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Avventure di una mamma blogger


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Muffins al thè nero e farina di ceci.

<<il cielo è così strano, quasi solido>>

(dal film Il thé nel deserto)

Port e Kit Moresby sono i protagonisti de “Il thè nel deserto” film del 1990 regia di Bertolucci, tratto dal romanzo omonimo di Paul Bowles…ho scelto questa frase, tra le tante possibili, perché i muffins di oggi hanno proprio quella consistenza di quel cielo quasi solido che mi sono sforzata prima di immaginare e poi ho realizzato, credo ^.^

Fondamentale la farina di ceci, sia perché volevo ottenere un colore da deserto, per ovvi motivi, sia per creare una consistenza in qualche modo soffice ma di sostanza…un vero peccato non potervene offrire uno!

Francy mi ha ispirata a tal punto che, lontano da ogni mia aspettativa, son riuscita a bissare l’MTC di novembre, questa volta con una preparazione salata, ma allo stesso tempo neutra.

L’altro ingrediente caratterizzante è il thè nero, sia perché è nel titolo del film, sia perché avendolo già utilizzato in altre preparazioni,sapevo che mi avrebbe aiutata ad ottenere un impasto un po’ più liquido (non trovo la parola esatta, uff)… ma è giunta l’ora di elencarvi tutti gli ingredienti (noterete molto colore giallo, per richiamare l’ambiente del deserto sahariano).

E spero vi piacciano.

Ingredienti per 6 muffins

Farina di ceci 50 g

olio e.v.o. 25 g

timo secco 1 cucchiaino

1 patata gialla lessa (peso a crudo 65 g)

sale q.b.

latte 80 g

1 filtro di thè nero concentrato (50 ml)

1 uovo intero

lievito per preparazioni dolci e salate senza glutine 7 g

***

Prima di procedere alla preparazione dell’impasto dei muffins, vi consiglio di aromatizzare l’olio, pesando la quantità indicata e mettendola a riposo con un cucchiaino di timo per circa tre ore.

Lessare una patata, pulirla e schiacciarla, mettendola da parte perché si raffreddi. Fate bollire dell’acqua per il thé, riempite una tazzina e mettete in infusione il filtro. Trascorso il tempo necessario, togliete il filtro e fate raffreddare.

Quando tutti questi ingredienti saranno a T ambiente, procedete con la composizione dell’impasto.

Unite la patata già schiacciata con l’uovo e l’olio aromatizzato (avendolo filtrato per togliere il timo); successivamente unite il latte e il sale, lavorando con un frullino.

In una ciotola a parte unite la farina di ceci e il lievito,amalgamando con un cucchiaio. Infine, unite la parte liquida e quella secca, ottenendo un impasto liscio ma con qualche grumo e non troppo denso.

Rivestite gli stampi per muffins con dei pirottini di carta; preriscaldate il forno a 180 °C e infornate per almeno 25 minuti, ma potrebbe occorrere qualche minuto di più.

Con questa ricetta

partecipo di nuovo

all’MTC n. 43

perché è stimolante!

 


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Muffins speziati di teff con zucca gialla, zenzero e amaretti. Un omaggio all’Africa.

Occasione due volte ghiotta, questo mese, dalle parti dell’MTC … primo perché I Muffins sono una ghiottoneria unica…e secondo perché ho occasione di provare finalmente una farina che viene prodotta da un cereale naturalmente privo di glutine, il TEFF .Questo cereale cresce in Terra d’Africa.

La farina rossa di Teff è, perciò, l’ingrediente che caratterizza la ricetta dei miei muffins molto speziati, e li mette in sintonia con questi versi di un canto popolare eritreo che recita così:

Sei come la luce del sole mischiata a quella della luna,
sei bella come un lampo nell’oscurità,
sei dritta e snella come una lancia,
sei leggiadra come le nuvole color perla del cielo,
sei graziosa come il verde di primavera,
è per questo che io ti amo.

In particolare, “la luce del sole mischiata a quella della luna” mi ha fatto scegliere altri due ingredienti di questo impasto: la zucca (sole) e lo zenzero (luna); ho mantenuto anche gli amaretti di Francy, ideatrice di questa fantastica sfida , che rappresentano in questo caso “l’oscurità”

Geograficamente si parla di una zona dell’Africa, come l’Eritrea-Etiopia, così multiforme, multilingue e multietnica da racchiudere, nei suoi sofferti confini, quella bellezza primordiale di un pianeta e di una umanità originaria,  lontana dal consumismo e dall’Occidente più deteriore e deteriorato.

Memore dei racconti di un mio amico missionario, ovvero il sacerdote che trentasei anni fa ha celebrato il mio Battesimo, ho scelto di raccontarvela così la ricetta per la sfida n.43 del MT Challenge.

Se avrete piacere, troverete qui i suoi progetti in Etiopia, la sua vita.

Muffins di teff rossa, speziati con zucca, amaretti e zenzero

Ingredienti per sei/sette muffins grandi

  • 100 g di farina rossa di Teff made in Africa
  • 50 g di zucchero di canna grezzo
  • 3  amaretti senza glutine
  • 30 g di pangrattato senza glutine
  • 1 uovo
  • 80 g di latte p.s.
  • 25 g di olio e.v.o.
  • un pizzico di sale
  • 7 g di lievito vanigliato per dolci senza glutine
  • 190 g di zucca gialla (peso a crudo)
  • 20 g di zenzero fresco  grattugiato al momento
  • 1/2 cucchiaino di noce moscata

Pulire e affettare la zucca, infornarla a 190°C per mezz’ora su una placca rivestita con carta da forno. Nel frattempo, preparare tutti gli ingredienti e pesarli nelle quantità necessarie.

Lavorare lo zucchero con le uova e gli altri componenti grassi (io ho scelto l’olio extra vergine di oliva perché il burro lo considero sinonimo di opulenza e ricchezza, in antitesi con la povertà dilagante nei paesi africani…). Aggiungere il latte e continuare a mescolare.

In un’altra ciotola capiente, unire farina, noce moscata, pangrattato, amaretti sbriciolati, sale e  lievito,mescolando con un cucchiaio di legno.

Sfornare la zucca, farla raffreddare e frullarla insieme allo zenzero grattugiato. Unire questo composto alla componente liquida, mescolare bene e versare il tutto nella ciotola della farina, utilizzando una frusta per unire le parti secche con quelle liquide fino ad ottenere un composto omogeneo ma “grumoso” (vedi foto) e non troppo denso.

Sistemare i pirottini nello stampo dei muffins, riempiendoli di impasto  per i 2/3 e infornare a 180°C per 20-25 minuti.

Controllare la cottura con uno stuzzicadenti, sfornare e far raffreddare pochissimi minuti prima di servire.

Con questa ricetta

e questo stornello

partecipo

alla sfida di novembre

del MT Challenge n. 43


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Mini soufflet di granturco e carciofi con salsa all’origano

“Il  soufflet deve essere gaio,

gaio come una variopinta farfalla

che danzi sui prati fioriti

di primavera”

dal film Sabrina, 1954

Adoro Audrey. E ammetto che l’unica lezione sui Sufflet, prima che Fabiana lanciasse questa fantastica sfida per l’MTC di Marzo, è racchiusa nella scena del film Sabrina, che consacra Audrey Hepburn diva di Hollywood, e che potete vedere qui:

La sfida nella sfida, come sempre, per me è trovare una farina senza glutine che si presti, in questo caso, alla preparazione di una besciamelle di partenza…anche qui, ogni volta, è un andare alla ricerca di un escamotage dal magico potere o di un deus ex machina, se preferite!

Ma,alla fine, si fa di necessità virtù e quale farina non pensereste mai di trovare in una dispensa salentina? Ve lo dico io: quella di mais giallo a filiera controllata ed essiccato a basse temperature, del Molino Nicoli. Ce l’ho! E devo dire grazie a mia cognata di Bergamo,che da zia premurosa qual è, mi fa dono di queste materie prime naturalmente senza glutine per il suo nipotino.

Come primo riferimento, avevo letto la ricetta di Artusi del suo soufflet di pollo, ma troppe proteine (tenendo conto delle uova), perciò ho pensato di “bilanciare” con della purea di carciofi, per ridurre quelle 7-8 parti di formaggio di cui si parlava nel post della sfida, lasciando spazio solo a 25 g di Groviera.

Non saprei dirvi perché ho scelto proprio i carciofi, però, se ci penso meglio, i carciofi mi riportano ad un gioco dell’infanzia, che mia nonna credo abbia inventato da sé per riuscire a farmeli mangiare – e la ringrazio … Il gioco consisteva in una sorta di gara, che ricorreva puntualmente a tavola ogni volta che si preparavano i carciofi al forno, e cioè finire di mangiarli il prima possibile e bere subito un bel bicchiere d’acqua <<così senti il sapore dolce>> diceva 😉

Flower Diary, Aboca

Flower Diary, Aboca

 

– Mi chiedo, quante ne hai inventate, nonna, pur di farmi mangiar sano!?-

L’altra nonna, invece, d’Estate, raccoglieva ed essiccava l’origano…con lei, però, che si chiamava come la moglie di Garibaldi, bisognava “lavorare”..perciò tutti a sbriciolare l’origano essiccato, per conservarlo per l’inverno. L’aroma di questa spezia ha, per me, un potere talmente forte da diventare una “coccola del passato” …sarà anche per questo motivo che, dovendo preparare una salsa di accompagnamento a questi soufflets, ho scelto proprio l’origano! E grazie al post di Alessandra, spero di non aver sbagliato nulla, stavolta.

D. Aichele e M. Golte-Bechtle

D. Aichele e M. Golte-Bechtle, Origanum vulgare

INGREDIENTI per 4 persone (tre mini soufflets ciascuno):

60 g burro

30 g farina di granturco

250 ml panna fresca

25 g Groviera

4 tuorli

4 albumi

200 g purea di carciofi

1/4 di cucchiaino di sale

***

Per la salsa di origano (*):

100 ml brodo vegetale

1 cucchiaio di amido di mais

150 g formaggio cremoso

origano q.l.

***

(*)= L’ispirazione per questa salsa, dove il burro è “sostituito” col formaggio cremoso, nasce dalla curiosità per la cucina dietetica che Pierre Dukan suggerisce ai suoi seguaci in La Dieta Dukan, ed. Sperling&Kupfer. Per quanto, personalmente, non cederei al suo regime dietetico, devo però riconoscergli ottimi spunti…Le erbe aromatiche non erano specificate, perciò  ho lasciato la “mia” firma con l’origano!

N.B. Il soufflet viene meglio se preparato con pazienza.

***

Pulire i carciofi, scartando le foglie esterne e tenendoli in ammollo in acqua e limone. La parte migliore per ottenere una purea è il cuore. Tagliarne almeno 4  in quarti e cuocere a vapore oppure bollire in acqua salata.

Su fuoco basso lavorare, in un tegame di acciaio, burro e farina; quando sarà ben amalgamato, aggiungere la panna liquida e continuare a mescolare con un cucchiaio di legno. Appena si ottiene una “crema” uniforme, aggiungere il formaggio e togliere dal fuoco e far raffreddare circa dieci minuti.

Nel frattempo, preparare degli stampi da muffin di alluminio, a diametro crescente (da 5 a 7 cm i miei), imburrando bene oppure rivestendo con carta forno (anche se  sconsiglierei l’uso della carta, perché poi i soufflets appena sfornati iniziano a”sudare”).

Unire al composto raffreddato i 4 tuorli, uno ad uno, rimestando ogni volta.

Montare a neve tutti gli albumi, con una presa di sale.

Ottenere una purea di carciofi al frullatore e unire al composto.

Aggiungere gli albumi montati a neve per ultimi, cercando di non smontarli, lavorando dal basso verso l’alto col cucchiaio di legno (come quando si prepara un buon pandispagna).

Scaldare il forno a 180°C e riempire gli stampi fino a 2/3 della loro capienza e infornare per 25′.

Nel frattempo, preparare la salsa su fuoco basso unendo l’amido di mais al brodo vegetale. Togliere dal fuoco e unire il formaggio cremoso, lavorando il composto con un altro cucchiaio di legno. Aggiungere un po’ di origano e amalgamare bene.

Sfornare i soufflets e servirli caldi con la salsa di accompagnamento e un po’ di origano sbriciolato per decorare.

Con questa ricetta

partecipo alla sfida n.37

del MTC di Marzo


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STRUDEL INTRECCIATO DI MELE, FICHI MANDORLATI E ZUCCHERO DEL PERU’ SU CREMA CHANTILLY.

Gli spagnoli che, per primi, hanno scoperto e utilizzato le numerose strade degli inca, non hanno esitato a paragonarle a quelle che costituivano il vanto dell’antica Roma. [da Wikipedia]

Oggi, probabilmente su quelle stesse strade sono trasportati i prodotti del Perù, prima di salpare alla volta dell’Europa, il Vecchio Continente. Questa strada ha percorso lo zucchero integrale di canna  che ho scelto per dolcificare il mio strudel intrecciato. Normalmente ci si aspetta che uno zucchero di canna sia più granuloso, e si sciolga con più difficoltà. Questo zucchero invece, che proviene da agricoltura biologica ed è un prodotto organico, sembra più una polvere dal colore e profumo molto intensi, quanto può esserlo quella melodia che nel lontano 1986 fece da colonna sonora a Mission … la ricordate?

Questo zucchero insomma interroga tutti i 5 sensi, anche l’udito. Mio papà ha sempre usato lo zucchero di canna nella sua pochissima esperienza di cucina, tanto che ha sempre cercato di propinarcelo in svariate occasioni. Oggi ve ne parlo perché è il suo compleanno e stasera festeggeremo anche con il mio Strudel. Il ripieno contiene anche mele e fichi secchi mandorlati, tipici della nostra tradizione salentina. Legano molto bene con questo zucchero, un prodotto “senza frontiere”, per chi conosce la storia dell’Azienda che lo produce e che porta il nome di uno dei più famosi nativi d’America, Alce Nero. No. Questo NON è un post pubblicizzato, ma “dare a Cesare quel che è di Cesare” mi sembrava il minimo. E spero che Patty di Andante congusto gradirà!

Stavolta, però, la sfoglia non è arrotolata, mi spiace non aver rispettato il suggerimento di Mari, bensì intrecciata,una variante, credo, danese. Ma quanti Paesi ci sono in questo dolce? Vabbè….non lo vogliamo sapere.

Mantiene però la sua essenza “sglutinata”, quello sì!

Ingredienti per 4 persone:

125 g mix di farina NutriSì

½ bicchiere di acqua tiepida

1 cucchiaino di aceto di mele

chiodi di garofano (solo per riposare)

burro fuso

mele renette q.b.

fichi secchi mandorlati del Salento

zucchero integrale di canna biologico del Perù

Per la crema chantilly:

1 tuorlo

zucchiero bianco a velo

100 ml latte freddo

1 cucchiaio di amido di mais

panna montata

Procedimento

Disporre la farina a fontana su una spianatoia, versare l’acqua tiepida in cui si è diluito dell’aceto di mele e lavorare l’impasto senza glutine pochi minuti (aiutarsi con della farina di riso verso la fine, per ottenere una sfera liscia e asciutta). Disporre sulla sfera infarinata i chiodi di garofano a raggiera e mettere a risposo in un canovaccio di cotone, che servirà successivamente. Pulire e affettare le mele ( può bastarne una), zuccherare e mettere da parte. Affettare i fichi secchi mandorlati (almeno cinque).

Con un matterello iniziare a lavorare la sfoglia, dopo aver tolto tutti i chiodi di garofano che l’avranno profumata nel frattempo. Purtroppo inizierà a spezzarsi al centro, ma procedere re impastando al momento, se necessario. Spennellare con burro fuso e, prima di disporre il ripieno, procedere al ritaglio di fascette laterali (su entrambi i lati, vedi tra le foto) e farcire solo nella parte centrale rimasta senza tagli. Assicurare le estremità, che vanno richiuse per prime, e procedere a treccia. Cuocere a 180°C per 20 minuti, anche a forno ventilato.

Crema chantilly per servire.

In un pentolino a fuoco basso versare un tuorlo con dello zucchero a velo setacciato. Mescolare con un cucchiaio di legno e poi versare il latte, continuando a mescolare. Unire l’amido di mais. Senza far addensare troppo, togliere dal fuoco e aspettare che la crema pasticciera si raffreddi. Non aromatizzare. Montare della panna per dolci e unire alla crema pasticcera, unendo delicatamente senza smontare del tutto la panna.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 36

del MTC di Febbraio

Con questa ricetta partecipo anche al Contest di Patty

E’ Senza? E’ Buono!

Pasticceria naturale:sana ma golosa


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Spezzatino di vitello al cacao e Angostura…Lo spirito è pronto, ma la carne è debole!

Si torna pian pianino alla normalità, a quella liturgia del quotidiano, fatta di orari e tempi più o meno frenetici ma che conosciamo bene, che rientrano nell’idea che, crescendo, ci siamo fatta di quel che si dice “un giorno normale”. Eppure ogni giorno è, insieme, una incognita e un dono, da scartare con cura, come fosse l’ultimo cioccolatino nella scatola…da ascoltare col cuore come la parola nuova del nostro bimbo, o perchè no, prezioso quanto quel pullover vecchio che mai butteremmo, o emozionante al pari di una piccola scoperta e saziante come può esserlo una nuova sfida…

Quanto c’è di normale in tutto questo? Forse proprio nulla …e prima che qualcuno si annoi, vi spiego subito la ragione di questo nuovo post…ovvero la sfida n.35 del MTC! Aspettavo con ansia questo appuntamento, visto che a novembre son rimasta con l’amaro in bocca per averlo appreso last minute.
Si torna, insomma, alla normalità anche di una ricetta, lo spezzatino, che per la verità frequenta poco la mia cucina…da quando non vivo più a casa di mammà, per lo meno.

È giunto perciò il momento di cimentarmi con questo secondo piatto di Chiara e Marta, le sorelle vincitrici della sfida precedente, che ringrazio davvero per l’originalità della proposta e per avermi dato occasione di rendere speciale un “giorno normale”.

Ingredienti per lo spezzatino:

350 g di vitello a tocchetti

50 g di vino bianco secco

1 cucchiaio di Angostura

farina qb *

cacao amaro in polvere qb

1 arancia bio

sale qb

olio evo km 0 qb

***

verdurine selvatiche

olive nere sotto sale

***

Acqua aromatizzata per la cottura:

chiodi di garofano

1/2 cipolla bianca

3 foglie di alloro

timo

1 lt di acqua

***

Ingredienti per i panini al sesamo:

250 g di farina*

1 cucchiaio di grano saraceno

12,5 g di lievito di birra

200 g acqua 37°C

6 g di sale

semi di sesamo q.b.

 Lo spirito è pronto, ma la carne è debole…

La preparazione di questo piatto inizia dal macellaio a cui ci affidiamo! Spero che ne abbiate uno di fiducia anche voi…Il taglio che ho scelto io è di “seconda qualità”, reale di bovino, che ho tenuto un po’ in frigo prima di utilizzare.

Procedimento per la cottura della carne:

Tagliare a tocchetti di 3 cm la carne di vitello e lasciarla riposare un quarto d’ora ricoperta dal succo di un’arancia; nel fattempo preparare dell’acqua aromatizzata con alloro, timo, chiodi di garofano e mezza cipolla bianca su fiamma bassissima, lasciando in infusione dieci quindici minuti e poi mettere da parte,tenendo in caldo.

In una pentola (di pyrex, in questo caso) mettere un po’ d’olio extravergine di oliva; togliere la carne dal succo d’arancia e infarinarla con farina (io utilizzo un mix deglutinato a base di amido di mais, di riso e tapioca) e un cucchiaio di cacao in polvere.

La carne infarinata va messa in pentola con l’olio già tiepido e bagnata col vino bianco e l’amaro Angostura; una volta fatto evaporare, iniziate ad aggiungere l’acqua aromatizzata preparata in precedenza a poco a poco con un piccolo mestolo, a fuoco molto lento. Salare a metà cottura con poco sale fino, non più di 3,5 g.

Dopo 80 minuti la cottura potrebbe essere sufficiente.

Si ottiene uno spezzatino molto cremoso, che non necessita di accompagnarsi a salsine varie.

Procedimento per le verdurine:

Pulire e lavare bene le verdurine selvatiche (la parte più divertente in realtà è la raccolta); sbollentarle in acqua salata e passarle in olio e cipolla in una padella antiaderente, aggiungendo le olive nere. Non occorre molta cottura; talvolta non è necessario neppure sbollentarle.

Procedimento per i panini:

Preparare un impasto piuttosto molle, mescolando le due farine sulla spianatoia e procedendo a formare la classica fontana. A parte far sciogliere il lievito di birra in parte dell’acqua calda indicata. Versare sulla farina,aggiungere il sale e lavorare già dando forma di una pallina da golf ai panini.

Riporli su una teglia già rivestita con carta da forno e distanziarli sufficientemente, perché dovranno lievitare almeno due ore. Una volta trascorso il tempo di lievitazione, cospargere le sommità con i semini di sesamo e infornare a 220 °C per venti minuti a forno già caldo.

Con questa ricetta

“ORMAI FUORI CONCORSO”

partecipo alla sfida n.35

del MTC!


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Una Terra di Santi, un ingrediente prezioso e il mio primo MTC ….

Gli avvenimenti spesso si mescolano come gli ingredienti di ricette più o meno note … ma non posso farci nulla se decido sempre all’ultimo momento di partecipare  … come questa cosa seria del MTC e la sfida di Novembre che in realtà è la n. 34 … per me è la prima.

L’impressione è sempre la stessa, sentirsi una bambina tra giganti (giganti buoni s’intende, ma pur sempre troppo troppo più bravi di me)…

Consegna entro il 28 Novembre, appunto e se non mi do una mossa … arriva Natale.

Anzi, arrivano prima gli “ospiti” speciali, freschi freschi di Canonizzazione.

Una Premessa

Questo piccolo paesino del Salento dove vivo, appartiene a quella Terra d’Otranto dove cinque secoli fa arrivarono i Turchi (da cui il detto “Mamma, arrivano i Turchi”… che contestualizzando, spero non si offenderà nessuno)… e fu così che il  loro Pascià, dopo attenta interrogazione, diede ordine di passare a fil di spada chiunque avesse rifiutato la conversione.

Furono così decapitati in 813, tutti di sesso maschile e sopra i 15 anni, per la precisione.

Esistono documenti e resti ossei, ovvero reliquie, a testimonianza del fatto e dopo cinque secoli la Chiesa Cattolica ha riconosciuto il sacrificio di questi uomini, che avrebbero tranquillamente potuto salvar la pelle accontentando il Pascià. Ma a quale prezzo? Rinnegando la propria Fede. Dal 12 Maggio 2013 sono Santi, per chi crede.

Per chi non crede, rimane un fatto di cronaca nera dell’epoca.

Ad ogni modo, l’urna con le Reliquie è in visita per tutta la Diocesi (territorio di comunità che fanno riferimento alla Curia di Otranto) e il 28 Novembre passerà di qua e rimarrà tre giorni … beh, non vi nascondo che c’è aria di Festa, un Natale anticipato …

Immagine

…questa è Otranto oggi…Porta d’Oriente

Castagne & Salento

Sacro e profano, ogni tanto si incontrano anche nei  post di food … perché adesso è arrivato il momento di tirar fuori la ricetta … anche se le castagne qui nel Salento non si trovano, siamo appena a 100 mt sul livello del mare… credo che ne occorrano almeno 700 per i castagni, ma proprio per questo motivo sono nella nostra cucina tradizionale un ingrediente prezioso, difficilmente reperibile perché non lo abbiamo nell’orto e in passato erano molto utilizzate grazie al baratto … quanti artigiani partivano dal Salento con i loro manufatti e tornavano dalla Calabria o dalla Basilicata con i sacchetti di castagne…. Ma, in particolare l’attenzione vorrei puntarla su quelle essiccate e che ormai si trovano solo sui banchetti delle feste di paese e sono chiamate in dialetto “pastiddhe”.

La Ricetta che segue e la foto delle “pastiddhe” sono liberamente tratte

dal sito della Fondazione Terra d’Otranto

Per preparare la minestra di pastiddhre, mettetle a bagno almeno per una notte, dopodiché mondatele dai residui di “pellicina rossa” rimasti attaccati, e ponetele sul fuoco in una pignatta con sola acqua. Quando giungono ad ebollizione fate imbiondire in una padellina della cipolla tritata finemente in olio extravergine di oliva, in ragione di mezzo bicchiere d’olio per ogni chilo di castagne; quindi versate il soffritto ottenuto nella pignatta, aggiungete una manciatina di prezzemolo tritato, aggiustate di sale e lasciate insaporire a fuoco lento aggiungendo se necessario acqua calda, e comunque fino a quando, schiacciandole con una forchetta, cedono sfarinandosi. Servitele ben calde. (Contributo di M. Vaglio)

Così partecipo alla sfida n. 34 del MTChallenge di Novembre

“LE CASTAGNE”