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Avventure di una mamma blogger


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Chicken with anchovies, lemon and rosemary di Diana Henry per il Redone di Aprile vol.II

Alcune ricette ti si fissano in testa come le canzoni d’estate, che canti e ascolti all’infinito senza stancarti.

E’ successo più o meno così con questo pollo alle acciughe di Diana Henry, un nome una garanzia. Il libro in questione è A bird in the hand, recensito nello Starbooks di qualche anno fa. Al di là di questo titolo, per me la signora Henry sta alla cucina come Fellini al Cinema Italiano, cioè non ne sbaglia una! Per questo motivo ho testato questa ricetta, già convinta del risultato. Venite a vedere come è andata. Intanto io partecipo con questa seconda ricetta nuovamente al Redone di Aprile.

Pollo con acciughe, limone e rosmarino (trad. di Stefania Orlando)

da A bird in the hand di Diane Henry

Ingredienti per 4 persone


8 cosce di pollo o altri pezzi (io ho usato le sovracosce)
8 scalogni
1 cucchiaio di olio di oliva
4 spicchi di aglio
peperoncino
5 acciughe
3 rametti di rosmarino
75ml di vino bianco secco o vermouth
scorza di limone
il succo di mezzo limone

Procedimento

  • Accendere il forno a 180°C.
  • Rimuovere il grasso dai pezzi di pollo
  • Pulire gli scalogni e tagliarli in quattro parti.
  • Tritare finemente gli spicchi di aglio.
  • Prendere una pirofila/un tegame che possa andare sia sul fuoco sia in forno,mettere un cucchiaio di olio (se usate sovracosce senza pelle mettetene due di cucchiai di olio) e fate dorare a fiamma decisa i pezzi di pollo, da entrambe le parti.Non devono cuocere,solo dorare. Rimuovete i pezzi di pollo e metteteli in un piatto.
  • Togliete dalla pirofila il grasso a parte un cucchiaio,aggiungete gli scalogni e fateli cuocere per tre minuti,poi aggiungete tre quarti dell’aglio,il peperoncino e le acciughe scolate del loro olio e fatte in pezzi grossolani. Abbassate la fiamma e fate cuocere per altri quattro minuti pressando con un cucchiaio le acciughe in modo che si disfino completamente.
  • Aggiungete i rametti di rosmarino,il vino ed il succo di limone e portate a bollore. Togliete la pirofila dal fuoco e disponete i pezzi di pollo sopra l’intingolo di scalogni. Se avete pezzi con la pelle quest’ultima deve essere rivolta verso l’alto. Unite anche il liquido che è rimasto nel piatto dove era il pollo.
  • Mettete la pirofila in forno e cuocete per 35-40 minuti senza coperchio. Trascorso tale tempo, controllate la cottura: forate un pezzo di pollo, ne deve uscire un liquido chiaro e non rosa.
  • Guarnite con la scorza di limone e l’aglio rimanente.La ricetta non prevede l’utilizzo di sale, le acciughe danno sapidità, ma controllate che sia di vostro effettivo gradimento.

NOTE

La ricetta è esattamente descritta, difficile sbagliare qualcosa. Ho solo acceso il forno con ritardo, perciò probabilmente non era a temperatura, quando ho infornato, eppure coi tempi ci siamo perfettamente.

Non avevo vino bianco, ho usato un rosato locale di buona qualità, il resto degli ingredienti è davvero alla portata. Ultimamente anche le acciughe le uso spesso, perciò le avevo già in frigo, da consumare.

E’ il tipo di preparazione che invade la casa già in cottura, con un profumo intenso ma non insistente. Sarà che io amo lo scalogno, ma non mi ha dato alcun tipo di fastidio.

Per quanto riguarda la sapidità, non è scontato che si trasferisca del tutto dalle acciughe alla carne.Nel mio caso, infatti, le acciughe non si erano sfaldate a sufficienza, perciò è probabile che dovrete regolare di sale. Io ho preferito non farlo, per gusto personale.

LA RICETTA E’ PROMOSSA


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Uno shortbread è per sempre

Uno shortbread è un biscotto al burro diffuso nel Regno Unito. Per non sbagliare, ho seguito una ricetta di una delle autrici Inglesi più amata, la signora Henry. Dal suo libro cult How to eat a peach ho scelto di realizzare un Rose Shortbread con la variante sulla granella, optando per una più decisa nocciola. Ma, se volete esser più bravi di me, utilizzate il pistacchio, darete anche una nota verde al vostro piatto, verde pistacchio …
Le ricette riuscite sono come le famiglie felici, ognuna felice a modo suo. Ma non voglio parlare di felicità, annoiandovi, voglio solo rendervi felici con un biscotto.

Un’altra caratteristica di questo shortbread è la sua rotondità, un po’ oblunga ma funzionale, perché si può mangiucchiare un pezzetto alla volta, dipende dalla fame.
Sulle rose, la signora Henry non ha specificato granché. Addirittura, sarebbero opzionali. A me sembra che invece sia quel particolare che fa la differenza, ma non diciamolo a nessuno, gli attaccabrighe potrebbero essere in ascolto.

Potrei concludere citando qualche poeta inglese della prima generazione, ma siccome parlavo anche di rose, questa bellezza della natura inglese non è per origine.
Chiedetelo ai Crociati, dove le abbiano trovate.
Perciò le rose appartengono a tutti, come la poesia.
Cito qualcun altro.

Se amate le rose, dovete rispettare le spine.

Uno shortbread è per sempre

Ingredienti
• 185 g di burro ammorbidito
• 75 g di zucchero a velo
• un pizzico di sale
• buccia grattugiata di un limone non trattato
• 175 g di farina (la mia versione in realtà è con quella senza glutine)
• 75 g di amido di mais
• 1 cucchiaino di acqua di rose
• 1 uovo
• 50 g di granella di pistacchio (per me nocciole)
• petali di rose canditi (anche no)

1. Rendete cremoso il burro, lavorandolo con lo zucchero, poi unite sale e buccia di limone. Aggiungete nella planetaria la farina un po’ alla volta, l’amido di mais e l’acqua di rose.
2. Trasferite l’impasto su un piano di lavoro infarinato e formate un cilindro con un diametro di 6 cm (per me 5 cm). Inzuppate nell’uovo e ripassate nella vostra granella, di pistacchio o nocciole.
3. Avvolgete in pellicola e fate riposare in frigo per un’ora.
4. Scaldate il forno a 180 °C, affettate il vostro impasto in rondelle di mezzo centimetro di spessore (non di più) trasferiteli su una teglia da forno foderata ed infornate. Tempo di cottura max 15 minuti.
5. Fate raffreddare per 10 minuti manovrando con cura, perché potrebbero rompersi.
6. Spolverate di zucchero e rose candite e servite.


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JENNY’S SAGO GULA MELAKA per il Redone di Novembre

Forse per deformazione professionale, a volte torno ad indossare il camice da biologa molecolare e la cucina diventa il mio piccolo laboratorio. Con questo spirito, talvolta, bisogna approcciarsi a ricette come questa, che propongo al Redone di Novembre, l’ultimo dell’anno.

JENNY’S SAGO GULA MELAKA

Da How to Eat a Peach, Diana Henry

Ricetta tradotta da Alessandra Gennaro

per 6 persone

300 g di piccole perle di sago o di Tapioca

300 g di Gula Melaka (o zucchero di palma)

4 foglie di pandan fresche

2 lattine da 400 ml ciascuna di latte di cocco

1 pizzico di sale

 

Procedimento

In una pentola molto capiente, portate a bollore abbondante acqua. Aggiungete il sago e mescolate,fino a quando l’acqua non riprende a bollire. Cuocete per 10 minuti, mescolando di tanto in tanto, poi spegnete il fuoco, mettete un coperchio e lasciate riposare per altri 10 minuti,nel corso dei quali il sago diventerà trasparente. Scoprite la pentola e versate il sago in un colino. Sciacquatelo sotto l’acqua fredda,scolatelo ancora una volta e lasciatelo nel colino ancora un po’,così da eliminare tutta l’acqua. Dopodichè, trasferitelo in una ciotola che avrete sciacquato con acqua fredda (per non far attaccare il sago) e mettete da parte, affinché si raffreddi.

Preparate uno sciroppo con lo zucchero di palma e 250 ml di acqua. Metteteli in una casseruola dal fondo spesso e aggiungete due foglie di pandan annodate. Portate a bollore, poi fate sobbollire a fiamma bassa per 4 minuti,fino ad ottenere la consistenza viscosa di uno sciroppo. Eliminate le foglie di pandan e trasferite lo sciroppo in una ciotola. Tenete da parte.

Versate il latte di cocco in una casseruola,aggiungete le restanti foglie di pandan, sempre annodate e il sale. Portate quasi a bollore,poi abbassate la fiamma e proseguite la cottura, fino a quando il latte si sarà ridotto della metà ed addensato.

Aggiungetene un po’ al sago, separando le perline con un cucchiaio, e servite accompagnando con lo sciroppo e il restante latte di cocco, da parte.

 

Note mie

AAA. Attenzione alle quantità. Io ho rapportato tutto a 60 g di Tapioca (pesata a secco).

– Il pandan dalle mie parti non si trova. Inizialmente pensavo di sostituirlo con foglie di stevia, poi ho seguito i consigli di Alessandra e ho usato un po’ di estratto di vaniglia.

– Se non avete mai cucinato la tapioca, immagino la vostra difficoltà, però qui è indicato bene.

– Con il latte di cocco l’esperienza è stata disastrosa. Ho preso quello in lattina. Non vi dico lo spreco! Inoltre è un prodotto che alle nostre temperature, che ormai sono sotto i 25 °C, inizia a solidificare, perciò non potete conservarlo in frigo dopo averlo fatto rapprendere, perchè solidificherà e vi sembrerà di mangiare un pezzo di plastica. Usate al momento.

– Il dessert, invece, va gustato freddo, perchè è davvero dissetante! Onestamente mi è piaciuto. La ricetta non è riproducibile fedelmente alle nostre latitudini, ma è stata davvero un’esperienza divertente! Sarà che mi era rimasta negli occhi e morivo dalla voglia di provarla! Ad ogni modo, per ovviare all’inconveniente del latte di cocco, potete accompagnare con una crema a vostro gusto. Io la salvo, e la rifarò. In estate.

 

P R O M O S S A