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Avventure di una mamma blogger


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Il gelato dello scrittore che puoi mangiare anche tu.

Avere una gelatiera non significa che si è bravi gelatai. Preparare un gelato facendone a meno, forse si. Ma procuratevi del rum e iniziate da lì, tra qualche minuto vi dirò cosa farne.

Invece, prima di lasciarvi la ricetta, ho fatto qualche indagine su come sia finito del rum dei Caraibi a Odessa, città sul Mar Nero, famosa per la scalinata Potemkin. Lo racconta l’autrice di Black Sea, il libro da cui ho tratto la ricetta. Questo gelato è dedicato allo scrittore Mark Twain, pseudonimo di Samuel Clemens. Aggiungere del liquore in un gelato, da astemia, è stata davvero una eccezione, ma sono qui a dirvi che ne vale la pena. Ad ogni modo il rum a Odessa ci arriva senza dubbio con il contrabbando. Lo spiega bene Loretta Napoleoni nel suo libro Economia Canaglia, Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale. Per tutti gli anni Novanta la ‘ndrangheta ha creato joint-venture con i contrabbandieri dei Balcani e i cartelli della droga sudamericani, vuoi che qualche cassa di rum non sia finita in Ucraina?

Alcuni scrittori sono come contrabbandieri, eludono i controlli dei lettori e si fanno strada tra le righe, dialogando e fantasticando con loro. E quelli che piacciono di più, sono gli scrittori impertinenti, qualità da contrabbandieri pure questa. Cosa sarebbe il mondo senza scrittori? Per i contrabbandieri, invece, suggerisco di evitarli come la peste, sarebbero causa di molti guai.

Mark Twain’s Debauched Ice Cream

tratto da Black Sea di Caroline Eden

397 g di latte condensato

500 ml di double cream (bella grassa)

2 cucchiaini di estratto di vaniglia

4 cucchiai di dark rum

Unite il latte condensato, la crema e la vaniglia in una terrina capiente e versateci sopra il rum. Usando un frullino elettrico, mescolate in senso orario gli ingredienti tra loro. Trasferite il composto usando una spatola all’interno di un contenitore adatto al congelamento in freezer, chiudendolo bene con un coperchio o della carta pellicola e lasciate congelare almeno 6 ore. Consumatelo in un paio di giorni, perché essendo fatto in casa non si conserverà oltre, quanto quelli confezionati. (In realtà, perché è più buono!)


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Coconut fudge con tre ingredienti

Cosa avete da farvi perdonare oggi? Niente paura, questi dolcetti al cocco vi otterranno ogni richiesta…ma di cosa si tratta esattamente? Per essere brevi, questa ricetta è la risposta “americana” ad un più indiano burfi perché approfitta della versatilità del latte condensato per rievocare i profumi di una lontana regione indiana e del suo Kopra-Pak. Lei, l’inventrice, è Meera Sodha e scrive per il The Guardian. Invece lei è la furbissima Stefania, fonte di tante furbate.

Americanata per americanata, prima di illustrarvi la ricetta, vorrei condividere un pensiero della senatrice (americana, appunto), Elizabeth Warren, in corsa fino a pochi mesi fa come “vice” del candidato Presidente Biden…

Conserva un po’ di spazio nel tuo cuore per l’improbabile.

Non te ne pentirai.

Cosa mi piace di questo augurio? Intanto la sua collocazione, cioè il cuore e non la mente. Questa collocazione racconta molto. Libera l’imprevisto da ogni calcolo e razionalità e lo veste di sorpresa, di stupore. E già, chi ha detto che l’improbabile, anche se ci scoraggia perché rompe una routine, debba necessariamente essere qualcosa da evitare?

Lo so, ci vuole coraggio a farsi scuotere come un albero da frutto, ci vuole coraggio a guardare le cose da un’altra prospettiva, ma volete davvero vivere con le vostre convinzioni senza gustare il sapore della novità?

Va bene così, ma almeno preparate questi coconut fudge, non sia mai che il cardamomo riesca a convincervi del contrario.

Coconut fudge

Ingredienti per 25 pezzi circa

  • 80g di farina di cocco e altri 40 g per la copertura
  • un tubetto di condensato zuccherato da 170 g
  • 1/2 cucchiaino di cardamomo in polvere (meglio se macinato fresco)
  1. Mettete il latte condensato in un pentolino, meglio se antiaderente, e cuocerlo su fuoco medio/basso mescolando spesso in modo che non si attacchi al fondo. (Va bene se caramella un poco, ma attenzione che non bruci).
  2. Quando arriva a leggera ebollizione versate la farina di cocco ed il cardamomo mescolando bene.Continuate a cuocere il composto per circa 4 minuti, finché il tutto starà insieme staccandosi dalle pareti della pentola.
    Per testare la cottura prelevate un pezzetto di impasto con un cucchiaio, fatelo raffreddare un poco e rotolatelo tra i palmi a formare una pallina.Se mantiene la forma, è pronto.
  3. Togliete quindi il tutto dal fuoco ed aspettate che sia maneggiabile, quindi formate tutte le palline (da circa 3 cm di diametro, oppure più piccoline come le mie).
    Rotolatele quindi nel resto del cocco e servite a temperatura ambiente o fredde in estate. Conservatele in una scatola ermetica in frigo.


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Uno shortbread è per sempre

Uno shortbread è un biscotto al burro diffuso nel Regno Unito. Per non sbagliare, ho seguito una ricetta di una delle autrici Inglesi più amata, la signora Henry. Dal suo libro cult How to eat a peach ho scelto di realizzare un Rose Shortbread con la variante sulla granella, optando per una più decisa nocciola. Ma, se volete esser più bravi di me, utilizzate il pistacchio, darete anche una nota verde al vostro piatto, verde pistacchio …
Le ricette riuscite sono come le famiglie felici, ognuna felice a modo suo. Ma non voglio parlare di felicità, annoiandovi, voglio solo rendervi felici con un biscotto.

Un’altra caratteristica di questo shortbread è la sua rotondità, un po’ oblunga ma funzionale, perché si può mangiucchiare un pezzetto alla volta, dipende dalla fame.
Sulle rose, la signora Henry non ha specificato granché. Addirittura, sarebbero opzionali. A me sembra che invece sia quel particolare che fa la differenza, ma non diciamolo a nessuno, gli attaccabrighe potrebbero essere in ascolto.

Potrei concludere citando qualche poeta inglese della prima generazione, ma siccome parlavo anche di rose, questa bellezza della natura inglese non è per origine.
Chiedetelo ai Crociati, dove le abbiano trovate.
Perciò le rose appartengono a tutti, come la poesia.
Cito qualcun altro.

Se amate le rose, dovete rispettare le spine.

Uno shortbread è per sempre

Ingredienti
• 185 g di burro ammorbidito
• 75 g di zucchero a velo
• un pizzico di sale
• buccia grattugiata di un limone non trattato
• 175 g di farina (la mia versione in realtà è con quella senza glutine)
• 75 g di amido di mais
• 1 cucchiaino di acqua di rose
• 1 uovo
• 50 g di granella di pistacchio (per me nocciole)
• petali di rose canditi (anche no)

1. Rendete cremoso il burro, lavorandolo con lo zucchero, poi unite sale e buccia di limone. Aggiungete nella planetaria la farina un po’ alla volta, l’amido di mais e l’acqua di rose.
2. Trasferite l’impasto su un piano di lavoro infarinato e formate un cilindro con un diametro di 6 cm (per me 5 cm). Inzuppate nell’uovo e ripassate nella vostra granella, di pistacchio o nocciole.
3. Avvolgete in pellicola e fate riposare in frigo per un’ora.
4. Scaldate il forno a 180 °C, affettate il vostro impasto in rondelle di mezzo centimetro di spessore (non di più) trasferiteli su una teglia da forno foderata ed infornate. Tempo di cottura max 15 minuti.
5. Fate raffreddare per 10 minuti manovrando con cura, perché potrebbero rompersi.
6. Spolverate di zucchero e rose candite e servite.


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Orange campari pops per il club del 27

Con la ricetta di oggi torniamo al consueto appuntamento con Il club del 27 anche se, eccezionalmente, abbiamo deciso di pubblicare con due giorni di ritardo, per raggiungervi proprio tutti.

Con questa semplicissima ricetta apriamo anche la stagione estiva, vacanziera e spensierata.

Procuratevi del Campari e delle arance (o meglio del succo d’arancia), degli stampini per ghiaccioli, anche realizzati artigianalmente. In questo ultimo caso andranno bene anche dei bicchierelli, e, se siete sprovvisti degli stecchi di legno, siate creativi con ciò che trovate in casa (cannucce, cucchiaini o stuzzicadenti per aperitivi faranno al caso vostro).

La fantasia è la pazza di casa. cit

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Io approfitto dell’occasione per presentarvi il drago Roberto.

É un racconto brevissimo e poco riuscito , nato sotto l’ombrellone. Avrebbe dovuto realizzarlo mio figlio, ma poi indovinate come è andata a finire?

“Mamma, io vado a giocare in acqua, il racconto puoi scriverlo tu?”.

La ricetta la troverete dopo il racconto.

Buona Estate.

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Il drago Roberto, che in un tempo molto lontano

aveva sempre fatto bene il suo lavoro

di sputare fuoco,

un bel giorno si convertì,

ebbe rimorso per tutte le foreste che aveva devastato,

per le principesse che aveva rapito

e segregato nelle torri del paese di Focù,

per i bambini a cui aveva bruciato i giochi

e lasciato in ricordo tanto fumo negli occhi.

E così, satollo delle sue opere nefaste,

iniziò una CURA,

messa a punto su misura per lui

dalla fata Miranda.

La terapia, tutto sommato, non era così malvagia,

e consisteva nell’ingurgitare quotidianamente

tanti ghiaccioli quanti il suo pancione riusciva a contenere…

ma il drago Roberto non sapeva

quale sarebbe stato l’epilogo

di questa storia, e così, ghiacciolo dopo ghiacciolo,

il drago divenne sempre più piccolo,

sempre più impalpabile

e finì col diventare la decorazione

della collezione di porcellane giapponesi di Miranda.

Tutto sommato fu una buona morte per una vita così “infuocata”.

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Campari Orange Pops (ricetta tratta da Women’s Weekly Food)

-150 ml di Campari Mix

225 ml di succo d’arance

-85 g di sciroppo di zucchero

Per lo sciroppo:

-250 g di zucchero semolato

-250 g di acqua bollita

 

  1. Mescolate bene tutto, riempite i vostri stampini e congelate per una notte.
  2. Per fare lo sciroppo allo zucchero, unite in parti uguali acqua e zucchero e mescolate su fiamma bassa fino a quando lo zucchero si dissolverà.

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Biscottini persiani

La ricetta di oggi è una delle più belle, nella sua semplicità tecnica.

Si tratta di semplici biscottini di riso, adatti anche ai celiaci, ma impreziositi da due spezie, le rose e lo zafferano, che hanno governato le rotte geopolitiche di due dei grandi imperi del passato, quello Romano a Occidente e quello Ottomano a Oriente.

Per prepararli seguite la ricetta in basso e munitevi di uno stampo. Io ho utilizzato uno di quei bicchieri da cristalliera col fondo a raggiera, insomma uno di quei bicchieri improponibili attualmente, ma utili per queste manovre di pasticceria leggera.

 

Se invece, avete voglia di chiacchierare un altro po’, posso raccontarvi esattamente da dove arrivano, o almeno la mia personale interpretazione.

 

La curiosità di voler realizzare dei biscottini persiani nasce da una scena di un film che credo di aver visto solo io, ma tant’è.

 

Ibrahim Golestan gira in diversi tempi e con molteplici interruzioni, il primo lungometraggio di finzione Mattone e Specchio, che parte da una piccola cronaca di due poveri amanti, per fare luce sull’atmosfera e sulle contraddizioni generazionali di un intero paese, la Persia, l’attuale Iran, all’indomani del colpo di stato del ’63. Il titolo del film è invece preso in prestito da alcuni versi di un grande poeta e mistico sufi del XIII secolo, Farid al Din Attar.

 

“Quello che i giovani vedono nello specchio,

gli anziani lo vedono nel mattone grezzo

 

Il film è drammatico, ha i sottotitoli, perché non è doppiato e la pellicola è stata restaurata di recente, difficilmente qualcuno sano di mente andrebbe oltre la prima scena, insomma, ma ad un certo punto, il giovane ed impacciato protagonista, volendo risolvere un grosso guaio in cui si era cacciato, chiude in casa la giovane amante, raccomandandole di non uscire per non farsi vedere dai vicini, e dicendole che se avesse avuto fame, avrebbe potuto mangiare dei biscotti. Eccoli, secondo me sono questi.

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Lo so, è un po’ forzata come interpretazione, ma è la ricetta a cui ho subito pensato.

Questi biscotti hanno anche altro di speciale, li ho preparati solo per persone che li hanno saputi apprezzare, e così vorrei che fosse ogni volta che preparo qualcosa, perché di solito ogni ricetta mi matura nel cuore.

Nan-e Berenji

Per circa 50 biscotti

-250 g di farina di riso
-125 g di zucchero a velo
-110 g di burro
-1 tuorlo d’uovo
-1 cucchiaio e mezzo di acqua di rose o sciroppo di rose
-1 cucchiaino di cardamomo in polvere
-½ cucchiaino di zafferano
-semi di papavero qb

  1. Lavorate col mixer il tuorlo d’uovo, lo zucchero e il burro ammorbidito, amalgamandoli bene.
  2. Aggiungete l’acqua di rose (io ho usato lo sciroppo), il cardamomo in polvere, la farina di riso e impastate ancora fino ad ottenere un impasto soffice. Se è necessario aggiungere altra farina.
  3. Su una superficie ben infarinata con farina di riso extra, stendete l’impasto ad uno spessore di circa 1,5 cm e ricavatene dei dischetti di circa 3-4 cm di diametro.
  4. Sistemate i biscottini su una teglia foderata con carta forno e spennellateli con l’infuso allo zafferano che avrete preparato sciogliendo mezzo cucchiaino di zafferano in due cucchiai di acqua bollente e lasciato riposare almeno 15 minuti.
  5. Spolverate con i semi di papavero.
  6. Cuocete in forno statico già a temperatura a 150° C per 8 – 10 minuti o, comunque finché saranno dorati.

 


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Pensavo fosse una moussaka invece era un cut up

Le ricette sono spesso codificate e depositate negli uffici appositi, poi è anche vero che ogni famiglia ha le sue. La moussaka, nella sua versione originale è fatta di strati sovrapposti e alternati di melanzane e patate, farciti di ragù e sormontati da uno spesso strato di besciamella. È un piatto della tradizione greca, da cui il nome. Se cercavate la vera ricetta della moussaka, non abita qui. Però, se avrete la pazienza di seguirmi, capirete che questa nuova ricetta le somiglia molto, a parte il fatto di essere stata concepita come un esperimento di scrittura creativa, applicato in cucina.

Brevemente vi presento lo chef virtuale che mi ha condotta nella stesura.

William Burroughs (5 febbraio 1914-2 agosto 1997), l’incarnazione della cultura beat.

La tecnica messa a punto da questo scrittore traeva origine dal Dadaismo. Si chiama “cut up” e consiste nel frammentare opere di altri scrittori, giustapponendo i ritagli in modo casuale. Dopo aver applicato a miei testi questa tecnica, a conclusione di un corso di scrittura creativa autobiografica, ho deciso di sperimentarla, idealmente, su alcune ricette, per dar vita ad un piatto nuovo.

In questo caso il “cut up” ha fatto accorciare tempi e combinare ingredienti diversi, partendo da una moussaka, in cui le zucchine hanno preso il posto delle melanzane, il ragù (di Bressanini) è stato compresso negli ingredienti e cotto in 50 minuti anzichè 5 ore e la besciamella  è stata realizzata con farina di riso e olio d’oliva. Può sembrare strano, ma il risultato è stato eccezionale. Forse è così che nascono le ricette, ascoltando un vecchio professore di letteratura, galeotto e tossicomane, ma geniale. Chi può dirlo?

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Ingredienti per 2 persone

  • 200 g di zucchina fritta
  • 250 g di salsiccia
  • 1 carota
  • 1/2 cipolla bianca
  • olio d’oliva per il soffritto
  • aceto di mele
  • 1 cucchiaio di ketchup
  • 1 patata a fette molto sottili
  • olio di semi per friggere
  • 1 cucchiaio di farina di riso
  • 25 g d’olio d’oliva per la besciamella
  • 250 ml di latte ad alta digeribilità
  • pepe macinato al momento
  • noce moscata qb
  • sale qb
  1. Se avete già a disposizione le zucchine fritte, iniziate a preparare il ragù. Sgranate la salsiccia dal budello e sbriciolatela dentro un tegame con dell’olio d’oliva. Lasciate cuocere così per un quarto d’ora, sfumando con dell’aceto di mele.
  2. In un altro tegame soffriggete la cipolla con la carota, dopo averle trinciate. Dopo circa un quarto d’ora, aggiungete il soffritto alla salsiccia e finite la cottura, con un cucchiaio di ketchup. Il ragù deve cuocere entro 50 minuti (è il suo cut up).
  3. Affettate la patata e friggete in abbondante olio di semi. Mettete da parte su della carta assorbente.
  4. In un pentolino, preparate la besciamella. Unite l’olio d’oliva alla farina di riso e mescolate con un cucchiaio di legno. Dopo qualche minuto, versate il latte tiepido, continuando a mescolare. Regolate di sale e pepe, cospargete di noce moscata. Il tempo di preparazione deve essere di 15 minuti.
  5. Prendete uno stampo per loaf di 1 litro ed assemblate la vostra moussaka cut up. Iniziate con lo strato di patate, poi le zucchine ed il ragù. Con queste quantità farete solo due strati, l’ultimo step è versare la besciamella. Infornate a 200 °C per circa 35 minuti.

La coscienza è un cut up; la vita è un cut up. Ogni volta che andate giù per la strada o guardate fuori dalla finestra, il fluire della vostra coscienza è tagliato da fattori a casaccio.

 

 


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Sante Scodelle di Aprile. Bernadette e i dolcetti di pasta di mandorla.

“Non vivrò un solo istante senza amare” è il testamento spirituale di Bernadette Soubirous, la ragazzina a cui apparve l’Immacolata Concezione, a quattro anni dall’istituzione di questo dogma, del quale la pastorella ignorava l’esistenza ed il significato.

La ricordiamo nel secondo numero di Sante Scodelle,  oggi 16 Aprile, giorno in cui se ne fa memoria, ricorrendo l’anniversario della morte.

Ma chi era questa ragazzina  poco più che adolescente, cui si deve uno dei culti più radicati nella devozione mondiale, cioè Lourdes? Ho riscoperto la figura di Bernadette dopo la lettura di un libro molto lontano dalle scritture agiografiche,  di Alyna Reyes, una giovane scrittrice francese che ha ricostruito in una prospettiva laica, la storia di questa bambina con un’indagine personale presso gli archivi accessibili al pubblico, entrando dentro le parole scritte dalla stessa Bernadette nel raccontare l’incontro con “Aquerò” … “Quella là, quella cosa”.

Al pari di un’Alice nel paese delle meraviglie, passata dalla tana di un coniglio, così Bernadette nella foresta di Lourdes, si ritrova presso il “buco di Massabielle” dove tutto ha inizio …ma questa non è una favola, è la realtà così come è stata raccontata da Bernadette che l’ha vissuta in prima persona nel febbraio del 1858.

Al commissario Jacomet la piccola dichiarò di aver sentito tra i rovi un suono come un colpo di vento, ma il termine utilizzato  è dialettale –uo rumor-  e  ricorda molto il termine ebraico ruah, più che altro un alito che indica la presenza stessa di Dio.

Iniziò ad essere sorvegliata e fotografata. Per diciotto volte in cinque mesi Bernadette si presenta all’appuntamento, impressionando tutti per la sua determinazione e mettendosi contro tutti benpensanti della città.

Werfel scrisse che questa sollecitudine era paragonabile a quella di un’innamorata. Primo amore in questo cuore di fanciulla.

Scelse poi la clausura fino alla fine dei suoi giorni che non tardò molto ad arrivare, all’età di 35 anni in seguito a tubercolosi e tumore osseo.

Ma anche da suora fu animata, in quegli anni sempre dallo stesso desiderio, come confidò a qualcuno che le fece visita in convento: poter essere un uccellino per poter volare ogni mattina alla grotta!

Di seguito vi lascio un disegno raffigurante Bernadette ad opera di Guido Scarabottolo:

Bernadette

La ricetta scelta per l’occasione viene dalla Provenza, una regione più a Sud rispetto a Lourdes ma che sicuramente ricorda la nostra piccola Santa, si tratta dei dolcetti Calissons, che personalmente ho realizzato in una versione più semplificata, però oggi vi presento quelli di Tamara Giorgetti:

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La ricetta la trovate QUI.


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Pasqua 2020! Le colombine senza glutine. Una ricetta veloce da fare in casa ed un po’ di prosa letteraria.

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“Uccelli, non ci abbandonate. Abbiamo bisogno dei vostri canti per potervi rispondere. Francesco d’Assisi, che vi amava, compose un canto, il Cantico di frate Sole, più potente della morte. Anche Maldoror, a suo modo cantava. Rimbaud dice di essere uno di coloro che cantano sotto tortura. Franz Werfel, uno scrittore ebreo austriaco rifugiatosi per qualche tempo a Londra prima della Seconda guerra mondiale, ha scritto un bel romanzo intitolato Il canto di Bernadette. (…) Tu tubi nel Cantico dei Cantici, bianca apparizione celeste, ma qui, tra questi Pirenei sorvolati dagli uccelli migratori, sei cinta di azzurro … Sei l’amore, fedele, leggero, luminoso, che annuncia la pace, la fine del diluvio, la bella stagione. E che gli spiriti forti, armati della loro ragione, si divertono a spiare, scacciare, uccidere.”

(Tratto da Alina Reyes, La ragazza e la Vergine.)

Buona Pasqua 2020

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Ingredienti

250 g di mix senza glutine Shar

2 tuorli

2 albumi

125 g di zucchero semolato

150 ml di latte

un pizzico di sale

80 g di burro fuso

uvetta sultanina qb

mandorle pelate facoltativo

16 g di lievito in polvere

Steps

Montate gli albumi a neve con un pizzico di sale fino ed un frullino elettrico,conservateli in frigorifero. Lavorate i tuorli con lo zucchero, ottenendo un composto molto cremoso. Aggiungete il burro fuso a bagnomaria e metà del latte.

Unite la farina poco alla volta e versate il latte rimanente continuando sempre a lavorare col frullino. Aggiungete il lievito in polvere e l’uvetta sultanina, una buona manciata. Se avete delle mandorle potete aggiungerle adesso.

Prendete gli albumi montati precedentemente e inglobateli delicatamente nell’impasto, con movimenti dall’alto verso il basso, aiutandovi con una spatola.

Nel frattempo, preriscaldate il forno a 160°C statico. Preparate gli stampi di carta da 100 g ciascuno disposti su una teglia. Io ne ho riempiti 4. Versate l’impasto, suddividendolo più o meno equamente in ciascuno stampo e livellate con una spatola.

Infornate per 20-30 minuti. Servite con zucchero a velo.


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Malfatti per il Redone di Marzo

ERANO CINQUE,

CINQUE COSI MALFATTI.

IL PRIMO …

…Esordisce così un libro per bambini, che si propone di”spiegare la diversità” tra gli esseri..ma più che ai bambini,oggi bisognerebbe spiegarlo agli adulti.

Però oggi, in realtà, vorrei presentarvi la ricetta per il REDONE di Marzo, scelta sempre da Salt is Essential, come la precedente che ha pure vinto (UAU)!

I Malfatti sono collocati dall’autore tra le prime pagine del libro, a sottolineare forse l’importanza della cucina italiana per questo chef…

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Ingredienti per 4 persone

4 cucchiai di trito di cipolla

10 g di burro

115 g di spinaci già puliti e senza gambi

340 g di ricotta fatta sgocciolare almeno due ore

55 g di Parmigiano grattugiato

1 uovo intero ed un tuorlo

1,5 g di noce moscata in polvere

1,5 g di buccia di limone grattugiata

4 cucchiai di farina 00 ed un po’ per spolverare l’impasto – per me gluten free

sale e pepe macinato al momento

Per la salsa

900 g di pomodori a pezzettoni

100 g di burro non salato

4 rametti di basilico

2 gocce di salsa al Tabasco

scaglie di Parmigiano per guarnire

olio d’oliva

Lasciate soffriggere la cipolla nel burro senza farla bruciare. Aggiungete gli spinaci e cuocete per pochi minuti fino a farli appassire. Regolate di sale e pepe, poi metteteli a scolare nello scolapasta per raffreddarli.

Tagliuzzate per bene il mix di spinaci e cipolla. In una ciotola capiente, unite la ricotta, il Parmigiano, l’uovo intero e il tuorlo, la noce moscata ed il limone. Per ultimi, aggiungete gli spinaci, poi mescolate delicatamente insieme alla farina fino ad ottenere un composto ben compattato.

Usate due cucchiai bagnati in acqua calda per arrotondare i malfatti. Adagiateli su un vassoio infarinato. Fate in modo che non si uniscano. Mette in congelatore per due ore.

Per preparare la salsa, scaldate i pomodori in una padella, aggiungete il burro 5 g alla volta. Pulite il basilico e metteteci le foglioline. Regolate di sale, pepe e Tabasco, poi fate andare per il tempo necessario.

Portate a bollore 4 litri d’acqua. Versateci dentro i malfatti. Quando risaliranno in superficie, dovranno cuocere altri 7 minuti. Tirateli fuori con un mestolo forato. Scaldate la salsa e metteteci sopra i malfatti. Guarnite con le scaglie di Parmigiano e spruzzate con dell’olio d’oliva.

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PROMOSSA

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NOTE MIE:

  • Permettetemi di iniziare con un mea culpa! Questa ricetta appartiene alla tradizione italiana, ma per la sottoscritta è la prima volta sia realizzarla, sia mangiarla! Shaun Hill dimostra ancora una volta di essere superlativo nel riconoscere il valore della tradizione italiana, pur occupandosi prevalentemente di cucina nell’area mitteleuropea…e per fortuna, direi!
  • Nel testo della preparazione di questa ricetta non c’è una parola fuori posto, non c’è un orpello, è tutto perfettamente spiegato, con maestria, tanto da portare per mano anche il più impreparato dei cuochi.
  • Le quantità sono perfette. Ho realizzato i malfatti grossomodo grandi come una noce e, lavorando con metà dose, ne ho ottenuti una ventina. Perciò direi che la dose intera può sfamare anche 5 o sei persone.
  • Ogni volta in queste ricette noto il meraviglioso equilibrio delle spezie, che, usate con queste misure,aggiungono il “quanto basta”, non coprono mai gli ingredienti principali, né eccedono, in qualche modo nel dare sapore. Insomma, ancora una volta, sembrerebbe una magia!

 


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Celeriac Puddings per il REDONE di Febbraio.

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Se il sale perde il suo sapore, con cosa lo si salerà? Mt 5,13-16

E, ancora, un uomo ha tre figlie. Interrogatele su quanto lo amassero, solo due superarono l’esame. La terza, ahimè, rispose di amarlo come il sale. Diseredata e allontanata dalla casa paterna, visse di affanni presso una famiglia di locandieri. Quando un giorno un principe bussò alla locanda per chiederla in sposa, fu festa grande. Il racconto Yiddish narra poi le nozze, cui prese parte quel padre, ignaro di essere al matrimonio della figlia. Dopo un intero banchetto fattogli gustare senza sale, la figlia ottenne  non solo il suo personale riscatto, ma anche il giusto riconoscimento del suo forte amore verso chi l’aveva disprezzata.

Due religioni a confronto? NO.

Solo un’introduzione alla ricetta di oggi, tratta da SALT is essential di Shaun Hill, chef dall’esperienza pluriennale. Ho acquistato recentemente questo libro, dopo averlo scelto da qui e oggi partecipo al REDONE di Febbraio con una ricetta che mi ha dato molta soddisfazione.

Celeriac puddings with wild mushrooms – Puddings di sedano rapa con funghi selvatici

1 sedanorapa medio pulito (circa 550 g)

150 ml double cream

2 uova

1 cucchiaino di crema al rafano

350 g di funghi selvatici

50 ml di olio d’oliva e un po’ per ungere

100 ml di  vino bianco

Sale e pepe nero macinato al momento

 

Preriscaldate il forno a 160 °C.

Affettate e lessate il sedano rapa fino ad intenerirlo. Non preoccupatevi se perderà colore. Sgocciolatelo, e lasciatelo raffreddare. Frullatelo  insieme alla crema, le uova, il rafano e regolate di sale.

Disponete i ramekin e rivesti teli con della carta da forno e dell’olio. Versate il composto ottenuto colmando tutto lo stampo, dal fondo fino alla superficie.  Posizionate i ramekin dentro una teglia per metà riempita d’acqua bollente per almeno 20 minuti, poi infornate per il tempo necessario. Provate la cottura con una leggera pressione dei polpastrelli su uno dei puddings.

Per preparare la salsa, friggete delicatamente i funghi nell’olio. Trasferiteli su della carta assorbente, poi aggiungete nel padellino dove li avete cotti, il vino. Regolate di sale e, prima di frullare, aggiungete l’olio che vi sarà avanzato. Frullate. Capovolgete i puddings su dei piattini caldi.

Tamponate eventuale liquido in eccesso, poi guarnite con i funghi e condite con la salsa calda.

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NOTE

  • Questa ricetta viene introdotte dall’autore con un appello al nostro “senso pratico” a cominciare dalle quantità. Infatti il sedano rapa va acquistato intero e nel mio caso pesava 550 g, pulito. Ho pensato di ridurre leggermente solo di 25 g la quantità di crema (double cream), che restando un ingrediente sempre difficile da reperire, ho sostituito con della panna piuttosto grassa.
  • I ramekin che ho utilizzato io sono 4 stampini originale per puddings, che, onestamente, non ho rivestito conla carta da forno, ma semplicemtente unto con un po’ d’olio, certa del fatto che sarei riuscita a sformare, senza deformare troppo i puddings. Confermo la porzione per 4, indicata nel testo.
  • Questa ricetta è una magia, tutto si incastra perfettamente, se ci si affida al senso pratico!
  • I funghi impiegati dall’autore sembrano essere dei cardoncelli, ma io ho ripiegato sui dei porcini secchi. Dopo l’ammollo,li ho asciugati e passati nella farina di riso, prima di friggerli. Non era  specificato, ma in virtù di quel senso pratico….

la ricetta è PROMOSSA

ma non bisogna mai sottovalutare le semplicità apparenti (e non solo in cucina).