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Avventure di una mamma blogger


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Chocolate, olive oil and rosemary cookies with almonds per il Redone di Febbraio

Ve lo ricordate “Criminali da strapazzo”? Quel film di Woody Allen in cui il protagonista, Ray, uscito dalla galera, ebbe l’idea del colpo della sua vita?

Bene.

Non è di lui che ci interessa parlare, ma della simpaticissima Frenchy, la moglie estetista che, coinvolta nella realizzazione del colpo, si rende utile facendo ciò che le riusciva meglio: sfornare biscotti. Aprire un negozio di biscotti casalinghi fu, infatti, l’attività di copertura che avrebbe dovuto permettere a Ray e ai suoi soci di costruire un tunnel sotterraneo per raggiungere il caveau della Banca adiacente al locale (vi ricorda qualcosa?)…ma furono i biscotti a spopolare e far diventare ricca la simpatica coppia.

Sembrerebbe quasi voler dire: quando tutto nella vita andrà storto, fate come Frenchy, mettetevi a sfornare biscotti!

L’avrò presa troppo alla lettera? Però oggi ne è valsa la pena visto l’appuntamento imperdibile con il Redone!!Perciò la scelta è caduta su dei cookies piuttosto originali, senza burro e green..ma non troppo.

Ecco a voi la ricetta che ho voluto replicare. Che li abbia preparati anche Frenchy nel suo negozio??!Non lo sapremo mai!

Post dedicato al mio amico alleniano.

Che siano questi di Sue Quinn oppure no, provate la ricetta: non ve ne pentirete.

Chocolate, olive oil and rosemary cookies with almonds (in versione gluten free).

da “Cocoa”, di Sue Quinn

Tradotto da Alessandra Corona

Ingredienti

per circa 16 biscotti senza glutine.

  • 140 g di farina 00 (per me farina di riso + mix pane Schar)
  • 20 g di cacao in polvere
  • 1 cucchiaino di rosmarino tritato molto finemente (quasi polvere per me)
  • 1/4 di cucchiaino di bicarbonato
  • 1/4 di cucchiaino di sale
  • 60 ml di olio extravergine di oliva
  • 120 g di zucchero di canna chiaro
  • 1 uovo grande
  • 120 g di cioccolato fondente (al 60-70%) tritato grossolanamente
  • 20 g di mandorle pelate e tritate grossolanamente  

Preriscaldate il forno a 180 gradi e rivestite di carta forno una o due teglie.

Mescolate in una ciotola la farina, il cacao, il rosmarino, il bicarbonato e il sale.

Montate le uova con l’olio e lo zucchero utilizzando le fruste .

Cercate di incorporare più aria possibile lavorando l’impasto per almeno cinque minuti.

Incorporate anche la farina e metà del cioccolato.

Mettete l’impasto in frigo e fate riposare per un’ora.

Prelevate dei pezzi di impasto della grandezza di una grossa noce e formate delle palline lavorando con le mani umide, poiché l’impasto sarà leggermente appiccicoso (io ho dosato con un cucchiaio).

Disponetele sulle teglie distanziandole circa 5 cm l’una dall’altra, quindi appiattitele fino a ottenere dei dischetti di circa 6 cm di diametro.

Completate aggiungendo sulla superficie dei biscotti il cioccolato rimasto e le mandorle.

Cuocete i biscotti in forno caldo per 12 minuti.

Sfornate i biscotti e fateli raffreddare in teglia prima di trasferirli su una gratella per dolci.

Note:

-Consiglio di utilizzare un cucchiaio per modellare le palline, perché è davvero un impasto ingestibile, specialmente nella versione senza glutine qui sopra.

-Tempistica eccellente, ma non accenderete sul serio il forno come prima operazione, eh?! Non c’è fretta!!

-Il mio rosmarino era polvere e consiglio vivamente questa forma, in quanto ritrovarsi rametti tra i denti non è una cosa simpatica.

-Avevo meno cioccolata fondente di quanta richiesta e, di domenica, non mi andava di uscire a comprarla, viste anche le limitazioni da DPCM in zona arancione, per questo motivo ne ho impiegato di meno e ho ottenuto un cookie senza dubbio un po’ più asciutto, ma non meno buono, ve lo garantisco.

La ricetta per me è semplicemente

P R O M O S S A!


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Za’atar bread, una versione gluten free per il primo Redone dell’anno.

Credo che il 2021 sia stato l’anno nuovo più atteso di sempre per scoprire che, probabilmente, le cose non cambiano con l’inizio di un nuovo decennio, ma lo faranno solo a partire dalle nostre scelte, i nostri comportamenti e le nostre stesse esistenze.

Poi ci sono le certezze e, per quanto mi riguarda, una fra queste è la ripresa del REDONE!!!

Perciò eccomi qui con questa ricetta davvero gustosa, in versione necessariamente gluten free.

ZA’ATAR BREAD da FALASTIN di Sami Tamimi

(trad. a cura di Stefania Orlando)

per 12 pezzi

un cucchiaino e mezzo di levito di birra disidratato
un cucchiaino di zucchero semolato
170ml di acqua tiepida
320 g di farina, più dell’altra per spolverizzare (per me gluten free)
un cucchiaio di latte in polvere
un cucchiaino e una punta di curcuma in polvere
un cucchiaino e 1/4 di sale
3 cucchiai di olio di semi di girasole
3 cucchiai di olio d’oliva, più un altro per ungere
2 cucchiai di semi di sesamo più un cucchiaino e mezzo per la superficie
un cucchiaio di semi di nigella, più mezzo cucchiaino per la superficie
15 g di foglie di origano
120 g di feta sbriciolata
2 cucchiai di yogurt greco
un cucchiaio di za’atar (per me Zest&Zing)

  1. Mettete lievito, zucchero e acqua in una ciotola e mescolate brevemente. Lasciate da parte per 5 minuti finché la superficie si coprirà di bolle.
  2. Versate la farina, il latte in polvere, la curcuma ed il sale nella ciotola della planetaria a cui sarà stato montato il gancio da impasti e fate girare un poco solo per amalgamare.
  3. Aggiungete quindi il composto di lievito, l’olio di semi di girasole e quello di oliva.
  4. Lavorate per circa due minuti a bassa velocità quindi appena il tutto sta insieme aumentatela un po’ e lavorare per altri 3 minuti.
  5. Unite i semi di sesamo, quelli di nigella (cumino) e l’origano e fate andare la macchina per altri 4 minuti.
    L’impasto dovrà risultare molto morbido.
  6. Rovesciate l’impasto sul piano di lavoro e formate una palla, quindi ungete la ciotola della planetaria con l’ulteriore cucchiaio di olio, ungete anche tutto l’impasto e mettetelo a riposare, coperto con un telo, per circa un’ora in un luogo tiepido (o comunque fino al raddoppio).
  7. Riprendete l’impasto, lavoratelo dandogli la forma di un salsicciotto lungo 30 cm e tagliarlo in 12 pezzi uguali da circa 50 g ciascuno.
  8. Lavorate ogni pezzo in modo da formare delle palline quindi mettetele su un piatto, copritele con un telo pulito e lasciatele riposare per 20 minuti.
  9. Preriscaldate il forno a 200 gradi.
  10. Ora schiacciate ogni pallina sul piano di lavoro fino a formare un disco da circa 10 cm di diametro e 2-3 mm di spessore.
  11. Mettete al centro circa 10g di feta sbriciolata e piegate i lati verso l’interno in modo da richiudere il ripieno e formare una pallina.
  12. Mettete i panini sulla teglia con il lato della chiusura rivolto verso il basso e distanziateli bene.
  13. Spennellateli con lo yogurt, spolverizzateli con za’atar, semi di sesamo e semi di nigella.
  14. Fate riposare 5 minuti e fate cuocere per circa 20 minuti, finché saranno coloriti e la base dorata.
  15. Serviteli subito caldi oppure a temperatura ambiente.

NOTE

Le tempistiche sono perfette anche per la mia versione “Intollerante”, perciò ritengo la ricetta davvero rigorosa. Avevo paura di eccedere in sapidità, ma ho ottenuto un gusto bilanciato senza dover apportare modifiche di pesi. Per questi motivi e per le impressioni degli assaggiatori ufficiali, la ricetta è:

PROMOSSA!!!


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Orata al cocco per il viaggio dei sapori

Mangerei pesce tutti i giorni, ma sicuramente durante le festività di questo periodo è più presente sulle nostre tavole. Lasciando ai documenti ecclesiali il ‘perché’ ed il ‘per come’ si sia pervenuti ad identificare questo alimento come “magro”, e quindi una valida alternativa alla carne, per me non è certo una penitenza consumarlo, anzi, semmai, il contrario …

Oggi per Il viaggio dei Sapori di Aifb ho provato un abbinamento che non credevo possibile, e invece? E invece mi sbagliavo. Il cocco e l’orata vanno d’accordo, e come! Provare per credere. Procuratevi delle orate (fatele pulire al pescivendolo per risparmiare sui tempi) e preparate un chutney con del cocco (non necessariamente quello fresco, va benissimo quello essiccato in scaglie che avrete fatto rinvenire un po’ in acqua. Vi lascio gli ingredienti e il procedimento, ma voi fatemi sapere come è andata.

Per 6 persone

Chutney

1 cucchiaio di olio di semi

1/2 cipolla

3 g di semi di cumino

3 spicchi d’aglio

qualche foglia di prezzemolo

peperoncino (facoltativo)

succo di limone

1 cucchiaino di zucchero

100 g di cocco fresco o a scaglie essiccato (metà dose)

sale

Pesce

6 orate già pulite (ca 300 g ciascuna)

limone a fette per servire

Preriscaldate il forno a 200°C.

In un pentolino, iniziate a preparare il chutney dorando la cipolla, tagliata grossolanamente. Nel frullatore, versate la cipolla e tostate nel pentolino i semi di cumino., poi uniteli nel frullatore con tutti gli altri ingredienti del chutney. Dovrete ottenere una pasta grossolana e verificare la sapidità. Condite il pesce sui due lati spalmando il sale, riempitelo di chutney, sia dentro che fuori. Infornate almeno 20 minuti o almeno fino ad ottenere una carne bianca.

Servitelo intero con delle fette di limone e delle scaglie di cocco, insieme a del prezzemolo. Potreste decidere di accompagnarlo con del riso.


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I miei cavallucci Senesi per il Club del 27

Siamo a due giorni dall’inizio dell’Avvento, ormai il Natale è nell’aria, nonostante tutto. Probabilmente riscopriremo il lato più umano di questa Festa, un lato fatto di intimo raccoglimento e silenzio, davanti al mistero che si contempla.

E, anche se virtualmente, saremo accanto a tante persone che vorremmo abbracciare, conoscere …noi del Club del 27 -devo dire- ci siamo anche riusciti! Ilaria ha saputo inventare un’occasione più unica che rara e così i miei biscotti e quelli degli altri soci viaggeranno per l’Italia e per il mondo, fisicamente o virtualmente, appunto, in segno di amicizia e solidarietà, in questo frangente.

I miei cavallucci senesi sono stati realizzati e fotografati per Daniela del blog Mani in pasta quanto basta, una di quelle persone che subito ti mette a tuo agio, ti accoglie, anche senza esserci mai conosciute.

Cara Daniela, come ho scritto in foto “Nella vita l’amicizia è solo grazia” o la “sola grazia” . E’ questo idealmente il mio biglietto di accompagnamento per questi biscotti che, sono certa, replicherai, perché ti conosco. Non ho voluto spedirli fisicamente per tanti motivi che, di questi tempi, ci legano un po’ le mani, ma accettali come fossero davvero alla tua porta.

Un abbraccio,

Sonia.

Cavallucci Senesi

ricetta di Tamara Giorgetti per il Calendario del Cibo Italiano.

  • 300 grammi di farina O (io ho utilizzato un mix senza glutine)
  • 1 cucchiaio colmo di cannella in polvere
  • 5 g di coriandolo
  • 1 cucchiaino di anice pestato (io ho frullato anice stellato)
  • 220 g di zucchero
  • 200 ml di acqua, sono troppi mettetene la metà
  • un pizzico di ammoniaca per dolci
  • 20 g di miele
  • buccia grattata di arancia bio
  • 50 g di arancia candita
  • zucchero a velo per lo spolvero

Mettete la farina in una pirofila e aggiungete tutti gli ingredienti secchi, intanto ponete sul fuoco un tegame con  acqua e zucchero, e portatelo fino alla cottura dello zucchero, a filo, deve rimane bianco, quando, prendendone un po’ tra il pollice e l’indice fa il filo è pronto, io mi sono bruciata fate voi.A questo punto versate nel composto di farina e spezie e amalgamate con le mani cercando creare un impasto, spostatelo sulla spianatoia, sopra a uno spolvero di farina, aggiungeteci l’ammoniaca, il miele e lavoratelo velocemente perché lo zucchero tende ad indurirsi, copritelo e fatelo raffreddare. Riprendetelo, stendetelo ad un’altezza di 2 cm, tagliate  dei pezzi di 4×4, insomma decidete voi, devono avere una forma rotondeggiante ma non perfetta e un po’ schiacciata, poggiateli su carta forno spolverata di farina, infornateli a 180°C per 15 minuti, altrimenti induriscono, il cavalluccio deve rimanere bianco. Sentirete l’odore delle spezie in giro per casa, sono buonissimi.


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White Russian Cake senza glutine per il Viaggio dei Sapori ovvero il caffè come non l’hai visto mai

«Il caffè arriva che sembra evaporare in una nuvola scura. Non ci aggiungo lo zucchero, per paura di alterarlo o forse perché, per abitudine, ormai lo preferisco così. Il sapore è lo stesso, perfetto: sembra quasi essersi conservato negli anni come per una formula algebrica che esplica una funzione. Con un gusto deciso, lievemente amaro ma senza nauseare. Mia madre non ha perso la mano e continua a non svelare il suo trucco. Se le chiedi il segreto, si limita a rispondere che «c’ha solo fatto la mano». E sulle quantità, «non troppo, non poco, ma il giusto» come se esistesse in natura un metro unanime per stabilirlo.Provo a chiederle come vanno le cose. Sorride ancora.«Le cose son cose. Come vuoi che vadano?».Non c’è possibilità di spuntarla col suo fatalismo casalingo».

(da I Sinistri. Cinque monologhi dalla parte del cuore di Mauro Bortone)

Questa torta è stata una delle più belle scoperte ai tempi della collaborazione con il Keep calm di MTChallenge e l’ho fatta mia, rielaborandola per le esigenze di casa. E’ stato un attimo riportarla in cima alla lista in occasione del Viaggio dei sapori di questo mese e non potevo non scegliere il caffè!!! Anzi, in apertura ho scelto proprio un brano da un libro che è stato una scoperta estiva, ma di quelle che porti con te nel cuore, nel lato sinistro. Leggetelo e magari accompagnate la lettura con una fetta di questa torta! Mi ringrazierete.

Torta white Russian – una versione gluten free.

9/12 porzioni

Tempo di preparazione circa 45 minuti. Cottura in forno 30/35 minuti

Una classica preparazione dell’America Centro –settentrionale unita al gusto del cocktail white russian; una meravigliosa ricetta da aggiungere al vostro repertorio serale, ma in versione gluten free.

Ingredienti

Olio di semi di girasole o burro per ungere la teglia

4 uova medie

125 g di zucchero scuro di canna

100 g di burro non salato, fuso

100 g di farina di riso

Chicchi di caffé per decorare

Cacao in polvere per guarnire

Per lo sciroppo

170 g di latte deidratato (una lattina)*

150 ml di latte condensato

180 ml di latte intero

30 ml di vodka

70 ml di Kahlùa o altro liquore al caffé

200 ml di panna fresca liquida non zuccherata

Scaldate il forno a 180°C. Imburrate oppure ungete con olio di semi uno stampo per torte quadrato da 20 cm e ricoprite il fondo con carta da forno. Prendete le uova e separate albumi e tuorli. Tenete da parte i tuorli e lavorate gli albumi con lo zucchero per almeno 4-5 minuti. Successivamente, aggiungete i tuorli e poi il burro fuso. Alla fine aggiungete la farina, con un pizzico di sale, facendo attenzione a non sgonfiare l’impasto. Versate il composto nello stampo e infornate per almeno mezz’ora. Verificate la cottura e togliete dal forno.

Unite tutti gli ingredienti per lo sciroppo, tranne la panna, che terrete da parte. Mentre la torta è ancora tiepida, senza toglierla dallo stampo, bucherellatela con uno stuzzicadenti sull’inera superficie. Spalmate metà dello sciroppo lentamente al di sopra,lasciandolo infondere prima di ripetere l’operazione (conservate lo sciroppo rimanente in frigo). Fate raffreddare del tutto la torta nello stampo, poi coprite con della carta pellicola e fate riposare almeno per un’ora oppure tutta la notte. Al momento di servire, mescolate nuovamente lo sciroppo raffreddato con la panna e suddividetelo in piatti fondi o ciotole. Togliete la torta dallo stampo e tagliatela a quadri, posizionate le fette sullo sciroppo cremoso. Cospargete di chicchi di caffé e spolverate con polvere di cacao. Servite velocemente.

*per preparare in casa il latte deidratato, partite da 100 g di latte in polvere e ricostituitelo con un bicchiere d’acqua (250 ml), mescolando bene per qualche minuto in un frullatore elettrico fino a quando non si sarà disciolto del tutto.


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Heartbreak Potato Soup per il Redone di Novembre

Questa ricetta è tratta dal libro “Strudel, Noodles & Dumpling” di Anja Dunk e si chiama La zuppa di patate del Cuore Spezzato, ma non lasciatevi prendere dalla tristezza, anche perché se avrete cura nel raccogliere tutti i cocci, questo cuore possiamo ricomporlo, pian piano, pezzo dopo pezzo, ma non subito.

Prima occorre lasciar passare un po’ di tempo, il tempo di preparare questa zuppa e, dopo, mi ringrazierete!!! Io, invece, ringrazio le ragazze dello Starbooks e con questa ricetta partecipo nuovamente al Redone di Novembre.

Ingredienti per 4 persone (Trad. a cura di Patrizia Malomo)


1 cucchiaio di olio d’oliva
200 g di speck (pancetta di maiale affumicata o lardo affumicato)
2 porri grandi affettati finemente
1 carota pelata e tagliata a dadini
1 litro 1/2 di brodo vegetale o acqua, freddi
1 foglia di alloro (2 se seccato)
1 cucchiaino di maggiorana secca
 80 g di prugne denocciolate tritate
500 g di patate farinose, pelate e tagliate a dadini
1 cucchiaio di burro non salato
2 scalogni affettati finemente
sale fino e pepe nero qb
2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato

1.Scalda l’olio in una larga casseruola e fai soffriggere lo speck,  il porro, la cipolla per 5 minuti o fino a quando il porro non sarà traslucido.

2. Aggiungi il brodo o l’acqua, l’alloro, la maggiorana, le prugne e le patate nella casseruola e copri per portare a ebollizione.


3.Raggiunto il bollore, togli il coperchio e fai sobbollire per 15 /20 minuti fino a che le patate non saranno perfettamente cotte.

4.Mentre la zuppa sobbolle, fai sciogliere il burro in un padellino e soffriggete a fiamma dolce per c.ca 5/8 minuti, lo scalogno, fino a completa doratura.

5.Assaggia la zuppa e aggiusta di sale e pepe se necessario, quindi cospargi con il prezzemolo, rifinisci con gli scalogni fritti e servi immediatamente.
Si può surgelare e riscaldare a fiamma dolce.

NOTE MIE

Questo è il genere di ricetta che, una volta scoperta, non mollerete più (altro che cuori spezzati!!!)!

Diventa quasi quotidiana, soprattutto se amate gli ingredienti che la compongono, uno fra tutti non sostituitelo, le PRUGNE, la vera scoperta di questo piatto, che regala note acidule e, al contempo, zuccherine che bilanciano la sapidità dello speck.

Per la facilità di preparazione, non penserete mai di ottenere tanta soddisfazione, provate per credere e poi fatemi sapere.

Ovviamente, la ricetta è

PROMOSSA


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Vellutata di zucca e mandorle per il club del 27 di Ottobre

Martedì 27 ottobre 2020, un anno da dimenticare! Ma, c’è sempre un “ma”.

Il Club del 27 torna puntuale a farvi sognare con tante ricette…what else?

Non vi resta che l’imbarazzo della scelta.

Eccovi la ricetta scelta tra quelle di Ottobre proposte nel Club del 27 ed è di Arianna Mazzetta.

Vellutata di zucca e mandorle

Per 4 persone:
1 kg di polpa di zucca a cubetti 500 ml di brodo vegetale
300 ml di acqua
200 g di yogurt greco
1 spicchi d’aglio
1 cipollotto rosso, tagliato molto sottilmente
2 cipolle dorate (300 g circa), tagliate finemente
30 g di zenzero fresco, grattugiato
40 g circa di mandorle, sminuzzate a coltello
1 cucchiaino di cumino in polvere
1 cucchiaino di coriandolo in polvere
1 stecca di cannella
olio extravergine di oliva


In una pentola, riscaldate l’olio a fuoco medio, aggiungete le cipolle dorate e fatele cuocere per circa 8 minuti o fino a quando non risulteranno morbide.

Aggiungete lo zenzero, il cumino, il coriandolo ed la stecca di cannella, mescolate e fate insaporire per qualche secondo. Aggiungete la polpa di zucca, il brodo e l’acqua e portate a bollore, abbassate il fuoco e fate cuocere per almeno 20 minuti. Rimuovete la stecca di cannella e lasciate riposare per 10 minuti.

Nel frattempo, mescolate lo yogurt con lo spicchio d’aglio grattugiato.
Frullate la zucca fino a quando non sarà vellutata e liscia. Rimettete su fuoco e scaldate.
Servite in 4 ciotole con lo yogurt all’aglio, il cipollotto rosso e le mandorle.


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Cuor di formaggio per il viaggio dei sapori di Ottobre

Parliamo di maledizioni?

Ovviamente quelle benevole…

Ad esempio, quella così curiosa, e per certi versi difficile da capire, che Gogol attribuisce ad un protagonista di uno dei suoi romanzi, ed è questa: “Che ti possa mancare la vodka quando ti svegli al mattino!” Se, per un russo non è maledizione questa, cioè l’impossibilità di riprendersi dall’ultima sbornia, con un meccanismo chiodo-scaccia-chiodo…

Ma lasciando da parte la letteratura russa ed il consumo di alcolici, visto che sono astemia e ve l’ho detto un sacco di volte, direi che una maledizione un po’ più alla mia portata sarebbe quella di rimanere senza marmellata di fichi durante l’inverno. E per voi quale sarebbe la sciagura gastronomica più dura da sopportare?

La ricetta di oggi è perciò scaramantica -e buonissima- e l’ho realizzata per il Viaggio dei Sapori di Ottobre per AIFB, scegliendo di abbinare ad un ripieno a base di provolone, delle noci, che, poi, si sa, stanno anche bene coi fichi. In particolare, marmellata di fichi salentini, fatta in casa per l’inverno.

Il tutto è avvolto in un sottile “guscio” di pane fritto, senza lievito e senza glutine.

Cuor di formaggio, noci e marmellata di fichi

150 ml di kefir bianco

200 g di mix di farina senza glutine per pane

8-10 cucchiaini di marmellata di fichi

100 g di provolone dolce

8-10 gherigli di noci

olio di semi per friggere

zucchero a velo

1.Versate il kefir e la farina in una planetaria e azionate per qualche minuto, fino ad ottenere un impasto omogeneo che deve riposare un quarto d’ora. Nel frattempo, pulite le noci, affettate il formaggio a cubetti.

2.Su un piano di lavoro stendete l’impasto di pane il più sottile possibile, aiutandovi con della carta pellicola o carta forno, perché, essendo senza glutine, tenderà ad appiccicarsi o spezzarsi.

3.Formate dieci pezzi e riempiteli con un cucchiaino di marmellata, un gheriglio di noce e qualche cubetto di provolone. Richiudetelo su se stesso e con un taglia biscotti, ottenete la forma circolare, ripassando con le dita le estremità per sigillarle ed evitare che si aprano in cottura.

4.Friggete per pochi minuti da un lato e dall’altro. Servire caldi e spolverare con dello zucchero a velo.


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Foglietti di pane ripieni al formaggio per il Redone di Ottobre

Vabbè.

Cosa ve lo dico a fare?

Se, come dicono a Roma,

non volete arzare ‘na paglia,

qui trovate la ricetta che fa al caso vostro,

velocissima,

ma soprattutto di sicuro effetto!

Colpevole OLIA HERCULES

con il suo ultimo lavoro SUMMER KITCHENS,

che, diciamolo subito,

non è un ricettario estivo,

ma un concetto  di cucina

che trovate solo in pochi angoli del mondo,

uno di questi è l’Ucraina.

Provare per credere.

 Il resto è nelle note.

Il REDONE di Ottobre è arrivato!

FRIED FLATBREADS WITH CHEESE

Da Summer Kitchens

(Traduzione a cura di Stefania Orlando)

per 8 persone

150 ml di kefir, o buttermilk 

220 g di farina (per me senza glutine)

100 g di halloumi grattugiato grossolanamente

150 g di feta sbriciolata

un cucchiaio di aneto tritato, facoltativo

strutto per friggere o olio di semi di girasole per la frittura

Versare il kefir in una ciotola e aggiungere a poco a poco la farina, mescolando fino ad ottenere un composto sodo che va poi impastato finché risulterà liscio ed omogeneo (anche appiccicoso, se senza glutine).

Far riposare l’impasto almeno un quarto d’ora.

Nel frattempo preparare il ripieno mescolando la feta sbriciolata con l’halloumi e l’aneto se lo si usa.

Ora usando il mattarello stendere l’impasto più fine possibile.

Coprirne metà con il ripieno preparato e chiudere coprendo con la metà di impasto ancora libero, lasciando un bordo di circa 2cm ad ogni lato pressandoli bene per chiudere.

Tagliare dei rettangoli con un coltello affilato o una rotella da pasticceria di circa 10×15 cm, assicurandosi che i bordi siano ben chiusi e che non ci sia aria all’interno.

Scaldare un cm di strutto o olio in una padella su fuoco medio/basso. Cuocere i rettangoli pochi alla volta due minuti da un lato ed un minuto dall’altro o comunque finché dorati e croccanti.

Scolarli su carta di cucina e servirli caldi.

NOTE MIE

-Ho voluto realizzare la versione senza glutine di questi “foglietti” di pane ripieni al formaggio perché mi hanno sedotta! Sono stati una rivelazione! Il fatto che non debbano lievitare, ma solo riposare brevemente, li rendono congeniali con una cucina veloce ma anche gluten free, insomma senza sbattimenti (a cui solitamente devo far fronte).

– L’aneto secondo me da una marcia in più, io ho dovuto ricorrere al più nostrano origano, ma qualcosa bisognava mettercela per aromatizzare e smorzare la sapidità della feta.

– Quanto più sottili riuscirete a stenderli, tanto più gradevolmente croccanti saranno al palato; per l’halloumi è battaglia persa, io ho seguito il consiglio delle starbookers e ho sostituito col provolone, ma farei una puntata in Grecia solo per accaparrarmi anche una piccola forma di questo formaggio, un misto di latte di capra e pecora che vorrebbe diventare un prodotto DOP, ma, al momento, qualche intoppo ancora c’è. Riusciranno i nostri eroi??

La ricetta è assolutamente:

PROMOSSA


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Cuor di sorbetto alle more e ibisco, tra mito e parole

Anche le more stanno per finire, un po’ per gli incendii un po’ perché non sempre mi ricordo di andare a raccoglierle e c’è chi ci pensa al posto mio…queste di oggi me le ha regalate un’amica, Barbara, un tipo deciso, coi capelli scuri come il carbone, anzi, proprio come queste more.

Cosa sarebbe la vita senza gli amici? O senza le more? Poi c’è anche il detto secondo cui “agli uomini piacciono le bionde, ma sposano le more” ma questo è ancora tutto da dimostrare, esattamente come la ricetta di oggi: un sorbetto che toglie il fiato, un “cuor” di sorbetto, appunto.

Vi piace la parola “cuore”? Quante volte al giorno la pronunciate? E per quali motivi? Come ha scritto qualcuno, nella vita ordinaria alcune parole ci passano davanti come se fossero avvolte in un involucro*. Tranne, forse -secondo me- la parola “cuore”, proprio perché esso è l’involucro, è l’imballaggio di tutto noi stessi. La parola cuore, più che pronunciarla, bisogna viverla, bisogna ricordarsi ogni tanto di essere vivi, di sentir pulsare il nostro cuore e ascoltarne i battiti, o ascoltare i battiti del cuore di chi ci sta accanto.

Questo cuor di sorbetto alle more di rovo e ibisco ricorda davvero un cuore, me ne sono accorta stamattina, quando ancora un po’ addormentata, l’ho tirato fuori dal freezer per fotografarlo. Dopo aver organizzato un piccolo set con una ciotolina che soddisfaceva le mie poche pretese in fatto di palette di colori, il suo colore così vivo e la sua forma così tonda, con la sua consistenza così densa, mi hanno ricordato proprio un cuore…da lì, pensare al mito di Dioniso è stato un attimo, reduce qual ero da una lezione di scrittura creativa sugli specchi e sui miti greci.

Si narra da qualche parte che quando i Titani trovarono il piccolo Dioniso ancora in fasce, prima di smembrarlo, gli regalarono dei giochi, tra cui uno specchio (convesso), che catalizzò l’attenzione del bambino, ancora ignaro del destino cui era stato consegnato. Ecco, ho un compito da svolgere per la prossima lezione: guardare in quello specchio e, in qualche modo, descrivere cosa ci ha visto Dioniso.

Sinceramente, non so da dove iniziare, ma intanto ho fatto questo sorbetto, a pranzo lo mangerò.

Qui lo vedete fotografato davanti uno specchio, e ora capirete il perché di un “cuore” allo specchio…narra il mito che i Titani smembrarono il corpicino di Dioniso e ne fecero uno spezzatino, ma il cuore fu dimenticato..restò integro. Qualcuno lo colse, e da lì rinacque Dioniso, per la seconda volta.

Eccovi spiegato il cuore e lo specchio.

Con questa ricetta partecipo al simpatico contest di Aifb #ilviaggiodeisapori e vi ricordo che le more non ingrassano, hanno un elevato contenuto in Potassio e tanto fosforo.

Cuor di sorbetto alle more di rovo e ibisco

Ingredienti per 2

1 cucchiaio di infuso di ibisco e frutti rossi

125 ml di acqua

175 g di more di rovo

100 g di zucchero semolato

un colino

un frullino

Preparate un infuso di ibisco e frutti rossi, filtrate e lasciate raffreddare. Versate nuovamente nel pentolino l’infuso, dopo averlo filtrato e aggiungete lo zucchero. Mentre lo zucchero si dissolve sul fuoco, frullate le vostre more, dopo averle ben lavate.

Versate la purea di more nello sciroppo di ibisco e fate sobbollire per altri tre o quattro minuti. Togliete dal fuoco e filtrate di nuovo, per togliere tutti i semini. Potete usare il colino, o al limite una garza di nylon.

Prima di mettere in freezer, il composto deve esser lasciato raffreddare a temperatura ambiente.

Tenete in congelatore tutta la notte. Sporzionate e servite.

*Paolo Nori, I russi sono matti, pagg.40-41.