottenuto un buon sapore finale.

D’altra parte, come ci ha ricordato Anna Maria, questa ricetta nasce sulle barche dei pescatori, dove spesso c’era spazio per un solo tegame, per cui il fumetto probabilmente non veniva affatto preparato.

L’accompagnamento, invece, è necessario… e immaginandomi pescatore del passato, magari salpato da un porticciolo salentino, con molta probabilità avrei portato con me delle friselle, tipico pane secco, ottenuto con acqua e farina, con una cottura lunga e con possibilità di lunga conservazione, ma anche, per così dire, “tascabile”.

Esigenze terapeutiche, purtroppo, mi obbligano ad una preparazione senza glutine, ma questo particolare non ci spaventa, vero? Forse le frise meriterebbero un post a sé, ma oggi non sono loro le protagoniste e soprattutto, sbriciolate nel brodetto, non faranno altro che assorbirne tutto il suo sapore, e restituirlo in bocca amplificato.

Topic

Anna Maria ci chiede di raccontare quando un momento legato al cibo ha fatto la “differenza”? 

Beh, cara Anna Maria, da quando, tre anni fa a mio figlio-che oggi ne compie 5- fu diagnosticata la celiachia, per me fu un colpo … ricordo che avevo aperto questo blog da pochi mesi…per me, e soprattutto per lui, non sarà un momento, sarà per sempre..Togliere il glutine per esigenze terapeutiche, e non per una moda, come talvolta capita di sentire, non è stato semplice e ancora continua a non esserlo, in una società in cui i diritti di pochi non vengono sempre trattati col dovuto rispetto.

Stiamo ancora continuando a declinare inviti laddove non ci viene garantito un piatto senza glutine, e credimi, accade spesso … ma non voglio annoiare o appesantire nessuno, tu ce lo hai chiesto, io ho voluto rispondere 😉

Altri ingredienti

Tornando alla ricetta, ho usato l’ origano per aromatizzare, perché è la pianta del cuore, della mia infanzia, della mia nonna, che acquistava il pesce dal furgoncino del venerdì, perché  negli anni Ottanta funzionava così.

L’origano, poi,  è ricco di sali minerali, vitamina A e C, ferro, manganese, calcio, acidi grassi omega 3.

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La sua tassonomia è complicata, per la presenza di piante appartenenti anche ad altre famiglie, ma comunemente definite con lo stesso nome. L’Origanum vulgare comprende quello “greco”, mentre quello cosiddetto “turco” è una varietà di Origanum onites, cui si aggiunge il syriacum e il dictamus, con un fiore dal colore più roseo. Se invece vivete in Messico o negli States, è molto probabile che abbiate acquistato un “origano” non proprio botanicamente tale. In quei Paesi, infatti, è commercializzato un origano prodotto dalla Lippia, una pianta appartenente alle Verbenaceae, ma il cui aroma ricorda molto bene quello dell’origano. Note anche le sue proprietà curative nel trattamento di bronchiti e altre affezioni delle vie respiratorie, nonché il mal di denti.  In Aromaterapia, il suo olio essenziale (dermocaustico) aiuta le persone ipocondriache a cancellare malattie immaginarie. Mia mamma, ancora oggi, lo raccoglie in piccoli bouquet e lo lascia essiccare, poi con la pazienza di sempre, lo sbriciola, lo ripone in vasetti minuscoli e lo mette nei pacchetti che periodicamente spedisce ai miei fratelli che vivono a mille km di distanza.

Brodetto Mediterraneo

con friselle senza glutine e origano

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Ingredienti per 2 persone

  • 1 kg di pesce misto fra scorfano, gallinella, sgombro  e sarago
  • 400 g fra cozze
  • 1 spicchio di aglio
  • ½ cipolla bianca
  • 1 costa di sedano
  • 1 carota
  • ½ bicchiere abbondante  vino bianco
  • Olio evo km 0
  • origano km 0
  • Friselle senza glutine (farina deglutinata, acqua e un filo di spago per “strozzarle” a metà cottura nel forno).

 

Preparazione

Pulire le cozze, eliminare le barbe e lasciarle in acqua fredda e sale.

Eviscerare e pulire tutto il pesce, sfilettarlo e mettere da parte le carcasse.

Disporre i filetti in un vassoio, coprire con pellicola e mettere in frigo.

Tritare finemente la cipolla e l’aglio.

Fumetto di Anna Maria:

In una casseruola scaldare un paio di cucchiai di olio evo, tostare, premendo con un mestolo, le carcasse fino a farle dorare, versare 3 litri di acqua freddissima e qualche cubetto di ghiaccio, portare a bollore, unire la costa di sedano e la carota, abbassare il fuoco, schiumare e far ridurre il liquido della metà. Filtrare, mettere da parte e tenere al caldo.

In un tegame basso e largo far dorare dolcemente il trito di cipolla e aglio, aggiungere le cozze, unire qualche mestolo di fumetto, il vino, farlo evaporare e far cuocere a fuoco basso fino a quando non si apriranno.Infine, unire i filetti di pesce tagliati a tocchetti e cuocere per altri 5’, senza mai mescolare. Spolverare di origano e servire.

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 Con questa ricetta partecipo
al MTC n.55
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Gluten free Dalila’s Cake per l’MTC n. 54

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“Dal divoratore è uscito il cibo

e dal forte è uscito il dolce”

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 L’ispirazione non perdona, e la simpatica “coppia” di Burro e Miele ha dato talmente tanti di quegli spunti questo mese all’MTC per la sfida n.54,  che son tornata sui miei passi, sulla decisione, cioè, di non partecipare più alle sfide, causa lavoro, e … sono di nuovo qua…

La storia che mi accingo a raccontarvi, accadeva  nel periodo in cui gli Israeliti erano sotto il dominio dei Filistei,pare per punizione divina…ma Dio li rivolle, ad un certo punto, come popolo eletto. Dio, essendo in quel periodo un po’ attacca brighe, vedi Zeus (diciamo) voleva litigare con questi Filistei, anzi voleva distruggerli…Fu così che fece annunciare la nascita di un liberatore, Sansone. (Perchè mi senta un po’ Benigni, non lo so, ma andiamo avanti:)

Sansone fu un uomo giusto, fu giudice in Israele per venti anni, ma era predestinato ad una morte cruenta.

Sansone era stato consacrato a Dio sin dal grembo, unico caso di nazireo per tutta la vita, cioè avrebbe dovuto osservare un “codice comportamentale” che prevedeva, nella fattispecie, l’astinenza dal vino e dai cibi “impuri”e, in aggiunta, non avrebbe mai dovuto radersi i capelli, era lì, infatti, che risiedeva la sua forza sovrumana. Tra le prescrizioni, però, faceva eccezione la vita sentimentale: gli era concesso di prender moglie, anzi poteva frequentare tutte le donne che gli pareva. A dispetto della sua appartenenza al popolo Ebreo, si innamorava sempre delle donne straniere, con gran dispiacere di mamma e papà, costretti a combinar matrimoni coi Filistei…

La giurisprudenza dell’epoca,in campo matrimoniale, permetteva anche forme di matrimonio senza la necessaria coabitazione, e fu proprio un giorno, mentre tornava nella casa paterna, dopo aver fatto visita alla moglie, che un impeto divino lo fece deviare dal percorso e si trovò a combattere con un leone, su cui, grazie al cielo, ebbe la meglio. Il caso, oggi, avrebbe fatto discutere, ma lì nessuno vide, nessuno udì…fu quasi un’esercitazione “divina” in vista di future battaglie, ben più pesanti.

Sansone non ne aveva mai parlato con nessuno, neppure con mamma e papà… Nessuno, infatti, sapeva del leone, né di quello che Sansone trovò qualche giorno dopo, all’interno della carcassa di quella bestia feroce, e cioè un alveare pieno di api laboriose e tanto di quel miele che Sansone poté riempirsi le mani e offrirne anche ai suoi genitori,  senza rivelare la provenienza di quel alimento così prezioso.

Perciò, appena ne ebbe l’occasione, ed essendo sprovvisto di doni per le sue nuove nozze, pensò bene di trarre spunto da quel episodio per formulare un indovinello da sottoporre a trenta Filistei: “Dal divoratore è uscito il cibo e dal forte è uscito il dolce”. Ciascuno di loro gli avrebbe donato un abito se, al tramonto, non fossero riusciti a trovare la soluzione.             Al contrario, sarebbe stato lui a pagar pegno.

I Filistei, molto furbi, fecero leva sulla futura moglie di Sansone, minacciandola di morte, se non avesse estorto il segreto al marito. La donna si fece rivelare il segreto e lo riferì ai Filistei, popolo cui peraltro apparteneva. Così Sansone fu costretto ad uccidere trenta uomini,togliere loro i vestiti e offrirli in pegno ai trenta Filistei che erano riusciti a rispondere, con l’inganno, all’indovinello: cosa c’è di più forte di un leone? Cosa c’è di più dolce del miele?

Ripudiata quella moglie, Sansone si innamorò nuovamente, questa volta la donna in questione è chiamata per nome (neppure della madre di Sansone la Bibbia riporta il nome,ma di questa donna,si), Dalila.  I Filistei, però, volevano mettere Sansone nella condizione di non nuocere più,e a tale scopo dovevano riuscire a conoscere il segreto della sua forza sovrumana per poterlo sconfiggere.

Conosciamo tutti la fine di questa storia d’amore…Sansone amava tanto Dalila, che dopo ripetute insistenze della donna, le rivelò il segreto della sua forza, i capelli.

Venduto questo segreto ai Filistei per una lauta ricompensa, fu lei stessa a provvedere alla rasatura della virile chioma, consegnando Sansone al suo destino (ignara del fatto che Sansone era nato proprio per perire  insieme a tutti i Filistei).

Reso, poi, anche cieco e ridotto in schiavitù, un giorno fu slegato dalle catene per offrire uno spettacolo al popolo…intanto la chioma stava ricrescendo, la forza era tornata…gli bastò appoggiarsi alle colonne su cui si reggeva la reggia,  per distruggere la costruzione e far morire insieme a lui oltre tremila persone.

***

Spero che il racconto,tratto dal capitolo 14 del libro dei Giudici e ispiratomi da Erri De Luca in “Una nuvola come tappeto” vi abbia messo un po’ di appetito, perché adesso dovete sorbirvi la Torta di Dalila,  ispirata ad una ricetta della simpaticissima Melissa Clark e pubblicata sul NYT Cooking.

In questo post la ricetta ha subito  le mie variazioni sul tema, come sempre. Innanzitutto, non potevo presentarvi una torta senza nome, perciò ho pensato bene di chiamarla Gluten free Dalila’s Cake, in realtà è la

Torta al miele, con vino rosso e susine.

[Per motivi terapeutici ogni volta che realizzo una ricetta, devo reimpostarla sulle coordinate del gluten free]

 

Prosit!

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Ingredienti

400 g di preparato* per dolci senza glutine

2 g di polvere di zenzero

2 g di cannella

3 uova grandi

200 g di Olio e.v.o. km 0

250 g di Miele biologico di Acacia

150 g di Vino rosso secco

4 Susine rosse ben mature  per decorare

Foglioline di mentuccia

Miele d’acacia bio q.b. per far macerare la frutta

*contenente lievito, sale e zucchero.

Steps

  • Pre riscaldare il forno a 180 °C; imburrare e infarinare lo stampo.
  • In una ciotola capiente,unire la farina con le spezie;
  • In un’altra ciotola lavorare bene le tre uova con una frusta,aggiungere olio,miele e vino. Mescolare e versare sugli ingredienti secchi, lavorando fino ad ottenere un impasto omogeneo.
  • Versare nello stampo imburrato e cuocere per circa 45-50 minuti. Ultimata la cottura, trasferire su una teglia e lasciare raffreddare per almeno 20 minuti, prima di togliere dallo stampo.
  • Nel frattempo, lavare e affettare la frutta, trasferirla in una terrina e mescolarla con del miele  e delle foglioline di menta (oppure timo).Lasciare macerare almeno 30 minuti. Servire la torta con questa frutta.

 

Con questa ricetta partecipo alla sfida n.54

del MTC,

perché è come il miele!

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PS 1)Realizzare questo post è stato molto importante per me, mi ha permesso di staccare la spina e respirare a pieni polmoni. Ringrazio Alessandra e tutta la squadra del MTC!!! Ringrazio la mia amica Angelica, perché ha accettato di fotografare la mia torta dopo che la mia macchinetta fotografica ha avuto la peggio, essendo capitata tra le manine laboriose del mio piccolo ometto. 2)Set e ambientazione sono sempre mie, in particolare mi è piaciuto inserire anche questo scatto perché, essendo un pozzo, rimanda proprio al luogo intorno al quale nell’Antico Testamento, si “contrattava” il matrimonio. Anche i genitori di Sansone hanno contrattato per lui più volte davanti ad un pozzo.

 

 


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Un Dolce San Valentino

cioccolato e zenzero

Alcune persone mi ispirano, e credo che lo faranno sempre, per tutta la vita.

Strana forma d’amore, l’amicizia, quella vera, gratuita, disinteressata.

Perciò, oggi, nel giorno “consacrato” all’amore tra due persone, io ricordo quelle che hanno suggerito al mio cuore, alla mia mente, dei sogni possibili…

e ciascuno di voi, se ne ha voglia, ci metta il suo.

Intanto, godetevi questa ricetta, ispirata, s’intende.

Ingredienti

  • 125 g di noci sgusciate
  • 125 g di cioccolato fondente a scaglie
  • 125 g di zucchero di canna
  • 3 uova intere
  • 20 g di zenzero candito
  • burro per imburrare la teglia
  • pan grattato (per me senza glutine)

Procedimento

  1. Frullate le noci con lo zenzero; lavorate a parte i tuorli con lo zucchero, fino a che non cambieranno colore. Unite il cioccolato fondente grattugiato.
  2. Montate gli albumi a neve.
  3. Unite tutti gli ingredienti ad eccezione degli albumi, e lavorateli insieme. Alla fine incorporate gli albumi poco alla volta, con un cucchiaio di legno, lavorando dal basso verso la parte alta della terrina, senza far smontare l’impasto.
  4. Versate il composto in una teglia imburrata e in cui avete cosparso del pan grattato, meglio se provvista di cinturino (io ho usato uno stampo di 24 cm di diametro).
  5. Infornate a 180°C a forno statico.
  6. Servite quando sarà del tutto raffreddata.

 

Kisses ❤

 

 

 


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Zuppa semplice

zuppa

Le zuppe calde stanno all’inverno come la copertina sta a Linus…la fantasia non sempre è con me, ma questa minestra, nella sua semplicità, vi stupirà.

Ecco gli ingredienti:

un cespo di lattuga oppure radicchio (come ho fatto io)

1 patata

foglie di sedano

olio evo

un pizzico di noce moscata

una spolverata di parmigiano

 

Pulire le patate e tagliarle a dadini facendole cuocere a parte per dieci minuti. Soffriggere il radicchio tagliato a listarelle insieme al sedano. Aggiungere al soffritto le patate con l’acqua di cottura, coprire con coperchio e cuocere venti minuti. Servire calda con un po’ di noce moscata e parmigiano. Non dimenticate di accompagnare con del pane raffermo a dadini.

 

 

 

 


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Un sacco di chiacchiere

Il post che avevo programmato per il Natale non è andato a buon fine, il motivo tecnico non lo ho ancora capito, ma, d’altra parte, come auguri erano un po’ insipidi, non avevo neppure regalato una ricettina…

Spero di rifarmi con queste chiacchiere senza glutine, buone buone e anche belle …. diciamolo!!!

Armatevi di un po’ di pazienza,perché le farine senza glutine fanno i capricci, proprio come i bimbi, a  cui in particolare piacciono molto questi dolcetti carnevaleschi.

 

Ingredienti

100 g maizena

100 g farina senza glutine (anche quella per pane va bene)

1 tuorlo

50 ml di olio di semi

25 g di zucchero

1 cucchiaino di vaniglia estratto liquido

latte qb

Olio per friggere

***

Lavorare a lungo l’impasto in una terrina fino ad ottenere un panetto morbido.

Trasferirlo su una spianatoia e stenderlo sottile con l’aiuto di un mattarello.

Ritagliare dei rombi e inciderli nel centro, facendo ri passare, se volete, una delle estremità dall’altra parte della fessura.

A parte preparare l’olio per friggere e portatelo alla giusta temperatura, mettendo a friggere i dolcetti pochi alla volta.

Mettete ad asciugare su della carta assorbente e, infine, spolverate con dello zucchero a velo su cui sia specificata la dicitura “senza glutine”.

 


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Saluti & ceci…

Ecco una ricetta che potrete preparare con tutta la calma del mondo, ma anche no:la crema di ceci. Se avete dei ceci secchi, dovrete aspettare per via di un lungo ammollo; se vi ritrovate quelli precotti, in scatola,avrete bisogno di pochi altri ingredienti, ed il gioco è fatto…Potrete spalmare la  crema su dei crostini, cracker, pane etc

 

400g di ceci

2 spicchi di aglio

Olio evo q.b.

Curcuma

Cumino (per me noce moscata)

Succo di ½ limone

 

Dopo aver cotto i ceci, preparate un soffritto di aglio e spezie, e versate i legumi per farli insaporire, regolando di sale (se volete). Messo da parte l’aglio, versate tutto in un mixer e aggiungete il succo di limone. Frullate qualche minuto, fino ad ottenere una pastella cremosa. Versate in una ciotola e servite.

 

 

Questa crema oggi è stata il mio comfort food …sono rari, ultimamente i “giorni liberi” tanto che il tempo da dedicare al blog è drasticamente diminuito, ma, come vedete, appena posso, torno da voi…

 

Un abbraccio e alla prossima ghiotta occasione.


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American Hamburger senza glutine con patate e salsa di pomodoro

Mentre son seduta nel mio angolino del pc, trasmettono in TV l’attesissimo atterraggio di Samantha Cristoforetti e gli altri due astronauti della missione “FUTURA”, durata ben 200 giorni nello spazio…il primo ad uscire è il collega russo…..ed ecco il secondo, è lei, Samantha che sorride, sembra star bene…ed io sono contenta per lei e fiera, sempre più convinta che il futuro, davvero, finalmente, possa esser coniugato al femminile…

Non credevo che questo post sarebbe “venuto alla luce”  in contemporanea con questo evento eccezionale, ma sono contenta che sia successo, perché oggi volevo proprio parlare dei limiti che sono fatti per essere superati, della vita che è fatta di sfide con se stessi, di piccole conquiste, che, giorno dopo giorno, danno sapore e significato alle sofferenze e ai sacrifici quotidiani, e che mente chi dice il contrario!

Me ne da’ occasione l’MTC di giugno, il numero 49 e la ricetta proposta da una “nutrizionista fuori dalle righe” -un po’ come me- l’autrice del blog Saparunda‘s kitchen che propone degli strepitosi buns che io ho dovuto, come sempre, realizzare senza glutine. Per la salsa, invece, mi sono lasciata ispirare qui, si tratta di Food 52, un blog che amo visitare spesso.

Dopo tutto il paracadute che portava giù la Soyuz ricorda un po’ questi panini americani, simbolo del benessere del sogno americano e dei suoi paradossi, nel bene e nel male…ma parliamo solo di bene anzi di bontà e gusto!!!

Mi sono piaciuti proprio tanto, con quel dolce-salato che si equilibrava alla perfezione (modestia a parte)..Qualche piccola modifica rispetto alla ricetta originale è stata necessaria per via della lavorazione senza glutine, come anche i tempi di lievitazione che non possono essere prolungati, e in effetti, credo che qualcosa sia andato diversamente da come me lo aspettavo, forse perché i panini hanno continuato la lievitazione mentre il forno raggiungeva la temperatura, ed ecco come mi spiego l’effetto a carta geografica delle loro cupolette 😉

Ingredienti e procedimento per i buns

  250 g di farina *

  130 g di latte

  20 g di burro

  10 g di zucchero

  5 g di strutto (per chi non potesse sostituibile con il burro)

  5 g di sale

  4 g di lievito di birra fresco

  1 cucchiaino di miele

*per la preparazione senza glutine ho utilizzato solo 230 g di farina, un preparato senza glutine per pane e pizza a marchio Coop.

(dal blog Saparunda’s kitchen)Intiepidire il latte, scioglierci il lievito con il miele e lasciar riposare per una decina di minuti. In una boule di vetro capiente setacciare la farina, formare una fontana, versare il latte poco per volta e lasciarlo assorbire mescolando con un cucchiaio di legno. Aggiungere lo strutto ed il burro a temperatura ambiente e il sale e lo zucchero. Impastare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
Coprire con della pellicola e un panno e lasciar lievitare fino al raddoppio (per le lavorazioni senza glutine occorrono tempi brevi anche di 45 min).

Prendere l’impasto,sgonfiarlo leggermente cercando di formare un rettangolo che poi piegherete (più o meno come un asciugamano): dividetelo idealmente in tre parti, sovrapponete la parte di destra al centro ed idem con la sinistra (al centro, sopra la destra). Ora rigirate di 90° e fate lo stesso. Far riposare così l’impasto, con la chiave (la parte della piega) rivolta verso il basso e coperto da un panno per una mezz’oretta. Formare poi i buns (con queste dosi mi vengono 4 panini da circa 80-90 g l’uno). Poggiarli su una teglia coperta da carta da forno e con il palmo della mano schiacciarli leggermente.
Far riposare coperti da pellicola per una mezz’oretta.

Passare con uovo e latte e infornare a 180°C per 20 minuti esatti. E voilà...

***

Per la salsa ho utilizzato la mia conserva personale di pomodori, fatta in casa e messa in olio evo fatto scaldare insieme all’aglio, come vi dicevo l’ispirazione è sul blog Food 52. Invece il controrno è il preferito di mio marito: patate rosolate nell’aglio. Ecco come si procede: tagliare le patate pasta gialla a dadini e metterle in ammollo in acqua per almeno due ore, cambiando l’acqua almeno una volta. Questo passaggio agevola la perdita di amido, per ottenere una miglior rosolatura. Per la cottura, utilizzare una padella dal diametro grande, così da far più spazio alle patate, per essere a contatto con il calore del fornello. Noi usiamo rigorosamente olio evo locale, metro zero! L’aglio è quasi d’obbligo.

Per comporre i buns ho utilizzato delle fette di mozzarella fresca e gli hamburger che preparo spesso al mio bimbo, con vitello tritato, formaggio e uova, dosi 1 uovo ogni 300 g di carne.

Utilissimo il post di Cristiana!!!

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Con questi buns partecipo

al MTC n 49

perché è il mio “paracadute”

😉

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Tortino senza glutine al cioccolato fondente

 

 

tortino

 

Ingredienti per 12-16 tortini da una ricetta di Jim Lahey 

115 g di burro

115 g di cioccolato fondente a scaglie

200 g di zucchero (100 g zucchero nero del Perù + 100g zucchero bianco)

4 uova grandi, tuorli e albumi separati

40 g di pangrattato senza glutine

un pizzico di sale

Jim Lahey è famoso per il suo “pane senza impasto” e, infatti, questo tortino, nella sua ricetta originale, dovrebbe essere fatto utilizzando del pangrattato home made, ma dal momento che le lunghe lievitazioni non sono opportune quando si lavora senza glutine, ho preferito utilizzare del pangrattato gluten free già pronto. Del resto, preparare questo tortino è già stato laborioso abbastanza, perciò il mio pane senza glutine continuerò a prepararlo come faccio di solito, e quotidianamente. Se volete approfondire, vi consiglio di dare un’occhiata qui!!

Kiss 😉