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Jansson’s temptation per la nuova edizione dello Starbook Redone e qualche consiglio di lettura

A detta dell’autore di Salt is essential, questo piatto, dal nome svedese, ne ricorda uno francese, il gratin del Delfinato, con la differenza che qui trovate le acciughe! (beh….i “delfini” non si mangiano). L’ingrediente prevalente è comunque rappresentato dalle patate.

E’ un piatto ideale per le prime serate autunnali che si preannunciano in questi giorni e lo scelgo per la ripresa del Redone 2020 .

Invece sull’identità del nome Jansson la ricerca è aperta. Volete partecipare anche voi? Sembra quasi di sentire don Abbondio chiedersi innocentemente “Carneade, chi è costui?” -è vero, si tratta solo di un nome dato ad una ricetta a base di patate, ma ricordo che anni fa, io stessa suscitai scalpore chiamando una torta al vino (e miele) la “torta di Dalila“, e meno male che ne avevo suggerito le motivazioni…

Il nome, dicevo, è importante. Lo è anche nei romanzi. In alcune interviste, raccolte nel volume “Per scrivere bene imparate a nuotare“, Giuseppe Pontiggia parla spesso dei nomi attribuiti dagli scrittori ai personaggi dei loro romanzi e di alcune scelte ben riuscite e di altre che si sono rivelate più fallimentari. Un esempio per tutti lo prende in prestito dall’Ulisse di Joyce: si tratta di Buck Mulligan, un nome ed un cognome che <<ha una sua forza elementare -sostiene Pontiggia- una sua semplicità potente, che non solo accettiamo senza resistenza, ma che si imprime nella memoria.>>

E il vostro nome è mai comparso in un romanzo? Il mio in più di uno, a cominciare da Delitto e Castigo, che avrete letto tutti. Ma la sorpresa è stata ritrovarlo in uno dei cinque monologhi inseriti nel recente racconto di un giovane autore salentino, Mauro Bortone, dal titolo I Sinistri, edizioni Augh!consigliatissimo. Potreste trovarci anche il vostro di nome, insieme al vostro lato sinistro, ma questa è un’altra storia.

Jansson’s Temptation

da Salt is Essential

di Shaun Hill

1,2 kg di patate pulite e tagliate a fiammifero

1 cipolla

12 filetti di acciughe

400 ml di latte ( o brodo) caldo

1 litro di double cream (panna molto grassa)

  1. Preriscaldate il forno a 180°C
  2. Condite le patate, poi mescolatele in una ciotola con la cipolla e le acciughe. Versatele dentro una pirofila da forno e ricopritele con il latte (o del brodo) caldo, insieme alla panna.
  3. Ricoprite con un foglio di alluminio e fate cuocere circa 1 ora e 1/2
  4. Rimuovete il foglio, infornate nuovamente e continuate a cuocere fino ad ottenere la croccantezza
  5. Lasciate riposare 10 minuti prima di servire.

Note mie

C’è ben poco da eccepire quando la firma è di Shaun Hill. Voi sapete che questo libro lo amo, ho vinto anche uno Starbook Redone con una sua ricetta, e questo dimostra solo che quando Shaun entra in cucina con te, sarà un successo.

Nello specifico, non avevo mai preparato nulla del genere, per quanto, alla fine, semplice ma di sostanza, come le cose che piacciono a me.

Le acciughe qui sono l’elemento salino da calibrare bene. Nell’introduzione alla ricetta originale vengono suggerite le silvery, o meglio ancora le spagnole. Forse più che indicarne il numero ne avrei indicato il peso, ma penso che si riferisca ad un packaging particolare diffuso nei paesi anglosassoni, tipo confezione da dodici. Le patate sono quelle belle grandi, che si conservano a lungo. Io ho utilizzato varietà Nicola, pasta gialla.

La ricetta è ovviamente

P R O M O S S A