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Avventure di una mamma blogger


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Il gelato dello scrittore che puoi mangiare anche tu.

Avere una gelatiera non significa che si è bravi gelatai. Preparare un gelato facendone a meno, forse si. Ma procuratevi del rum e iniziate da lì, tra qualche minuto vi dirò cosa farne.

Invece, prima di lasciarvi la ricetta, ho fatto qualche indagine su come sia finito del rum dei Caraibi a Odessa, città sul Mar Nero, famosa per la scalinata Potemkin. Lo racconta l’autrice di Black Sea, il libro da cui ho tratto la ricetta. Questo gelato è dedicato allo scrittore Mark Twain, pseudonimo di Samuel Clemens. Aggiungere del liquore in un gelato, da astemia, è stata davvero una eccezione, ma sono qui a dirvi che ne vale la pena. Ad ogni modo il rum a Odessa ci arriva senza dubbio con il contrabbando. Lo spiega bene Loretta Napoleoni nel suo libro Economia Canaglia, Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale. Per tutti gli anni Novanta la ‘ndrangheta ha creato joint-venture con i contrabbandieri dei Balcani e i cartelli della droga sudamericani, vuoi che qualche cassa di rum non sia finita in Ucraina?

Alcuni scrittori sono come contrabbandieri, eludono i controlli dei lettori e si fanno strada tra le righe, dialogando e fantasticando con loro. E quelli che piacciono di più, sono gli scrittori impertinenti, qualità da contrabbandieri pure questa. Cosa sarebbe il mondo senza scrittori? Per i contrabbandieri, invece, suggerisco di evitarli come la peste, sarebbero causa di molti guai.

Mark Twain’s Debauched Ice Cream

tratto da Black Sea di Caroline Eden

397 g di latte condensato

500 ml di double cream (bella grassa)

2 cucchiaini di estratto di vaniglia

4 cucchiai di dark rum

Unite il latte condensato, la crema e la vaniglia in una terrina capiente e versateci sopra il rum. Usando un frullino elettrico, mescolate in senso orario gli ingredienti tra loro. Trasferite il composto usando una spatola all’interno di un contenitore adatto al congelamento in freezer, chiudendolo bene con un coperchio o della carta pellicola e lasciate congelare almeno 6 ore. Consumatelo in un paio di giorni, perché essendo fatto in casa non si conserverà oltre, quanto quelli confezionati. (In realtà, perché è più buono!)


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Io il tè (Matcha) non lo bevo…ci preparo un bel gelato!

Ne avrei tante da raccontare sul tè Matcha...la cosa certa è che esiste (questa ve la spiego in un altro post)!

Non è l’invenzione di qualche blogger radical chic.

Per ora son riuscita a reperire quello in foglie, che è una miscela di tè Giapponese (ovviamente) misto a del riso tostato. Esattamente vi sto parlando di questo, anche se mi secca far pubblicità gratuita O.o

In questi giorni sono presa dall’organizzazione di un corso di naturopatia …niente a che fare con il tè…ma se è vero che il tè appartiene ad una cultura millenaria e a luoghi lontanissimi da quelli del Vecchio Continente, allora le due cose, corso di naturopatia e tè, si incontrano in quei due grandi principi dello Yin e Yang della filosofia Zen e della medicina orientale tradizionale. Giovedì pomeriggio si parlerà di Energia e Benessere, in una location immersa nella natura.

Sono entusiasta. Se qualcuno volesse aggiungersi, il posto c’è!

Come ho scritto nel titolo, io il tè Matcha non lo bevo, il profumo mi ricorda la paglia, non saprei. Ma ho fatto un gelato di cui non potevo non parlarvi, anche perché è stato facile! A voi provarci 😉

Ingredienti

2 cucchiaini di tè verde Matcha

2 tuorli d’uovo bio

60 g di zucchero  bianco semolato

200 ml di panna da montare

Procedimento

Se non avete il Chansen, il famosissimo frustino in bambù per preparare il tè verde Matcha, tranquilli, utilizzate la frusta con cui montate gli albumi, come ho fatto io, e in 50 ml d’acqua tiepida (non bollita) versate i cucchiaini di tè, agitando con il frustino. (E’ divertente). A parte, lavorate i tuorli con lo zucchero. Aggiungete la bevanda al composto, dopo averla filtrata e fatta raffreddare.

Montate la panna a parte, aggiungetela al composto ben amalgamato. Trasferite il tutto in una vaschetta in plastica a chiusura ermetica e mettete in freezer. Potrebbero bastare tre ore prima di servire, ma io l’ho lasciato in freezer tutta la notte.

Devo dire che il risultato è sorprendente e molto chic…invece i vostri radicali liberi vi abbandoneranno molto presto!

Baci.

PS. Il mio BLOG compie un anno (sempre giovedì). Ho in programma una torta..se non dovessi riuscire a postarla in tempo, mi fareste ugualmente gli auguri?

Alla prossima.