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Avventure di una mamma blogger


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Falafel per lo Starbooks Redone

Così fece in modo che alla moglie e a lui le cose apparissero del tutto naturali, come se i vent’anni trascorsi fossero finiti fra due presse gigantesche, polverizzandosi fino a trasformarsi in un foglio trasparente, quasi invisibile.

Da “Ritorno a Haifa” di G. Kanafani

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È già Ottobre, un mese generoso, come qualcuno ha detto. Io non vedo l’ora di parlarvi dei falafel, queste frittelline speziate ai ceci tutt’altro che facili da preparare (almeno per me è stata una personale Odissea).

Ottobre è anche il periodo dell’anno in cui in molte città Italiane si celebra la cultura araba. A Napoli si inizierà il 14, per esempio. Il mio amico Omar, che mi ha insegnato come fare i falafel, viene dalla Palestina e vive a Napoli da circa 40 anni, dove ha un ristorante arabo. Si dedica da tempo, attraverso la cucina e il Teatro, alla diffusione della cultura delle sue origini e lo fa con amore e generosità, e in modo del tutto pacifico e gentile.

La ricetta che ho scelto, è stata selezionata per noi dalla Redazione dello Starbooks ed è infallibile, a prova di Omar, insomma, e a prova della Van Pelt, soprattutto (!).

Tratta da Mon Grain de Sel di Bernard Laurance

500 g di ceci crudi( tenuti in ammollo una notte)

6 spicchi d’aglio
mezzo mazzo di prezzemolo
mezzo mazzo di coriandolo (in totale 60 g)
mezza cipolla
1 cucchiaino da caffè di bicarbonato
1 cucchiaio di sesamo (per me tahini)
2 cucchiaini di coriandolo in polvere
2 cucchiaini di cumino in polvere
mezzo cucchiaino di peperoncino in polvere
sale e pepe
– mettete a bagno i ceci o le fave per 24 ore in acqua fredda. Laurence raccomanda due cose
  1. di non usare in nessun modo ceci in scatola(ovviamente la prima volta che ho fatto i falafel ho commesso questo grosso errore e non vi dico lo scempio)
  2. di scolare molto bene e di asciugare perfettamente i legumi, dopo che sono stati a bagno, visto che è l’eccesso di umidità che può far rompere PRi falafel in cottura
– passateli al mixer per circa un minuto. E’ importante ottenere una purea non perfettamente liscia, ma un po’ grossolana, sufficiente ad essere compattata in polpette con poca fatica. Una purea troppo liscia causerebbe di nuovo la disgregazione dei falafel in cottura.
– trasferite la purea in una terrina e aggiungete le spezie e il bicarbonato
– tritare finemente il prezzemolo, il coriandolo, la cipolla e l’aglio. L’autore consiglia di asciugare perfettamente le erbe, SE si lavano prima dell’uso .E’ anche possibile tritare le erbe assieme ai legumi: in questo caso, si avrà un composto tutto verde. Quest’ultimo metodo è quello usato da me.
– per avere una texture più consistente, si può aggiungere il sesamo all’interno. Io ho usato la tahini.
– dopodichè, si dà loro la forma di polpette piatte (lui ha usato l’attrezzo apposito) e le si friggono in olio profondo, fino a quando sono perfettamente dorate da tutti i lati. Scolatele su carta assorbente e serviteli con hummus o anche da soli.
Note mie:
Ho tribolato per anni prima di approdare ad una ricetta decente per falafel e questa è affidabilissima. Se non avete molta manualità con le polpette, potreste acquistare su Amazon il dosatore per falafel a prezzi modici. Ho visto usarlo quando li abbiamo fatti con Omar e ho fatto una fugace ripresa che non riesco a condividere ma vi assicuro che questa ricetta è
PROMOSSA


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Di viaggi, dipinti e souvenir… Lampedusa on my mind.

Il mondo visto dai blogs appare come un grande mosaico in cui, a volte, i tasselli non si incastrano perfettamente…

Sono giorni e giorni e giorni che mi pongo la domanda: perchè pubblicare un post che mi ha dato tanto di quel filo da torcere, se poi non incontrerà il gusto del lettore “malcapitato” che dovrà sorbirselo?

Perciò tenete bene il mouse puntato sulla X pronti a chiudere la finestra di  questa realtà, che così virtuale non è.

A voi, buona lettura.

Se volete solo la ricetta, non dovrete che scorrere fino in fondo, guardando immagini di cui non apprezzerete il significato. Sarete in pochi.

A voi, buon appetito.

La prima notizia (non buona) è che l’edizione di O’SCIA’ 2013 non si farà. Mancano i fondi.
Neppure l’incontro a Lampedusa tra il  Papa e Claudio Baglioni, ideatore della manifestazione, è servito a sottolineare l’importanza di un evento  che si basa sulla consapevolezza che niente più dell’arte è in grado di avvicinare l’uomo all’uomo e aiutarlo a cogliere il senso, le ragioni, le istanze e il valore dell’esperienza e della presenza dell’altro.

La seconda notizia, invece, è raccapricciante: ancora migranti morti nella traversata del Mediterraneo a  Lampedusa…e questo genere di episodi è destinato a ripetersi…nell’indifferenza dei più.

Per questa umanità disperata a poco varrà i saluto degli isolani o’scià, che vuol dire letteralmente “mio respiro” come a poco è valso finora il buon fine di un progetto (musicale) che nasce per promuovere l’integrazione tra etnie, culture e fedi, attraverso l’incontro, lo scambio  e il dono reciproco di un inestimabile patrimonio di pensieri, parole, suoni, forme…

Quest’anno Lampedusa non ospiterà l’evento, ma continuerà ad essere terra di sbarchi. Probabilmente con la sospensione di O’SCIA’ si spegnerà un altro riflettore e ciò alimenterà altra indifferenza.

Questo post vuol essere una piccolissima fiaccola che rimarrà accesa sull’argomento, nell’attesa che si realizzi un senso di fratellanza e convivialità tra tutti gli uomini

Scriveva M.L. King:

<<Abbiamo conquistato il cielo come gli uccelli

e il mare come i pesci, ma dobbiamo imparare di nuovo

il semplice gesto di camminare sulla terra come fratelli>>

Ora vorrei proporvi l’immagine di un dipinto che mi ha affascinata a tal punto che ho voluto contattare l’artista, una pittrice ebrea, che lo ha realizzato, per chiederle una personale interpretazione, dopo che a me è parso opportuno associarlo a questo post.

Il titolo del dipinto è Il viaggio, ma la mostra che lo contiene si chiama Eretz, cioè Terra (dall’ebraico èrets).

Il viaggio, N. Blau

A me, appassionata di Ebraismo, trasmette l’adempimento di  una promessa

ogni viaggio –inteso anche come percorso interiore- dovrebbe portarci a destinazione.

Vi lascio gustare e interpretare l’immagine in santa pace e mi avvio verso la conclusione gastronomico-nutrizionale.

Una sottolineatura è d’obbligo: niente più del cibo parla meglio del viaggiare…un viaggio attraverso i secoli e i luoghi. Ci avete mai pensato? Non mi riferisco ai trasporti import/export ma alla reale storia del cibo, tramandata attraverso gli scambi culturali e gli incontri di etnie diverse…pensate alle spezie.

Oggi vi dirò come preparare le Falafel, antipasto arabo di tradizione ebraica a base di ceci e spezie, appunto. Questo piatto ha viaggiato per il mondo, al seguito del popolo ebraico. Potrete gustarlo anche a Milano o Torino, Londra e New York. Oppure prepararlo da voi.

FALAFEL

Questa  ricetta è il “souvenir” che una mia cara amica mi ha regalato di ritorno dal Medio Oriente…

Ingredienti:
– 400 grammi di ceci secchi
– 1 cipolla bianca
– 2 spicchi d’aglio
– 1 cucchiaino di cumino in polvere
– 1 cucchiaino di coriandolo in polvere
– 1 mazzo di prezzemolo
– 2 cucchiai di farina
– olio di semi per friggere

Procedimento:

Lasciate i ceci in ammollo per una notte, quindi sbucciateli e metteteli in un mixer. Aggiungete cipolla, aglio e prezzemolo finemente tritati, il cumino e il coriandolo. Frullate fino a quando otterrete un composto morbido ed omogeneo.

A questo punto aggiungete anche la farina.
Mentre l’olio arriva a temperatura, formate delle piccole polpettine, che friggerete fino alla doratura oppure in forno. Potreste anche schiacciarle, come queste nella foto.
Sgocciolate su carta gialla e servite subito calde.

falafel

Buon Appetito.

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Rileggo questo post scritto appena due mesi fa, oggi è il 6 ottobre 2013 e son due giorni che di nuovo non si parla d’altro…ma questa volta i morti a Lampedusa sono tanti, troppi.

Ho appena firmato questa petizione  su invito di David Sassoli che l’ha tweettata. Vi invito a fare lo stesso. E incrociamo le dita.

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Quindici Ottobre 2013 …ancora sbarchi….

Baci