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Avventure di una mamma blogger


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Cuor di formaggio per il viaggio dei sapori di Ottobre

Parliamo di maledizioni?

Ovviamente quelle benevole…

Ad esempio, quella così curiosa, e per certi versi difficile da capire, che Gogol attribuisce ad un protagonista di uno dei suoi romanzi, ed è questa: “Che ti possa mancare la vodka quando ti svegli al mattino!” Se, per un russo non è maledizione questa, cioè l’impossibilità di riprendersi dall’ultima sbornia, con un meccanismo chiodo-scaccia-chiodo…

Ma lasciando da parte la letteratura russa ed il consumo di alcolici, visto che sono astemia e ve l’ho detto un sacco di volte, direi che una maledizione un po’ più alla mia portata sarebbe quella di rimanere senza marmellata di fichi durante l’inverno. E per voi quale sarebbe la sciagura gastronomica più dura da sopportare?

La ricetta di oggi è perciò scaramantica -e buonissima- e l’ho realizzata per il Viaggio dei Sapori di Ottobre per AIFB, scegliendo di abbinare ad un ripieno a base di provolone, delle noci, che, poi, si sa, stanno anche bene coi fichi. In particolare, marmellata di fichi salentini, fatta in casa per l’inverno.

Il tutto è avvolto in un sottile “guscio” di pane fritto, senza lievito e senza glutine.

Cuor di formaggio, noci e marmellata di fichi

150 ml di kefir bianco

200 g di mix di farina senza glutine per pane

8-10 cucchiaini di marmellata di fichi

100 g di provolone dolce

8-10 gherigli di noci

olio di semi per friggere

zucchero a velo

1.Versate il kefir e la farina in una planetaria e azionate per qualche minuto, fino ad ottenere un impasto omogeneo che deve riposare un quarto d’ora. Nel frattempo, pulite le noci, affettate il formaggio a cubetti.

2.Su un piano di lavoro stendete l’impasto di pane il più sottile possibile, aiutandovi con della carta pellicola o carta forno, perché, essendo senza glutine, tenderà ad appiccicarsi o spezzarsi.

3.Formate dieci pezzi e riempiteli con un cucchiaino di marmellata, un gheriglio di noce e qualche cubetto di provolone. Richiudetelo su se stesso e con un taglia biscotti, ottenete la forma circolare, ripassando con le dita le estremità per sigillarle ed evitare che si aprano in cottura.

4.Friggete per pochi minuti da un lato e dall’altro. Servire caldi e spolverare con dello zucchero a velo.


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Cuor di sorbetto alle more e ibisco, tra mito e parole

Anche le more stanno per finire, un po’ per gli incendii un po’ perché non sempre mi ricordo di andare a raccoglierle e c’è chi ci pensa al posto mio…queste di oggi me le ha regalate un’amica, Barbara, un tipo deciso, coi capelli scuri come il carbone, anzi, proprio come queste more.

Cosa sarebbe la vita senza gli amici? O senza le more? Poi c’è anche il detto secondo cui “agli uomini piacciono le bionde, ma sposano le more” ma questo è ancora tutto da dimostrare, esattamente come la ricetta di oggi: un sorbetto che toglie il fiato, un “cuor” di sorbetto, appunto.

Vi piace la parola “cuore”? Quante volte al giorno la pronunciate? E per quali motivi? Come ha scritto qualcuno, nella vita ordinaria alcune parole ci passano davanti come se fossero avvolte in un involucro*. Tranne, forse -secondo me- la parola “cuore”, proprio perché esso è l’involucro, è l’imballaggio di tutto noi stessi. La parola cuore, più che pronunciarla, bisogna viverla, bisogna ricordarsi ogni tanto di essere vivi, di sentir pulsare il nostro cuore e ascoltarne i battiti, o ascoltare i battiti del cuore di chi ci sta accanto.

Questo cuor di sorbetto alle more di rovo e ibisco ricorda davvero un cuore, me ne sono accorta stamattina, quando ancora un po’ addormentata, l’ho tirato fuori dal freezer per fotografarlo. Dopo aver organizzato un piccolo set con una ciotolina che soddisfaceva le mie poche pretese in fatto di palette di colori, il suo colore così vivo e la sua forma così tonda, con la sua consistenza così densa, mi hanno ricordato proprio un cuore…da lì, pensare al mito di Dioniso è stato un attimo, reduce qual ero da una lezione di scrittura creativa sugli specchi e sui miti greci.

Si narra da qualche parte che quando i Titani trovarono il piccolo Dioniso ancora in fasce, prima di smembrarlo, gli regalarono dei giochi, tra cui uno specchio (convesso), che catalizzò l’attenzione del bambino, ancora ignaro del destino cui era stato consegnato. Ecco, ho un compito da svolgere per la prossima lezione: guardare in quello specchio e, in qualche modo, descrivere cosa ci ha visto Dioniso.

Sinceramente, non so da dove iniziare, ma intanto ho fatto questo sorbetto, a pranzo lo mangerò.

Qui lo vedete fotografato davanti uno specchio, e ora capirete il perché di un “cuore” allo specchio…narra il mito che i Titani smembrarono il corpicino di Dioniso e ne fecero uno spezzatino, ma il cuore fu dimenticato..restò integro. Qualcuno lo colse, e da lì rinacque Dioniso, per la seconda volta.

Eccovi spiegato il cuore e lo specchio.

Con questa ricetta partecipo al simpatico contest di Aifb #ilviaggiodeisapori e vi ricordo che le more non ingrassano, hanno un elevato contenuto in Potassio e tanto fosforo.

Cuor di sorbetto alle more di rovo e ibisco

Ingredienti per 2

1 cucchiaio di infuso di ibisco e frutti rossi

125 ml di acqua

175 g di more di rovo

100 g di zucchero semolato

un colino

un frullino

Preparate un infuso di ibisco e frutti rossi, filtrate e lasciate raffreddare. Versate nuovamente nel pentolino l’infuso, dopo averlo filtrato e aggiungete lo zucchero. Mentre lo zucchero si dissolve sul fuoco, frullate le vostre more, dopo averle ben lavate.

Versate la purea di more nello sciroppo di ibisco e fate sobbollire per altri tre o quattro minuti. Togliete dal fuoco e filtrate di nuovo, per togliere tutti i semini. Potete usare il colino, o al limite una garza di nylon.

Prima di mettere in freezer, il composto deve esser lasciato raffreddare a temperatura ambiente.

Tenete in congelatore tutta la notte. Sporzionate e servite.

*Paolo Nori, I russi sono matti, pagg.40-41.


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Jansson’s temptation per la nuova edizione dello Starbook Redone e qualche consiglio di lettura

A detta dell’autore di Salt is essential, questo piatto, dal nome svedese, ne ricorda uno francese, il gratin del Delfinato, con la differenza che qui trovate le acciughe! (beh….i “delfini” non si mangiano). L’ingrediente prevalente è comunque rappresentato dalle patate.

E’ un piatto ideale per le prime serate autunnali che si preannunciano in questi giorni e lo scelgo per la ripresa del Redone 2020 .

Invece sull’identità del nome Jansson la ricerca è aperta. Volete partecipare anche voi? Sembra quasi di sentire don Abbondio chiedersi innocentemente “Carneade, chi è costui?” -è vero, si tratta solo di un nome dato ad una ricetta a base di patate, ma ricordo che anni fa, io stessa suscitai scalpore chiamando una torta al vino (e miele) la “torta di Dalila“, e meno male che ne avevo suggerito le motivazioni…

Il nome, dicevo, è importante. Lo è anche nei romanzi. In alcune interviste, raccolte nel volume “Per scrivere bene imparate a nuotare“, Giuseppe Pontiggia parla spesso dei nomi attribuiti dagli scrittori ai personaggi dei loro romanzi e di alcune scelte ben riuscite e di altre che si sono rivelate più fallimentari. Un esempio per tutti lo prende in prestito dall’Ulisse di Joyce: si tratta di Buck Mulligan, un nome ed un cognome che <<ha una sua forza elementare -sostiene Pontiggia- una sua semplicità potente, che non solo accettiamo senza resistenza, ma che si imprime nella memoria.>>

E il vostro nome è mai comparso in un romanzo? Il mio in più di uno, a cominciare da Delitto e Castigo, che avrete letto tutti. Ma la sorpresa è stata ritrovarlo in uno dei cinque monologhi inseriti nel recente racconto di un giovane autore salentino, Mauro Bortone, dal titolo I Sinistri, edizioni Augh!consigliatissimo. Potreste trovarci anche il vostro di nome, insieme al vostro lato sinistro, ma questa è un’altra storia.

Jansson’s Temptation

da Salt is Essential

di Shaun Hill

1,2 kg di patate pulite e tagliate a fiammifero

1 cipolla

12 filetti di acciughe

400 ml di latte ( o brodo) caldo

1 litro di double cream (panna molto grassa)

  1. Preriscaldate il forno a 180°C
  2. Condite le patate, poi mescolatele in una ciotola con la cipolla e le acciughe. Versatele dentro una pirofila da forno e ricopritele con il latte (o del brodo) caldo, insieme alla panna.
  3. Ricoprite con un foglio di alluminio e fate cuocere circa 1 ora e 1/2
  4. Rimuovete il foglio, infornate nuovamente e continuate a cuocere fino ad ottenere la croccantezza
  5. Lasciate riposare 10 minuti prima di servire.

Note mie

C’è ben poco da eccepire quando la firma è di Shaun Hill. Voi sapete che questo libro lo amo, ho vinto anche uno Starbook Redone con una sua ricetta, e questo dimostra solo che quando Shaun entra in cucina con te, sarà un successo.

Nello specifico, non avevo mai preparato nulla del genere, per quanto, alla fine, semplice ma di sostanza, come le cose che piacciono a me.

Le acciughe qui sono l’elemento salino da calibrare bene. Nell’introduzione alla ricetta originale vengono suggerite le silvery, o meglio ancora le spagnole. Forse più che indicarne il numero ne avrei indicato il peso, ma penso che si riferisca ad un packaging particolare diffuso nei paesi anglosassoni, tipo confezione da dodici. Le patate sono quelle belle grandi, che si conservano a lungo. Io ho utilizzato varietà Nicola, pasta gialla.

La ricetta è ovviamente

P R O M O S S A


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“Questanottedame” remix al mascarpone

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“Questanottedame” è la ricetta di Anna Maria Pellegrino che mi ha fatto decidere di rimanere su questi schermi, e approfondire come nasca una ricetta.

La mia versione, più easy e green, nasce dalla creatività di questi ultimi giorni e vuol essere solo un simpatico segno di riconoscenza ad una donna che continua ad ispirarmi.

Uno zabaione salato al mascarpone, che potrete gustare su foglie di lattuga, alla maniera dei futuristi, senza le stoviglie e senza ungervi neppure troppo le mani.

È solo uno snack proteico, un abbraccio salino, non vi ammazzerà il giro-vita!

Ve lo suggerisco come spuntino notturno, se c’è una luce che vi tenga ancora svegli (potrebbe esser la luce interna del frigorifero o quella interiore di qualcuno dall’altra parte dell’universo che si gioca il momento più rilassante della giornata, passando a salutarvi).

Se rientro nelle scadenze, vorrei partecipare anche al Contest #tiramisùworldcup su IG @tiramisuworldcup che ringrazio per la bella occasione.

Forse una ricetta nasce così, dalle occasioni che acchiappiamo al volo.

Fosse lo stesso pure per gli amori …

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Per due persone

  • 3 tuorli d’uovo
  • 50 g di mascarpone
  • 10 ml di succo d’arancia
  • 30 ml di vino bianco fermo
  • foglie di lattuga (i cuori)
  • capperi in salamoia
  • 1 goccia di salsa di soia
  • paprika dolce per spolverare (facoltativo)
  • sale qb

 

  1. In una pentola scaldate un po’ di acqua, appoggiate una bastardella o una ciotola e montate i tuorli con la frusta e con un pizzico di sale, a fuoco molto basso e facendo attenzione che l’acqua non arrivi al bollore.
  2. Unire il mascarpone, continuando a montare i tuorli e una volta assorbito unire i liquidi a filo, con le gocce di salsa di soia, continuando a montare energicamente fino a quando la crema comincerà ad addensarsi. Potreste velocizzare con un cucchiaino di amido di mais).
  3. Servite con foglie di lattuga, capperi e paprika dolce in polvere.


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I miei panini senza glutine per il contest Il pane nell’arte

Sono da poco un socio Aifb.

Conoscevo l’Associazione da quando ha iniziato a muovere i primi passi e speravo di poter un giorno contribuire alla mission di raccontare il cibo insieme.

Con questo spirito partecipo al contest fotografico “Il pane nell’arte”, anche se non ho la stoffa del fotografo, ma il pane non mi lascia indifferente, perché è l’alimento cardine in tutte le culture e la sua storia è infinita, si perde nella notte dei tempi.

Traggo da un romanzo sociale degli anni ’70 un interrogativo che faccio mio…

La farina! Masa sapeva bene quel che è la farina e quanto le costasse; la farina che le si attaccava alle dita, chiusa nella madia con un rispetto quasi fanatico. (…) La farina era lei stessa e tutta la sua famiglia. E Giacco diceva: –Non siamo fatti di pane anche noi?1

Selezione di opere tra cui scegliere:

1- La Lattaia di Verneer (olio su tela 1658-1660).
2- Cestino di Pane di Dalì (olio su tavola 1945).
3- Achrome, 1962 c., panini e caolino, 31 × 31 cm di Piero Manzoni
4- Il pane e le uova di Cézanne (olio su tela 1865).
5- Bread in Hands, collezione “Il pane della Misericordia” di Safet Zec (tempera su tela 2016)
6- Ragazzo con cesta di pane e dolciumi di Evaristo Baschenis (olio su tela 1655-65)

Ai fini del contest scelgo di rappresentare un particolare dell’opera di Piero Manzoni,  Achrome, 1962 c., panini e caolino, 31 × 31 cm di Piero Manzoni, che è inserita in una serie di opere note come Achromes: “Inizialmente l’Achrome è una superficie bianca di gesso o di caolino che non manifesta alcun significato, né esibisce una manipolazione della materia (…) uno spazio totale, aperto ad infiniti significati possibili, infinita riproduzione della propria realtà tautologica.”2

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credit © Fondazione Piero Manzoni, Milano

 

La scelta è caduta su quest’opera perché effettivamente non è il solito modo di rappresentare il pane, privo del suo colore naturale e con forme poco accattivanti.

E’ proprio il caso dei panini senza glutine, che preparo per mio figlio …per qualcuno il pane senza glutine non è pane. Forse avrà ragione, non è pane, è un farmaco. E’ l’unico modo che abbiamo, ad oggi, per curare questa subdola malattia autoimmune che aggredisce il suo stesso sistema immunitario, però noi lo chiamiamo pane 😉

“Non siamo fatti di pane anche noi?”

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Panini all’olio senza glutine

Per 8-10 panini piccoli

200 g di mix B di farina per pane senza glutine Schär

75 g di farina di riso

200 ml di acqua

3 g di lievito di birra liofilizzato

1 cucchiaino di sale fino

20 g di olio di semi

1 tazzina d’acqua per sciogliere il lievito

farina di riso per il piano di lavoro

 

Lavorate qualche minuto l’impasto con tutti gli ingredienti in una planetaria, aggiungendo il lievito per ultimo e non superando i 6 minuti. Fate riposare 1 ora e 30’.

Le preparazioni senza glutine, in realtà, lievitano ben poco, perciò allungare i tempi non aiuta il processo.

Versate l’impasto appiccicaticcio su una spianatoia ben cosparsa di farina di riso e suddividerlo in otto o dieci parti uguali. Dare la forma desiderata. In questo caso arrotondata e segnata in superficie come una rosetta.

Infornare a 200 °C per 25-30 minuti.

Si ottengono dei panini molto croccanti fuori e morbidi dentro, da consumare in giornata oppure surgelare.

1   F.Tozzi, Con gli occhi chiusi, Milano 1979, pp.14-15

2   www.pieromanzoni.org

 

 

 

 

 

 


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SPICY CHOCOLATE FRIANDS per il Redone di marzo

Come si sceglie una ricetta per il Redone?

Ho vinto tre volte e ancora non lo so.

Ma è un po’ come innamorarsi …

Ti prende di pancia,

ti fa girar la testa,

vai in fissa e alla fine ti butti!

E’ successo così con questi financier all’uvetta,

che chiameremo friands.

Lo stampo originale li faceva rassomigliare un po’ ai lingotti d’oro,

rettangolari come erano, da cui il nome,

a significare -forse- che si può esser ricchi

con molto meno di un lingotto!

Aggiungete questa canzone di Edith Piaf

mon manège a moi

e buon appetito!

SPICY CHOCOLATE FRIANDS da Lateral Cooking di Niki Segnit

 

Dosi per circa 10/12 tortini 

Traduzione a cura di Patrizia Malomo

Ingredienti
100 g di mandorle tritate
50 g di farina 00*
150 g di zucchero a velo setacciato
120 g di burro fuso
4 albumi a temperatura ambiente
75 g di cioccolato fondente al 70% grattugiato grossolanamente
25 g di uva passa
2,5 g di cannella in polvere (1 cucchiaino)
2,5 g di cacao amaro
2,5 g di pimento
2,5 g di zenzero
2,5 g di noce moscata appena grattugiata
1 g di sale
Scorze finemente grattugiate di 1 limone ed 1 arancia non trattati
2,5 ml di estratto di vaniglia (1 cucchiaino)
Brandy q.b.

Coprite l’uvetta con il brandy o rum (io ho usato Vecchia Romagna) e fatela ammollare per qualche ora o tutta la notte.

In una ciotola capiente mescolate le mandorle tritate, la farina, lo zucchero a velo, tutte le spezie ed il sale, le scorze grattugiate e l’estratto di vaniglia

In un’altra ciotola montate a neve gli albumi ed incorporateli nel mix di mandorle. Aggiungete il burro fuso e raffreddato, il cioccolato fondente e l’uva passa strizzata. Mescolate con cura.

Versate il composto in 10/12 stampini imburrati e fate cuocere a 180° per c.ca 15/20 minuti.

Quando i dolcetti si saranno raffreddati ricopriteli con una glassa fatta con 75 g di zucchero a velo e 10 ml di succo di limone. Decorate con scorzette miste.

 

*Per la mia versione gluten free ho utilizzato farina senza glutine!

Note mie

– Può sembrare un lavoro certosino, ma avendo cura di predisporre gli ingredienti necessari, basterà solo assemblarli e riempire gli stampi;

– Attenzione alle quantità! Ci sono molti ingredienti ma in piccole dosi. Pensate cosa potrebbe succedere spostando una virgola? Lo so, perché stavo per versare 25 g di cacao, ma, occhio, ne bastano 2,5!!!!

-Il resto, va da sè! Questo libro sarà mio!!Appena le finanze lo permetteranno 😉

La ricetta è PROMOSSA a pieni voti!

Con questa ricetta partecipo al Redone di Marzo 2020


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BLUE CHEESE AND SESAME BISCUITS per il Redone di Febbraio

Febbraio è il mio mese! Ci sono nata, perciò meglio amarlo e farsene da subito una ragione del fatto che le feste di compleanno d’inverno, anche NO. Ad ogni modo, mancano ancora dieci giorni, invece il Redone inizia oggi, e voglio partecipare subito. Dopo la sonora bocciatura dell’ultimo libro recensito, ho optato per una ricetta di uno dei libri di cui mi “fido” di più ed è Salt is essential di S. Hill.

Nel caso mi abbiate vista su IG, sono stata alle prese con una dieta, la prima in assoluto pensata per me stessa, e non per gli altri. Ho rispolverato un vecchissimo vademecum di Pierre Dukan (si, proprio lui) e sono riuscita a rientrare negli abiti di qualche taglia fa. Ve ne parlo solo perché c’è una chicca di Dukan che riguarda l’ingrediente di oggi, ovvero il blue cheese, nella fattispecie,il Gorgonzola! Ebbene, il nostro dr Pierre lo utilizza nell’insalata, al posto delle olive, sottolineando il fatto che apportano entrambi lo stesso effetto, tant’è che se Parigi valse bene una messa, un cucchiaino di gorgonzola sarà deleterio non meno di un’oliva! Ma ora abbandoniamo la dieta e tuffiamoci in questi biscottini.

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BLUE CHEESE AND SESAME BISCUITS
per 20 pezzi circa trad. a cura di Stefania Orlando
100 g di burro non salato a cubetti
100 g di formaggio tipo Gorgonzola, Roquefort, Stilton, sbriciolato
100 g di farina autolievitante
50 g di semi di sesamo

Nel robot da cucina mettere la farina e il burro freddo a pezzi. Far andare le lame con la funzione a scatti finchè il composto avrà l’aspetto di grosse briciole.
Unire quindi il formaggio a pezzi e far andare le lame per pochissimi secondi: quello che NON si vuole ottenere è una purea blu!
Rovesciare il composto sul piano di lavoro e lavorarlo brevemente a mano per incorporare meglio il formaggio, quindi avvolgerlo nella pellicola e metterlo in frigo mezz’ora.
Se si può, prima della cottura passarlo un attimo in freezer.
Prelevare dall’impasto dei piccoli pezzi che andranno rotolati tra i palmi a formare delle palline.
Fatele piccole, massimo due centimetri e mezzo di diametro.
Passare quindi le palline nel sesamo in modo che le ricopra completamente e cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 10 minuti, o comunque finchè ben dorate e sode.

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NOTE MIE

-Ho realizzato questi biscotti, testo alla mano, con lo spirito di chi va a cucinare a casa di una vecchia amica, della quale conosci tutti i pregi e i pochi difetti. Mr Shaun, a mio avviso, è un eccellente maestro, ma devi rubargli il mestiere con gli occhi. Quello che non ti dice è lasciato, come sempre al tuo senso pratico.

-Al posto del robot, onestamente, ho preferito le mani. La mia versione è gluten free, perciò se anche voi deciderete per questa strada, indossate anche dei guanti e siate velocissimi a lavorare l’impasto.

-Tenete il burro in frigo fino a quando non dovrete utilizzarlo, e possibilmente già a cubetti molto piccoli.

-piccoli devono essere anche i biscotti,per una cottura uniforme ed una maggior croccantezza.

-il mio forno ha allungato il tempo di cottura (strano, con Shaun non succede di solito).

-avrete capito che la ricetta è PROMOSSA!

a2bredone


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Le mie madeleines per il primo Redone 2020!

La mia parola per il 2020 è PAUSA, ma niente paura, non è riferita ai fornelli, ma a tutto ciò che potrebbe distogliermi da Me Stessa. Seguitemi e ne vedrete delle belle!

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ORANGE, ALMOND AND CARDAMOM MADELEINES da Bazaar di S. Ghayour (trad. B. D’Angelo)
per 14-16 madeleines
2 uova
85 g di zucchero semolato
2 cucchiaini di mielechiaro
semi di 4 bacche di cardamomo, finemente pestati nel mortaio
buccia finemente grattugiata di 2 arance biologiche
90 g di burro non salato, fuso, più dell’altro per gli stampini
90 g di farina 00*, più dell’altra per gli stampini
100 g di farina di mandorle
un buon pizzico di sale
1/2 cucchiaino di lievito
2 cucchiai di latte

zucchero a velo, per spolverare (facoltativo)

Montare le uova con lo zucchero in una planetaria finché non diventino spumose e morbide. Aggiungere il miele, il cardamomo, la buccia delle arance e mescolare bene. Incorporare il burro fuso, seguito dalla farina(*) senza glutine per noi, la farina di mandorle, il sale e il lievito. Mescolare bene il tutto e finalmente incorporare il latte. Coprire la ciotola con della pellicola e lasciare riposare in frigo per 1 ora (o tutta la notte, come si preferisce). Preriscaldare il forno a 200 gradi. Con un pennellino, ungere generosamente gli stampini delle madeleines con burro e poi spolverare con un po’ di farina, eliminando bene ogni eccesso. Porre un cucchiaio (non troppo colmo) della pastella in ogni stampino da madeleine e cuocere per 10-12 minuti, finché dorati. Lasciar raffreddare e poi rimuovere dagli stampini. Ripetere l’operazione se necessario. Spolverare le madeleines con dello zucchero a velo e servire immediatamente.
NOTE
-Vivo con due assaggiatori ufficiali di madeleines, ma è la prima volta che le preparo io e per di più, ovviamente, gluten free. Credo che questa sia il tipo di ricetta che più si presta ad essere deglutinata (parlando di madeleines) perché la farina di mandorle aiuta molto. E niente, son piaciute più di tutte!
-Ho fatto riposare sei ore circa in frigo e la gobbetta si è formata bene,purtroppo un po’ si è anche rotta, ma potrebbero esserci mille motivi, non attribuibili alla ricetta.
-Meglio usare la sac a poche al posto del cucchiaio, per il resto è davvero ok, perciò è del tutto
PROMOSSA
Con questa ricetta partecipo
al primo Redone del 2020
a2bredone

 


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Canederli di Pan Ner per il Contest di Aifb

La segale è un cereale antico, diffusosi a partire dall’Asia ed ancora oggi caratterizzante diverse regioni europee. E’ la Russia a detenere il primato della produzione mondiale, ma anche in Italia si afferma nella tradizione gastronomica di alcune regioni del Nord, come la Val d’Aosta – BREL, Assessorato al Turismo- che promuove annualmente iniziative come questa del prossimo 5 e 6 Ottobre, in collaborazione con Aifb – Associazione Italiana Foodblogger.

Nell’organizzazione è coinvolto il Comune di Gressan con le sue coltivazioni di mele, motivo per il quale il frutto avrà parte nelle ricette dei partecipanti insieme alla segale.

Dall’estremo Sud, ho voluto partecipare anch’io, con questi canederli.

DALLA TERRA ALLA TAVOLA

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Il pane di segale utilizzato per questi canederli è stato acquistato, ma chi ne avesse la possibilità può farlo in casa come da disciplinare, messo a disposizione nel regolamento e riportato di seguito:

550 g farina di segale

250 g farina di grano tipo 0

200 g farina di grano tenero integrale

650-600 g acqua

20 g sale

10 g lievito di birra secco

Canederli di pan ner (per 2 persone)

3 grandi fette di pane raffermo di segale confezionato

1 uovo

1 tazzina di latte

50 g di formaggio grattugiato

sale qb

pepe qb

prezzemolo fresco tritato per servire

Brodo profumato alla buccia di mele

1 carota

1 cipolla bianca

1 mela rossa (solo la buccia)

750 ml di acqua ca

5 g di semi di coriandolo

noce moscata

  • occorrente un colino a maglie strette per filtrare il brodo

Procedimento

Raccogliete il pane raffermo in una terrina. Lavorate l’uovo ed il latte a temperatura ambiente e  versatelo sul pane, mescolate bene e lasciate riposare, mescolando ogni tanto, per almeno 20 minuti.
Aggiungete il formaggio,  il sale, il pepe e la noce moscata. Mescolate velocemente, impastando a fondo con le mani.

Il composto sarà leggermente colloso, perché le molecole di glutine di questo cereale si dispongono in maniera differente da quelle omologhe del grano o del frumento.
Scaldate il brodo. Inumidite le mani e formate una sfera, prima roteando e poi pressando a fondo con le mani, che abbia un diametro di 3,5-4 cm.
Fate subito la prova di cottura, con il brodo che bolle, per 5 minuti. Il canederlo deve rimanere compatto.

Cuocete il resto dei canederli in due tornate, non ammassateli nella pentola e lasciateli venire a galla senza stressare troppo la temperatura del brodo.
Servite dopo i 5 minuti di cottura con il brodo che li copra per circa la metà e spolverate di prezzemolo.

 

 

 

 

 

 


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Tortini di patate per il Redone di Settembre

Settembre sembrerebbe il periodo giusto per un anticipo di buoni propositi.

Io so che dovrò prendere delle decisioni, come tutti, e tra queste vi è l’accompagnamento degli arrosti!

Perciò vado al dunque e, approfittando del Redone, scelgo ancora SALT IS ESSENTIAL di Shaun Hill.

Ecco il risultato.

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Tortini di patate alle olive 

da Salt is essential

500 g di patate novelle

50 g di olive verdi in scatola alle acciughe

1 cucchiaio di prezzemolo tritato

1 uovo intero  battuto per la panatura

1 tuorlo

100 g di pangrattato (per me gluten free)

olio d’oliva

Lessate le patate in acqua salata, sgocciolate, passate in un passatutto (o schiacciatele con una forchetta) e lasciate raffreddare. Fate attenzione a non prolungare il tempo di lessatura o sarà difficile gestirle. Tagliuzzate le olive ripiene e aggiungetele alle patate, insieme al prezzemolo ed al rosso d’uovo. Formate gruppetti di palline da “golf” e passatele nell’uovo battuto e nel pangrattato. Forgiatele appiattendole e surgelate fino a quando ne avrete bisogno.

Friggete i tortini utilizzando una quantità d’olio che ricopra la padella per almeno mezzo centimetro.

Serviteli come accompagnamento ad un arrosto, ad esempio di agnello, insieme ad una salsina ottenuta con il liquido di cottura dello stesso.

-Ho scorporato questa ricetta da quella “principale” di un arrosto di agnello, perché mi è sembrato un accompagnamento versatile e trasversale, tanto più che lo chef invita a prepararli con anticipo e tenerli in freezer.

-Apparentemente possono sembrare delle banali crocchette di patate, ma lasciatemelo dire, sono sensazionali.

– Anche se molte cose sono affidate al senso pratico, vi assicuro che la ricetta è validata al mille per mille.

-Per completezza, aggiungo che originariamente questi tortini erano di accompagnamento ad un arrosto di agnello, la cui marinatura era fatta con filetti di acciughe all’aglio, perciò usare le olive ripiene di acciughe (in scatole) non è un sacrilegio e neppure mangiare questi tortini tal quali, senza arrosto, ve lo garantisco!

Come avrete capito la ricetta è:

PROMOSSA

 

 

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